FilastЯocca
[immagine presa dalla rete]
C’era una volta un bambino… come? Il c’era una volta è obsoleto? Devo modernizzarmi? Va bene ci riprovo. In Olanda c’era un bambino che viveva con i suoi genitori… come? Non si può dire che viveva ancora con i suoi genitori altrimenti si viene tacciati di incentivare la cattiva abitudine dei nostri giovani a croggiolarsi nella bamboccinaggine? Vabbè ci ritento. Ci stava un bambino ebreo in Olanda… come? Ennò eh! questo non è alimentare l’immigrazione dai! Insomma ma sta filastrocca di Jona la vogliamo raccontare si o no?
Vabbé io ricomincio, Jona era un bambino bellissimo che viveva felice con i suoi genitori un’infanzia allegra e spensierata; però bisogna anche dire ch’era un bambino assai sfigato, perchè anzichè essere nato in germania da genitori ariani, belli alti biondi, gli era toccato nascere in olanda da due ebrei e come se non bastasse, erano pure gracilini. Capite bene che co’ ste pemesse ‘sto ragazzino non è che sia partito proprio col piede giusto nella vita eh! Però lo sappiamo come so’ fatti gli ebrei, quelli so’ cape toste, vanno avanti con la loro vita anche col nemico alla porta, apposta poi ci fanno i muro, ma questa è un’altra vicenda che racconterò un’altra sera. Questa storia fa persino scoprire che la curiosa usanza di licenziare gli ebrei mica vero che ce l’aveva solo l’Italia, perchè il papà di Jona, oltre ad essere sfigatello, gracilino ed ebreo, si ritrovò pure licenziato. Ma anche così si dava da fare da mattina a sera, quando si dice sfrigulià la storia, eh! Era arrivato a far andare il ciclostile, quella che adesso sarebbe la fotocopiatrice, con la bicicletta! Ora provateci un po’ voi domani mattina a fare dieci-fotocopie-dieci attaccando la fotocopiatrice alla cyclette, manco fosse stato con le maniglie dell’amore da buttar giù. Quello era matto, ma proprio matto, non si voleva proprio arrendere al fatto che lui e la sua famiglia erano davvero cattivi, ancora non sappiamo il pechè, ma erano cattivi. Oltrettutto era pure una famiglia ospitale e cortese, fu così che un giorno suonarono alla sua porta dei signori, alti, belli, biondi e teteski, e dissero a tutti loro che la pacchia era finita. Li portarono in un posto che Jona mica lo capiva bene di che albergo si trattasse, perché c’erano regole un po’ strane, ad esempio non gli davano da mangiare le merendine e così lui si annoiava ed andava in giro a sbirciare, un po’ per curiosità ammettiamolo, ma un po’ per vedere se a qualche tetesko gli fosse caduto un pezzo di pane. Come sto andando, il linguaggio non è più da c’era una volta no? ah non devo spezzare la suspence? Vabbene, allora vado avanti. Nel suo girovagare Jona s’imbattè anche in certi posti un po’ puzzolenti: da una parte entravano gruppi di persone vestite, poi uscivano ed andavano in questi scatoloni puzzosissimi, Jona mica lo capiva perchè ci andavano nudi e più di una volta fu tentato di andarglielo a chiedere perchè sua mamma gli aveva detto che non sta bene andare in giro svestiti. Jona ne ha viste di quelle che proprio non ci si poteva credere, e dentro di lui si diceva “quando torno nella mia classe gliele racconto tutte a quelli lì, che sono rimasti in classe anzichè venire in questo residence con me!”. Però poi Jona è diventato un bambino grande, un mezzo scienziato, si vede che erano tutte fandomie quelle che si dicevano in giro sui tedeschi, vero?
Jona che visse nella balena, è l’autobiografia Anni d’infanzia. Un bambino nei lager di Jona Oberski, credo che sia stato il film ispiratore dell’oscar di Benigni, con La vita è bella e secondo me è un film bellissimo, adatto alla giornata della memoria.
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anche io dovrei fare un post.
ma se penso a jona che torna a casa e gli sembra di vedere il padre alla macchina da scrivere..mi metto a piangere.
non so perchè ma da quando ho la prole non riesco più a guardare nessun film di questo genere, nemmeno a pensarci.
però ho le parole nel cuore.
grazie fiordisale.
ci hai pensato tu, non mi sento esonerata però…
Anche io da quando sono mamma non riesco più a guardare film o leggere libri in cui ci siano bambini, bambini a cui succedono cose brutte o anche solo spiacevoli, anche piccole ma comunque al di fuori della loro portata. Mi chiedo: e se quel bambino fosse Tobia? Eppure, in certe situazioni davvero disperate, forse è proprio il loro essere bambini (con la percezione delle cose che i bambini hanno, così distante da quella dei grandi) a proteggerli in qualche modo, ad aiutarli a sopravvivere e a cercare una spiegazione nel momento in cui sono grandi e possono finalmente capire.
non so se ha ispirato benigni ma il film di faenza era bellissimo e struggente,
anche io ho fatto un post ieri, ma ho preferito usare parole di altri, perchè c’era poco da aggiungere…
Enza e Elisabetta mannò, invece dovete parlarne ai vostri bambini, con la stessa leggerezza de la vita è bella, il modello protettivistico abbiamo già visto che ha fatto dei gran danni, perché in realtà questi bambini si troveranno nelle medie e superiori a confronto con compagni che li tagliano fuori dai discorsi reputandoli immaturi/impreparati, oppure (ed è ancora peggio) è come se ad un certo punto della loro vita, (in genere nell’adolescenza) si trovassero a dover gestire un sacco di cose ignote, compreso quel se stesso che in quel preciso momento sentono estraneo.
Poi vabbè, ciascuno è diverso, ha sensibilità personali e una capacità di interiorizzare tutta propria, io lessi Anna frank attorno agli 8-9 anni, e a 12 anni avevo approfondito tantissimo l’argomento, da allora non ho mai smesso, la storia è la mia materia preferita. Con queste premesse, secondo voi, avrei mai potuto diventare una skinheads? Con mio figlio avevo i vostri stessi timori (lui è più grande dei vostri)però poi mi sono presa di coraggio e gl ho fatto leggere il diario di Anna frank, le lettere dei condannati a morte, i vari film in videoteca, insomma non aveva ancora finito le medie e già aveva una sua idea sulla questione, che poi era il mio obiettivo, oltre a fornirgli strumenti di conoscenza. Secondo me la verità, la realtà non possono fare male, ma possono aiutare a non ripetere gli stessi errori; eppoi sti film, sia di Faenza che di Benigni, sono racconti attraverso gli occhi di un bambino, con la sua ingenuità, è attraversare l’inferno a cavallo di una scopa fatata. Dovrebbero essere adattissimi alla visione, al limite aspettatevi di essere sommerse di domande. Chissà, potreste trovarvi di fronte al futuro statista di questo paese, oppure ad uno storico. chi può dirlo?
uffa, di nuovo na pappardella, grrr
Stella secondo me un po’ si, nell’attraversare la guerra attraverso gli occhi di Jona, per esempio. Benigni aveva la partecipazione anche della figura paterna, che è rimasta praticamente fino alla fine, e alla volontà di questo padre di convertire tutto in gioco, mentre in Jona no. Una volta anni fa ascoltai un’intervista a Jona e ne rimasi completamente rapita, ti rendi conto, c’è gente che dopo un incidentino al posteggio va in paranoia fino ad andare in analisi, e sto bambino gli hanno smembrato la vita, la famiglia, il futuro ed è diventato uno scienziato, cioè uno che riesce a staccarsi adlle miserie della terra, lasciandosi le miserie umane alle spalle per guardare avanti. Io credo che ci sono libri che dovrebbero essere inseriti nelle letture scolastiche, perchè uno dei motivi per cui molti ragazzi arrivano ai vent’anni con delle voragini è giust’appunto l’assenza di compartecipazione alle testimonianze.
Tornando al film, hai presente la canzoncina dei bambini in quella classe di fortuna dentro al campo? (credo siano 3 note nese in croce) per anni ho tentato di trovarla in giro perchè è bellissima, ma nisba, ogni tentativo è andato a vuoto. In compenso, ogni volta che penso a jona lo associo all’immagine del padre in bici a stampare e canticchio sta canzoncina. Incredibile come la mente conservi i ricordi.
le telefonate tra me e la mia sara di 4 anni.
ciao amore
mamma che fai? sono al lavoro sto salvando un paziente
e che si è rotto?
il polmone, cara…
no hai ragione lo farò, anche se costa una gran fatica ma adesso sono ancora piccole, fortunatamente ho ancora un pò di tempo
Enza il polmone? e che ci fai ai polmoni della gente? oh, mi raccomando statti attenta coi miei, che ne ho bisogno ancora per un po’
Forse non mi sono espressa bene.. ai miei figli ne parlo, perché i miei genitori hanno fatto lo stesso con me. Quand’ero bambina in casa se ne parlava eccome, non solo dell’Olocausto ma di tutte le altre tragedie che hanno imperversato nello scorso secolo. Quando abitavo in Piemonte andavamo ad aiutare le famiglie dei desaparecidos sudamericani espatriate. Famiglie di attivisti sindacali, esattamente come la nostra.
E’ solo che non riesco a rapportarmi in maniera distaccata con letteratura e cinematografia in cui si parli di bambini sfortunati, è che sono terribilmente emotiva.
Elisabetta e secondo te non si vede? cioè, voglio dire… ci saranno anche dei motivi perchè mi piaci no? a me le macchine, gli insensibili, i cinici mica m’attizzano.
adesso però, se sei pronta, a seguirmi, ti spiego come fare i collegamenti alle immagini da gloogle.
dopo aver inserito l’immagine, cioè dopo aver cliccato su “completato” vai in altro, nella barra menù, e vedrai che a finco a quella specie di T con i quadratini colorati, c’è una specie di graffetta. seleziona l’immagine e clicca la graffetta. si dovrebbe attivare una finestrella, in cui ti si chiederà di inserire il percorso che vuoi indicare . Ad esempio sull’immagine del tuo nuovo post, inserisci “www.mondocibo.it” (senza virgolette!).
sulla barra laterale invece ti ho lasciato un messaggio da te.
baci e stasera provo a vedere se ce l’hai fatta
Cioè, se non ho capito male, funziona come quando linko nomi, siti ecc? Tutto qua? adesso provo (se riesco prima a cacciare a letto Francesco!).
si mia cara, il concetto di indirizzamento è sempre quello, a prescindere da ciò che si linka
PS: a proposito di letture infantili impegnative… mi sa che abbiamo letto più o meno le stesse cose alla stessa età.