Eutanasia di un Amore
L’amore a cui alludo, ovviamente, nulla ha a che fare con l’A-more, ma con quel pacchetto d’ideali che nutrì gli animi e le speranze di un’intera generazione, e che vide l’inizio della sua fine. Il 14 ottobre 1980, a Torino, quando una marcia fratricida vide 40.000 colletti bianchi della Fiat contro i loro colleghi delle catene di montaggio che scioperavano da ben 35 giorni per una vertenza che, badate bene, non pretendeva il più pilu per tutti di moda adesso, ma la difesa del posto di lavoro di 15 mila operai. Fu una data decisiva per la storia sociale del nostro Paese perchè sancì il definitivo e irreversibile cambiamento dei rapporti tra le classi sociali, evidenziando le fratture e l’incomunicabilità persino al loro interno, spostando l’ago della bilancia del potere dalla parte dei padroni, un evento che sconvolse le coscienze e decretò l’inesorabile crollo dei sindacati e di conseguenza della classe operaia. A guardare la storia, con gli occhi e il bagaglio di conoscenze di oggi, mi viene quasi da sorridere, perchè diciamocelo, la vicenda aveva un non so ché di grottesco. É un po’ come se Gastone avesse marciato nel cortile di Topolino contro lo sfigato cugino Paperino.
Le vicende di questa paperopoli all’italiana sono riprodotte in signorinaeffe, un film che ho visto da poco e che consiglio a tutti, ma soprattutto a chi nell’ottanta era troppo piccolo o, addirittura, non era manco nato. Perchè tante storture dell’attuale mondo del lavoro, ivi inclusa quella certa cultura dello schiavismo telematico, per non parlare degli striscianti ricatti a scapito delle misure di sicurezza, mi sà che hanno origine proprio dagli accadimenti di quegli anni, che qua vengono reinterpretati, in versione romanzata, attraverso un’impossibile storia d’amore tra una novella Gastone che ama un paperino che ha le caratteristiche di tutti i paperini operai di allora, con un dizionario limitatissimo, un lessico essenziale e l’aggressività propria di coloro che sono consci della loro debolezza. Sono contenta che si sia tornati alla rappresentazione della storia del nostro paese, in effetti era un po’ che i temi sociali latitavano dal grande schermo. Signorinaeffe non è (solo) la storia di due persone con obiettivi di vita diversissimi che intersecano le loro vite nella aggrovigliata vicenda storico-sindacale d’Italia, in un momento drammatico, non solo. É anche un punto di vista interessante delle fratture, che allora parevano insanabili, all’interno del mondo del lavoro. É la scarsa lungimiranza degli uni contro la spaventata ottusità degli altri. Chissà quando è stato che quei 40 mila hanno capito di essere stati imbrogliati, chissà quando hanno capito di aver marciato dritto-dritto verso il precariato. Chissà quando hanno compreso di aver fatto da grimaltello verso una cultura del mondo del lavoro che fino ad allora si era spesa per migliorare la sicurezza e diminuire le abissali differenze sociali. Chissà quando si sono resi conto di aver fatto il gioco del giaguaro, che nel frattempo gonfiava a dismisura i suoi conti esteri. Chissà quando hanno percepito di essere stati la criptonite della classe operaia, decretandone l’inizio della fine.
Vabbè, in attesa di sciogliere questi dubbi gustiamoci quest’altra ricettina ultra light (ma veramente ultra), l’ennesimo esercizio per il meme assai utile all’uscita del cinema.
Rotolini di sarde grigliati
Ingredienti
sardine disiliscate e pulite
porro
aglio
mix di spezie (maggiorana, timo, prezzemolo, erba cipollina, menta, rosmarino, origano)
panegrattato
Disilascate le sarde, lavatele con estrema velocità e poggiatele su carta assorbente lasciandole aperte. Nel frattempo tritate le spezie con l’aglio se ci fate caso non ho messo alcuna dose, perchè tutto è subordinato al numero di sarde per persona che intendete usare. Pulire il porro e tagliarlo dimensionato alla lunghezza delle sarde, sbollentatelo per pochi minuti, si deve solo ammorbidire, e scolatelo, lasciandolo raffreddare su un piano. Distribuire su ciascuna sarda un po’ di spezie, aiutandovi con le dita per farle rimanere aderenti, mettere sopra il porro ed arrotolare. Passare ogni sarda nel pangrattato e passarle alla piastra calda per pochi minuti rivoltandole, aiutatevi con la solita pinza, vi sarà utilissima per non distruggerle prima di esservele pappate. Considerazione namberuan, come avrete notate neanche in questa ricetta ho usato sale e condimenti vari, se non ci fosse l’esigenza di proteggere la delicata polpa delle sarde col pangrattato, le calorie sarebbero davvero scarsissime. Considerazione nambertu, in genere quando sono in fase di impanatura (a prescindere se uso pangrattato, mais, semi di sesamo o altro) non ho bisogno di nulla per far stare assieme l’oggetto da impanare, qua invece ad un certo punto ho dovuto usare gli stuzzicadenti perché mi si smontava tutto.
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Ovviamente hai vinto un premio! :-)
buone le sarde!! E grazie per l’indicazione di questo film, magari ci vado domani!
un abbraccio
Da un certo punto di vista, si stava meglio quando si stava peggio. Almeno a quel tempo la gente a qualcosa pensava sul serio, che si trovasse da una parte o dall’altra (che poi alla fine tutti nella stessa barca erano).
Ho letto il tuo post tutto d’un fiato. Io classe 1981,sono tra quelli non hanno vissuto o osservato questo periodo ma l’ho ascoltato dai racconti di mio padre, che proprio alla Fiat ha regalato la sua vita. E’ stato fortunato, è uno dei colletti bianchi che è rimasto fino all’anno scorso, alla pensione.Io sono fortunata come lui, non sono tra le fila del precariato ma ho ugualmente un pensiero al mio futuro, che non ho proprio idea di come sarà..
Ciao Fiordisale…. sono incappata, svolazzando nella blogsfera, nel tuo rifugio aperto…. Signorinaeffe e’ uno splendido, emozionantissimo film. Io c’ero nell’80, e ricordo i 35 giorni e la marcia dei 40mila della maggioranza silenziosa. E ricordo l’odio verso di loro, e verso quello cui, anche se inconsapevolmente, tutti sapevamo stavamo andando incontro. Poi la mia vita e’ stata ed e’ bella, emozionante e il 1980 e’ rimasto nei miei ricordi di studentessa universitaria alla fine degli studi e alla ricerca di un lavoro gia’ allora complicata!…
Signorina effe racconta pero’ la forza di una donna, tanto coraggiosa da essere libera di vivere un amore incomprensibile, irrazionale…. una donna di oggi direi, forse piu’ di allora (non mi ricordo che fossero/fossimo cosi’!!….)
Grazie per averne parlato!
A presto
Raffaella
[...] veramente pesante, secondo me molto più disgraziata di quanto ci si immagini. Avete presente, si, quello che scrissi riguardo Signorinaeffe? Ecco lo riscriverei uguale, tranne che forse un’ultima postilla, che [...]