e questi chessò?
E questa roba strana, vi chiederete, cosa sarà mai?
Bè vi presento ufficialmente i signori Testaroli.
Insomma dovevo fare una cosa un po’ strana per inaugurare la casa nuova di zecca per il mio blog in wordpress, e coi lavori ancora in progress, no?
Quindi non avendo molto tenpo per industriarmi in cose sfiziose, ‘ché sto a bisticcià co’ plugin e quant’altro per renderlo ancora più bello, ho optato per una ricetta che in Liguria è amata moltissimo.
In realtà questo è un piatto tipico della vicina Lunigiana ed è assai diffuso anche in tutto lo spezzino. É un “reperto” storico che testimonia la originale millenaria usanza di cucinare con alimenti relativamente poveri, ecchè vi devo dì, questa è sempre stata una regione poverrima, non abbiamo kilometrici campi da coltivare quindi industriarsi è d’obbligo, per noi l’arte d’arrangiarsi si tramanda di generazione in generazione.
Per fare i testaroli si prepara una specie di pastella di farina integrale, acqua e sale, che viene cotta in appositi testi di terracotta o ghisa, già caldi. Il risultato finale è una specie di sfoglia spessa più o meno 3mm che all’aspetto appare spugnosa.
Testaroli al pesto
Ingredienti per 6
500 g di farina integrale
½ litro di acqua
sale
per il condimento
pesto alla genovese (ne parlerò in seguito)
Preparare la pastella in una grande ciottola, amalgamando bene la farina con l’acqua e poco sale. Lasciare riposare il composto per almeno un’ora, quindi passatelo al setaccio per eliminare i grumi di farina.
Nel frattempo mettere sul fuoco la base del testo a scaldarsi, appena pronto, versate la pastella tanto da ottenere uno spessore di 3mm, uniformatela scuotendo un po’ il testo, umpugnato dai manici (magari senza bruciacchiarvi le manine), poi coprite col coperchio, e dopo 10 minuti il testarolo è cotto. In genere se ne prepara una discreta quantità , anche perchè ci vuole un sacco per riscaldare i testi, ma anche perchè i testaroli si conservano per un po’ di giorni avvolti in un canovaccio e in frigo, o comunque al fresco.
tagliare in losanghe irregolari “le forme” d’impasto cotto per farle diventare testaroli, come si può notare da una parte si vede proprio il lato cotto e l’altro (quello che nel testo rimane in alto) più bianco.
Una volta tagliati si possono cuocere come fosse una normale pasta fresca, stando attentissimi ai tempi di cottura, io li tiro via quando emergono dal bollore.
esistono delle varianti per quello che riguarda il condimento, come aggiungere una manciata di prezzemolo o maggiorana, in prercentuali che variano a seconda dei gusti. I testaroli si possono condire anche con ragù di carne, selvaggina, salsiccia o con un intingolo di funghi, ma queste acrobazie non hanno nulla a che fare con la tradizione che li vuole rigorosamente al pesto genovese.
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che spettacolo!
anche mia moglie ne va matta.
grazie
grazie Cuoco d’artificio spero di esserti stata utile, siamo qua apposta :))
Buonasera ,complimenti per la sua descrizione.
siamo una azienda della lunigiana che produce il vero testarolo.
provi a cucinare i nostri testaroli senza immergerli in acqua bollente ma semplicemente saltati in padelle con olio , mezzo bicchiere d’acqua pecorino e pepe. saluti
reale buonasera e benvenuti. Grazie per il suggerimento, visto che ne sono ghiotta sperimenterò le nuove indicazioni, poi saprò riferire, grazie!