Filare, partorire e piangere
Abbiamo bisogno di simboli, questa è la verità, in ogni epoca ce n’è stato uno confezionato su misura. Poi capita d’inciampare in quelli che lo sono diventati per caso e sono stati innalzati al tale ruolo per le debolezze altrui. Così è successo con Dolores Ibarruri, la donna simbolo dell’essere donna al di là delle mode, perché basta leggere uno stralcio di uno qualunque dei suoi discorsi per sentirsi a casa, comprese, hanno quell’impronta di modernità che non ci si aspetterebbe da una donna morta da qualche decennio.
Quindi oggi vorrei regalarvi un piccolo stralcio di un suo discorso, ogni mia parola avrebbe il retrogusto retorico, lei sa dire molto meglio quello che a me non riesce.
“Dalla mia stessa esperienza apprendevo la dura verità del detto popolare: «Madre, che cosa è sposarti? Figlia, filare, partorire e piangere»… Piangere… Piangere sui nostri mali, sulla nostra impotenza… Piangere sui nostri figli innocenti, ai quali soltanto potevamo offrire le nostre carezze inzuppate di lacrime. Piangere per le nostre vite dolorose, senza orizzonti, senza uscita. Pianto amaro, con una maledizione permanente nel cuore e una bestemmia sulle labbra. Bestemmiare una donna, una madre bestemmiare? E che c’è di strano, se la nostra vita era peggiore di quella dei condannati? La prima volta che sentii una bestemmia disperata sulla bocca di una madre, rimasi atterrita. Dopo mi abituai. E a volte… Era orribile, ma orribile era anche la nostra vita. Valeva la pena di viverla? Quando commentavo con le mie amiche e compagne di miseria le nostre angustie, le nostre necessità, la nostra situazione, rispondevano con rassegnata tristezza: «E che possiamo fare?». E io mi ribellavo all’idea che sempre sarebbe stato così e anche peggio. Mi rivoltavo all’idea che eravamo condannate a trascinare sino alla consumazione dei secoli le catene della miseria, della sottomissione, come bestie da soma, a volte consumate a bastonate, calpestate, schiaffeggiate, dall’uomo scelto come compagno della tua vita. Avevo allora ventun anni e la mia piccola Ester tra le braccia.”
(tratto da Memorie di una rivoluzionaria di Dolores Ibarruri)
Per Dolores e tramite lei per tutte le donne ho pensato un classico, ovvero ad una
Bavarese allo Zabaione con riccioli capricciosi
Pan di spagna (io l’ho fatto sul piano del forno, ma potete prenderlo pure confezionato e poi tagliarlo a metà altezza)
• 5 tuorli
• 150 gr. di zucchero
• 15 cucchiai di marsala
• 4 fogli di colla di pesce
• mezzo litro di panna
Mettete a bagno nell’acqua i fogli di colla di pesce.
Lavorate i tuorli con lo zucchero fino a renderli ben spumosi, quindi aggiungete il marsala, mettete il composto sul fuoco a bagnomaria e continuate a mescolare, per cinque minuti, senza far bollire.
Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare.
Mettete i fogli di colla di pesce in un pentolino con un goccio d’acqua fateli sciogliere e aggiungeteli alla crema mescolando bene.
Versate il composto in una terrina e mettetelo in frigorifero fino a quando comincerà a rapprendersi, aggiungete allora la panna montata, mescolando con delicatezza.
Inumidite uno stampo dello stesso diametro che userete per la base dalle pareti scannellate e rovesciatevi il composto.
Mettete in frigorifero per almeno tre ore.
Prima di usarlo immergete per un attimo lo stampo in acqua bollente.
Per montarla ho preparato un pan di spagna nella teglia del forno, mi interessava l’ampiezza più che l’altezza. Una volta raffreddato ho tagliato con una forma dei diametro uguale alla formina dello zabaione (cioè ho usato la stessa per capirci) e con tutti i pezzetti rimasti ho tagliato con una formina tante striscioline.
Ho rovesciato lo zabaione sul pan di spagna e poi (con calma e pazienza) ho fatto aderire le striscioline di pan di spagna alla parete (aiutandomi con una striscia si pellicola)
per i riccioli di cioccolato penso sia inutile la spiegazione..
ho sostituito la pellicola con un nastro, perché avevo paura che mi so staccassero i pezzetti di pan di spagna, e porcamiseriaccia avevo ben 5 nastri rossi ma nessuno giallo, dovrò rifletterci su sta cosa, ho rimesso il dolce in frigo fino al momento di servire
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Bel post commovente e giusto nel ricordare questa donna in questo giorno: sono con te.
Il tuo dolce, delizioso e delicato non é da meno. Brava. Con Affetto
Complimenti per l’articolo. Molto bello! Un beso
Bravissima, questa torta è meravigliosa!!!
Grazie per aver postato lo stralcio di discorso di questa donna eccezionale, molto commovente.
Auguri cara :*
Gi, sai cosa dico ai miei congiunti (maschi) quando mi fanno incavolare? che dovrebbero vivere da donne per 6 mesi (sarebbero sufficienti) nella loro vita (magari con un parto di mezzo). Anche se i tempi sono cambiati, rispetto a quelli delle mie nonne.
Bellissimo questo stralcio di Dolores Ibarruri.
Emblematico e intenso… brava!
Ciao fiordisale, ho postato la mia ricetta gialla: una Torta mimosa.
Bacioni
Hai trovato il sentimento giusto per celebrare la nostra festa, grazie, Elga
GrazieMariluna non ero sicura di far capire il messaggio, tu mi conforti
campodifragole grazie :)
Adrenalina a farlo sto dolce è più semplice che spiegarlo.
ah ho comprato il nastro giallo, se non lo perdo, lo buono per nartranno! :)
Valeria sono contenta che sia piaciuto pure a te. io amo questa donna!
cannelle vado a vedere, ma mi hai mandat la mail?
Elgagrazie a te!
Elisabetta mmm sai che io non litigavo mai coi miei maschi di casa?
però ogni tanto facevo sciopero, ma mica di quelli ridicoli, i miei duravano! Una volta ho fatto mangiare al mio ex prosciutto&melone per mesi. se ci penso mi scappa ancora da ridere, però sai sono quelle cose che a 20 anni sembrano vitali!
ciao,
la festa della donna mi mette in imbarazzo, come le quote rosa e altre situazione dove le donne diventano una categoria. Quello che so con sicurezza è che ancora oggi non è facile e nel mio caso per fortuna le difficoltà non sono nella famiglia, ma nel lavoro.
Allora provo ad immaginare un’azienda diversa, dove le donne possono avere figli senza il timore di trovarsi “sfrattate” dal proprio ruolo al loro rientro, dove la flessibilità consente di inserire il lavoro nella vita familiare e viceversa, dove la ragione, l’organizzazione e i risultati vanno a braccetto con la comprensione, lo scambio di idee e la sincerità.
Questo è il mio modo di festeggiare le donne, curando un progetto che spero prima o poi di realizzare.
Complimenti per la ricetta !!! Ciao Lisa
Silvia scusa dove hai letto la parola Festa associata a donna in questo blog?
credo che ti siano sfuggite parecchie cose, e siccome l’ora è tarda, ti suggerirei la lettura di questa discussione che ho fatto con stella tempo fa, mi pare inutile ribadire concetti già espressi ovunque.
forse ti renderai conto che sei rimasta tra le poche a definirla festa, noi si è smesso da parecchio, anzi ci siamo anche stufate di quelli che la festa ce la vorrebbero fare un giorno si e uno no.
Ah e un’altra cosa, c’è solo una persona che ha definito le donne “categoria”, se ti interessa l’articolo votalo il 13 aprile, altrimenti seleziona, volendo c’è di meglio.
This is absolutely beautiful! And thanks for hosting this event with Zorra.