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    Quando ero piccola tutte le mie vacanze le trascorrevo in Calabria, terra d’origine dei miei genitori. La scelta di preferire il presidio spartano e apparentemente precario in riva al mare anziché andare ospite da uno degli innumerevoli parenti, credo, fosse stato in qualche modo imposto dalla mamma, temendo, presumo, delle vacanze appesantite dalla stretta invasiva di suoceri e parentame vario. I primi anni, quando i soldi erano meno di niente e la disorganizzazione imperava, andavamo proprio in riva al mare, al limitare della boscaglia, con tutti i servizi organizzati di fortuna. Poi fecero una specie di campeggio, anch’esso spartano, dove l’unico lusso erano appunto i servizi igienici e la possibilità di un’unica centralina elettrica a cui ci si attaccavano lunghissime prolunghe per i piccoli frighi dei villeggianti, comunque in numero assai limitato. Ma le luci no, quelle non le avevamo, e non c’erano nemmeno sulla stradina polverosa che portava al mare, attraversando quell’assieme di tende che ambiva ad assomigliare ai lussuosi campeggi marchigiani.

    In quelle sere, dopo cena, con mia sorella, andavamo fino al bar del villaggio vicino, e in quel breve tratto di strada, camminavo a naso in su, affascinata da quel tappeto che, più che distinguerlo veramente, si intuiva blu di prussia, e in mezzo a tutto quel blu si distinguevano nitidamente tantissime pepite d’oro, che pareva accompagnassero il nostro cammino. Io cercavo di adottarne una, diversa tutte le sere, tentando disperatamente di non scollarle lo sguardo di dosso per verificare la mia teoria, mia sorella si lamentava perchè il mio passo le risultava relativamente rallentato e rischiava di farle ritardare l’incontro con i suoi amici. Ecco se io dovessi scegliere una ed una sola delle cose che rimpiango del mio remoto, è quel tappeto color blu di prussia tempestato da pepite d’oro, che non ho mai più ritrovato in nessuno dei cieli che hanno attraversato la mia vita.
    Tutto questo per dirvi di quanti danni abbia fatto lo spreco energetico, i manifesti luminescenti, il numero eccessivo di lampioni, le lampade ad alto consumo energetico. Non è solo una questione di risparmiare il pianeta, secondo me, ma è proprio un recuperare talune cose preziose che si sono perse strada facendo.
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    Quindi per dare il mio contributo all’iniziativa di Comida per la giornata del m’illumino di meno, ho preparato questa ricettina molto semplice ma buona. Gustosa, ecco.

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    M’ILLUMINO DI MENO 2008
    Giornata Internazionale del Risparmio Energetico

    Buone abitudini per il 15 febbraio (e anche dopo!)
    1. spegnere le luci quando non servono
    2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici
    3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria
    4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola
    5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre
    6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria
    7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne

    8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni
    9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni
    10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.
    E ricordati di spegnere tutte le luci e i dispositivi elettrici non indispensabili venerdì 15 febbraio alle ore 18!

    Pescato aromatizzato all’arancia

    un pezzo di pesce con la polpa e spinato
    1 gamberone e 10 vongole a testa
    aneto, erba cipollina e timo.
    3 arance
    1 lime
    sale, pepe e olio
    Pulire il pesce e tagliarlo a dadolata a pezzetti piccoli, nel frattempo far aprire le vongole, meno di 5 minuti di fornello, e sgusciarne la metà. Portare a bollore un pentolino con l’acqua. Mettere il pesce e le vongole sgusciate a marinare nel succo di 2 arance e del lime, a cui si saranno aggiunti l’aneto, l’erba cipollina e il timo, condire con olio sale e pepe (se lo avete sarebbe perfetto il sale affumicato che esalta questo tipo di preparazioni).
    Sbucciare la terza arancia eliminando tutta la pellicina, tagliarla in dadini ed unirla al pesce. Scolare il succo d’arancia, e mettere il pesce nelle forme ad anello, uno per persona (quindi regolatevi sulla grandezza) porre l’anello su una griglia, quelle che si usano per il vapore (se non l’avete fregatevene ed usate un piatto normale, l’unica accortezza è di scolarne il liquido un paio di volte). Mettete la griglia sulla pentolina che sobbolle e lasciatevela 5-10 minuti. Spiattare, stando attente a non scassare il tutto nel togliere l’anello. Decorare con la buccia d’arancia, le vongole col guscio messe da parte e la rucola.
    Credo che l’unico consumo energetico che ha appesantito questo piatto sia quello del camion carico d’arance partito dalla Sicilia.
    piesse
    Volutamente non ho citato alcun tipo di pesce, perchè è ovvio che in Liguria converrà scegliere un pescato locale che potrebbe essere assai diverso da quello presente in Sicilia o sull’Adriatico. Per venerdì, ma io direi di estendere la scelta anche negli altri giorni dell’anno, cercate di scegliere pescati dei mari più vicini alle vostre cucine, anche questo è un modo produttivo per risparmiare il pianeta.

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    Tag: m'illumino di meno
    Scritto da fiordisale giovedì, 14 febbraio, 2008
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    18 grani di sale to “Nel buio degli anni luce”


      Comida spero di riuscire a postare altro, uffa peccato che tutte le idee mi siano arrivate alla fine, acavallandosi una all’altra. Però le posto lo stesso, mi saranno di promemoria per n’artranno

      Ne vorrei una porzioncina… io amoooooooo il pesce crudo!!!
      Smackkkkkkkkkk

      Quanto mi ricorda i nostri campeggi, dove dovevamo tenere un fuoco acceso sulla spiaggia perchè le barche trovassero la strada per tornare…. e dove quel fuoco non si confondeva con altre luci…
      Quando le impronte che lasciavamo sulla sabbia la domenica, le ritrovavamo (magari sbiadite) la settimana dopo e sulla riva si raccoglievano le conchiglie…. quante conchigle!
      Quanto ha perso la nuova generazione?
      che bello il tuo post
      nasinasi commossi e golosi

      come scrivi tu non scrive nessuno!
      comunque è incredibile…quanta energia anche in un piatto così semplice (anche se d’effetto).
      tenendo conto che i paranzieri se devono lamentarsi del pescato dicono che non ci hanno ripreso nemmeno i soldi della nafta!
      (che per ogni battuta di pesca non è poco!)

      Sere eccicredo che lo ami, ho seguito con vero interesse le tue lezioncine di sushi. oh sei stata davvero brava sai?

      miciapallina anche noi quando ero ragazzina, facevamo il falò sulla spiagga. Quando mio padre ce lo permetteva ci aggregavamo agli altri ragazzi e ci facevamo la grigliata. Non era il cibo, che tra la polvere, la rena in ogni dove (e quella calabra è finissima e fetente)mettici pure che era roba tenuta in fresco un po’ a caso, non è che fosse proprio la cena eccezionale. eppure non c’era niente che mi rendesse più felice, davvero sai?
      un tempo avevo pure io le conchiglie, adesso … non so nemmeno in che casa sono

      La ricetta è perfetta, risparmiosa in tutti i sensi. E fatto così il pesce crudo lo mangerei anch’io (mi piace solo se prima è marinato).

      Vorrei dire delle altre cose, che non c’entrano con il pesce… no, magari te le dico un’altra volta (niente di brutto, eh!).

      Enza mavvà, che sono una scarpara a scrivere, mannaggia.
      sai quando ho aperto al pubblico il blog, mi ero illusa di poter scrivere con una certa calma, mediando le parole, cercando i termini che più si avvicinavano a ciò che rispecchiava il mio pensiero. “Perchè un blog” mi dicevo “mica è una chat, uno ha tutto il tempo” adesso so che non è vero. Gli articoli a volte li scrivo in corsa, sugli autobus. sono rarissimi i momenti in cui posso dire di aver scritto con calma, vaglaindo bene ogni riga. Li scrivo così di getto e di fretta che neanche riesco a vedere gli errori (sintassi, grammatica, battitura, ce n’è per tutti i gusti)poi quando riesco cerco di rileggermi, e mi vergogno come una ladra per aver saltato un congiuntivo o per una delle tante doppie che proprio sta fetente tastiera non mi acchiappa (anche perchè dovrei decidermi a imparare a battere 2 volte anzichè prolungare la battuta) però tant’è continuo a provarci.

      Elisabetta ma sai che fatto con questo finto vapore lo ha mangaito pure la mia amica che odia il crudo? ‘mbo forse ho trovato il modo…

      e perchè non mi parli di queste altre cose? uffa

      Ci saranno altre occasioni, stai sicura!

      enza ora che ci penso, mi hai fatto venire in mente i gamberi di santa margherita ligure che ho visto al mercato sabato… sai quanto ne volevano? 72 euro al kilo. a momenti svengo. Dico ma sono cretini? sta gente non lo ha mica capito che devono abbassare i prezzi, perchè è incomprensibile pagare così tanto. una vera pazzia

      A lume di candela per scoprire un nuovo modo di vedere e vivere il mondo.

      72??? Qui da noi per quei gamberini ci chiedono circa 120 /130 euro al kg… con tutti i buoni pesci che ci sono nel nostro mare,sani ed economici!
      bellissima ricetta e un altro titolo fantastico..
      P.s. le stelle come le racconti tu me le ricordo dalle nostre vacanze a Termoli (quando eravamo bambini) e a Formentera qualche anno fa…
      Buon week cara!

      Gi..pensavo di starti sulle pelotas… non mi hai mai lasciato commenti..non sapevo bazzicassi sul mio blog!!! Da adesso in poi, spero lascerai qualche pinolo qua e la!
      SMACCCCCCCCCCCCCk

      Sandra in un’ottica dove il metalmeccanico di turno guadagna 1200 euro, i 72 euro dei gamberoni diventano un’obiettivo irragiungibile. Senza contare che avendo S.Margherita alle porte, non è giustificato. Bisogna tornare ad un ripensamento sui prezzi

      Sere ma io vengo SEMPRE a spiluccare le tue ricette, ne ho pure fatta qualcuna in passato, adoro la tua vitalità. E’ che hai ragione (o cmq non ricordo)forse non avrò lasciato segni e, nel caso, me ne dolgo e riparerò al più presto, scusami, non sempre riesco a fare tutto quello che vorrei. Perché se c’è una che mi instilla energia vitale quella sei proprio tu!

      Questa era (più o meno, certo) l’idea che avevo in testa pure io per l’iniziativa di Comida. Ma non ce l’ho fatta: nuovi (o, meglio, vecchi) guai mi hanno preceduta.Come dire… siamo daccapo :-(
      Sono contenta che tu abbia preparato questo bel piatto!
      Un bacio

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