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Quando Pavese scriveva non c’erano i computer.
Soprattutto non c’era Internet, la chat, ICQ, Skype, Msn e simili. Non poteva lanciare un messaggio nell’etere, attrarre un essere umano lontano, assumerne la vita in un attimo, trasferire la sua, farsi avvolgere dall’empatia verso sconosciuti, eppure, stranamente, la sua è rimasta una voce distinta e indelebile nella mia memoria.
Il tempo e lo spazio hanno un peso, un valore, spesso più importante del bisogno di vita. Il tempo di risposta a volte può essere tutto. Non che la velocità sia il tutto, non è il fine… ma la possibilità e spesso sinonimo di libertà.
Non è vero che volando o navigando non si possa approfondire, che sia tutto solo rappresentazione, a volte abbagliante, altre somigliante ad un compitino da mostrare. Oppure un giochino multimediale dove ci sono obbiettivi da colpire con la propria abilità, che potrebbe diventare perversione, il passo è breve; poi se la bravura consistesse nell’usare tecniche da video-game e l’equazione fosse: più centri uguale a più punti, il gioco rasenterebbe la perfezione.
Baaaaaahhhhhh, ‘nzomma, non sempre è così.
Dietro alle parole ci sono le Persone, sempre e comunque, quelle con la P maiuscolata, le maschere che indossano non sono imperscrutabili. Spesso dietro c’è il vuoto o un troppo pieno che si assomigliano e feriscono nello stesso modo.
Altre volte invece arriva forte e invadente la vita, quella vera, quella che si sente, quella che corre veloce, quella che ci misura, che ci avvolge e ci coinvolge, a tratti ci turba…. annulla i proponimenti e l’otre è obbligato. Io sono anche questo, ora so che devo accettarlo. Sono trasgressione e pensiero allo stato puro, libertà e dramma, desiderio e paura, fantasia ed entusiasmo, cammino senza curarmi del passo altrui… a volte correndo, e con ciò, perdendo ogni volta qualcosa pure di me. Anche lo stesso passo è importante, adesso lo so, e guardando attorno al sentiero… guardo il cielo oltre gli alberi…e cerco un percorso che mi porti alle foglie che amo, come tanti… prima di me.Secondo me sto popò di riflessioni mi sono venute coi sensi di colpa per lo strafogamento della cena trasgressiva, a base di fritto a gogò che mi sono concessa (una volta ogni tot lo faccio, why not?), cose semplici, nulla de che, porcini impanati e fritti e patatine. Però dulcis in fundo mi sono concessa un macro dolce.
Essì, questi sono segnali incontrovertibili, ho proprio bisogno di coccole!
piesse
non penserete mica che ci sia bisogno di spiegare come friggere un paio di porcini colle patatine, eh!
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Tag: schiamazzi grafomani
Scritto da fiordisale sabato, 13 ottobre, 2007
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