Sensibili alle foglie
Deve essere il periodo, non c’è altra spiegazione. Come diceva un librino d’altri tempi ci sono istanti nella vita in cui si è maggiormente sensibili alle foglie.
Perchè mai e poi mai avrei pensato di soffermarmi su di una pubblicità, mai e poi mai avrei aspettato e sperato che andasse in onda, mai e poi mai avrei pensato di amarla e di ringraziare mentalmente i suoi creatori.
Sto parlando dello spot pubblicitario della nuova 500, pubblicità che tra le altre cose ha ricevuto la Menzione Speciale del Premio Aretê, la rassegna annuale promossa da Pentapolis, Anima e Legambiente. Arrivato alla IV edizione, il concorso attribuisce riconoscimenti ad aziende, enti e istituzioni che si siano distinte per un’attività di “comunicazione responsabile”, nel rispetto dei valori della correttezza, della trasparenza e della sostenibilità.
La cerimonia si è svolta il 5 novembre alla Camera dei Deputati, e tra Menzioni Speciali c’era, appunto, anche lo spot di lancio della nuova Fiat 500, al quale è stato assegnata la Menzione Speciale con questa motivazione: “per la straordinaria portata emozionale di un filmato che richiama i più alti valori civili, in uno spot coinvolgente che intreccia la storia dell’azienda a quella del nostro Paese”.
Per il lancio della nuova 500, Fiat Automobiles ha scelto un filmato TV di grande fascino e di forte impatto emotivo che abbandona il tradizionale linguaggio commerciale per assumere un registro istituzionale, in novanta secondi e con differenti montaggi che sono andati in onda alternativamente, il cortometraggio ripercorre la storia italiana degli ultimi cinquanta anni: dalla nascita della Repubblica ai giorni nostri. Quando andò in onda la prima volta, il 4 luglio, non ci si poteva credere, un messaggio promozionale che non conteneva un solo riferimento al prodotto che avrebbe dovuto pubblicizzare, era sconvolgente. Sconvolgente per l’impatto e per la forza e per il messaggio di sicurezza (del prodotto) implicito. Il filmato non propone una visione edulcorata, ma anzi ha l’intenzione precisa e sorprendente di raccontare la storia per quello che è stata, anche quando ha comportato dolore e tragedia. Un viaggio reso ancora più avvincente perché raccontato attraverso lo sguardo di un bambino. E non lo sguardo di un bambino qualunque, ma quello del fanciullo più celebre nella storia del cinema italiano: Totò Cascio. Infatti a questo scopo, e per la prima volta in Italia, è stato concesso l’utilizzo di alcune sequenze del film “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore, con Philippe Noiret, nelle vesti di proiezionista di quella magica sala cinematografica.
Nel cortometraggio si susseguono alcune delle immagini che sono entrate nell’immaginario collettivo del nostro Paese: dal sorriso tra i magistrati Borsellino e Falcone, vittime di mafia, all’affettuoso abbraccio di Papa Giovanni Paolo II, dalla gioia di Margherita Granbassi, Campionessa del Mondo di scherma a Torino 2006, al saluto del presidente della Repubblica, Sandro Pertini, in occasione della finale del Mondiale di calcio 1982.
Le immagini sono accompagnate da un testo che, come ho già detto, non fa nessuna concessione all’oggetto automobile. Un testo volutamente di un certo peso, che coinvolge e crea attenzione, che racconta un modo di leggere la storia e immaginare il futuro. Un testo interpretato in modo magistrale da Ricky Tognazzi e che si chiude con quello che, di fatto, è il naturale messaggio conclusivo di tutta la campagna: la “nuova Fiat” appartiene a tutti noi. Immagini e testo sono a loro volta accompagnati da un brano composto ed eseguito al pianoforte da Giovanni Allevi, uno dei pochi astri italiani nel panorama musicale internazionale. L’ho già detto? No? Vabbè lo dico adesso, Giovanni Allevi io lo amo proprio.
A ben vedere questo breve filmato è stata una piccola rivoluzione e, ad oggi, costituisce di per sé un evento unico. Nessuno prima d’ora, infatti, aveva mai portato la cronaca sociale, di costume e politica di un Paese così in primo piano: è una scelta molto forte, importante e carica di valori simbolici, perchè le immagini delle stragi si accavallano, fino a fondersi, con momenti belli di questo Paese, il tutto sottolineato dai gioiosi passaggi al pianoforte di Allevi. E forse è questo il vero messaggio subliminale, forse sono io che eccedo in ottimismo, come sempre, ma per me è un messaggio ambiziosissimo di fiducia nel futuro.
Ciò che rende ancora più sorprendente questo spot è il testo che lo accompagna, interpretato in maniera magistrale da Ricky Tognazzi:
“La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo.
Il nostro tempo.
Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze.
Sono queste che poi vanno a definirci.
Alcune sono più importanti di altre, perché formano il nostro carattere.
Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
La differenza tra il bene e il male.
Cosa essere e cosa non essere.
Ci insegnano chi vogliamo diventare.
In tutto questo, alcune persone e alcune cose si legano a noi in un modo spontaneo e inestricabile.
Ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci.
Ci legittimano nell’essere autentici e veri.
E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve.
E allora, appartengono a tutti noi e a nessuno.
La nuova Fiat appartiene a tutti noi”.
Perchè parlo di tutto questo vi chiederete, bè forse perchè gli echi delle proteste ed i cori di dissenso che seguirono la messa in onda di questo spot, con l’accusa di commercializzare le stragi al soldo degli Agnelli, oggi si ripetono. Proprio oggi che c’è stato questo riconoscimento, perchè le persone sempre più spesso non sanno scindere i messaggi (pubblicitari o meno) prendendo da essi l’eventuale buono, perchè sinceramente a me non era mai capitato di commuovermi davanti ad uno spot pubblicitario, ritrovandomi con la stessa identica espressione del piccolo Totò Cascio, mentre guarda rapito lo scorrere delle immagini, che forse, negli autori dello spot, vorrebbe essere lo scorrere della vita, chissà.
Perchè niente è mai come sembra. Ed io mi sono sentita in dovere di difendere un bello spot, che è comunque un’operazione commerciale, chi lo nega, ma almeno per una volta tanto ci hanno evitato lo scempio visivo di veline seminude sdraiate sui cofani, e francamente basterebbe questo per essere soddisfatti, invece non si sono limitati a questo, perché in cambio ci hanno restituito un grumo di emozioni sul filo della memoria collettiva; ecco, è questo il punto.
Oppure per tutte queste cose insieme.
No related posts.
altri post simili:
Stampa questo articolo





























