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Gattopardescamente stavolta torno sui miei passi, ad uno dei miei piatti preferiti, il risotto al nero di seppia. In realtà manco lo avrei postato, diciamo che ci ho provato ed ho deciso di accettare l’infima qualità delle foto che non rendono assolutamente onore alla bontà del piatto. Oltretutto la luce non aiutava per nulla, troppo sole, però ma sì, va bene anche così. Questo è il mio “finto” piatto di potere, perché il piatto emblema di mille significati già lo postai qua ed allora ho ripiegato su questo risottino ch’è la mia vera passione.
Dovete sapere che come ogni brava mamma che si rispetti pure io ho ceduto alla tentazione di trasmettere a mio figlio tutto ciò che amo in cucina, e di conseguenza credo di avergli passato anche quello che invece non mi piace molto (vedasi alla voce preconfezionati, precotti, robe industriali e quant’altro). Quindi, quando il pupo era abbastanza piccolo da non minacciare scioperi della fame ed abbastanza grande per riuscire a cogliere le differenze di aromi, ho cominciato ad allargargli mente e dizionario alimentare variandogli la dieta quotidiana. Il primo impatto con questo piatto fu al limite dell’ilarità. Ricordo che aveva più o meno 4 anni e si sedette a tavola spostando lo sguardo dal piatto a me con un’espressione curiosa ed allarmata assieme. Ebbene si, ho un figlio con l’animo gattesco, e come tutti i gatti è curioso ma odia i cambiamenti, ne diffida preoccupandosi di perdere l cose buone conquistate, adesso per fortuna prevale in lui la curiosità, probabilmente si è pure abituato a sta mamma che gliene combina sempre qualcuna nuova. Ma tornando a quel giorno stava li, in piedi di fronte a questo risotto nero con i pescetti in bella evidenza e non si decideva a sedersi, come se sistemarsi al suo poso avesse implicato l’accettazione del piatto in questione. Io me la ghignavo di nascosto e suo padre invece con fare sbrigativo gli disse “bè Matteo, che fai non ti siedi?” Mio figlio mi guardo implorante e mi disse “mamma ma perché hai fatto il riso sporco?” A quel punto la risata scoppiò nella stanza ed allora gli spiegai per filo e per segno tutti i segreti delle seppie e del nero che nascondevano gelosamente, e gli proposi, di assaggiarlo e che se non gli fosse piaciuto gli avrei dato dell’altro. Credo di non aver mai visto un bambino più diffidente nell’esaminare il contenuto del piatto, però aveva anche grande fiducia in me e così cominciò ad assaggiare prima prendendo un grano di riso alla vota, quelli laterali, che all’apparenza parevano meno neri, poi sempre le cucchiaiate (lo mangiava col cucchiaio) erano sempre più piene e in meno di 5 minuti il piatto era pulito. Fu a quel punto che, ancor prima che gli chiedessi se gli era piaciuto, mi chiese “quand’è che me lo rifai il risotto sporco?”. Da allora questo è stato un po’ il nostro piatto della fiducia e credo che lo rimarrà per sempre.
Una cosa da ricordare assolutamente è che se si compra il pesce il giorno prima, le sacche potrebbero “rinsecchirsi” quindi tenetele in umido, magari con un filino d’acqua in un contenitore sottovuoto. La preparazione vera e propria è semplicissima, tanto da rasentare la banalità Per le dosi regolatevi con un paio di seppioline a porzione e un pugno di riso.Preparare un litro di fumetto di pesce (se non lo avete usate il solito brodo), nel frattempo tritate finemente lo scalogno, farlo appassire nella padella con metà del burro. Tostare il riso e sfumarlo con due dita di vino. Unire le seppioline tagliate a striscioline, avendo avuto cura di tenere interi i tentacolini per guarnire e mezzo bicchiere di vino bianco. Cuocete il risotto come di consueto (vedi qua), aggiungendo il sale e il fumetto di pesce bollente a mestolini via via che si consuma. Quando il riso è quasi a fine cottura aggiungere il prezzemolo e il pepe. Mantecare il risotto con il burro aromatizzato al basilico completare con qualche ciuffetto di prezzemolo messo da parte e servire.
Questo piatto, ma io ci aggiungerei anche l’altro, partecipano all’iniziativa di lenny, un piatto di potere.
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Tag: riso
Scritto da fiordisale sabato, 15 marzo, 2008
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sabato, 15 marzo, 2008 alle 11:41
Bellissimo anedotto, mi è parso di rivedermi a tavola con i miei figli quando gli ho proposto il riso venere per la prima volta..c’è da dire che hanno davvero un gran fiducia in noi questi pupattoli! Elga
sabato, 15 marzo, 2008 alle 11:51
ecco a me fa un po’ impressione al colpo d’occhio, sarà che a me nessuno m’ha iniziato a 4 anni… però è buonissimo, lo so,
baciotti :-)
sabato, 15 marzo, 2008 alle 12:37
Mai assaggiato per la paura di avere la bocca nera pero ho in dispensa le tagliatelle al nero diseppia magari quelle non tingono. Ciao
sabato, 15 marzo, 2008 alle 17:19
stella facciamo così, te lo faccio io e tu intrepreterai Matteo, vedrai che ti piacerà da morire!
sabato, 15 marzo, 2008 alle 17:20
elga io credo che poi sia una delle cose più belle dell’essere genitore. Quando poi si riesce a non deludere questo carnet fiduciario, è il massimo
sabato, 15 marzo, 2008 alle 17:21
mariluna perchè non accompagni stella, così ti dimostro che non macchia hahahahaha
scusa mi hai fatto scompiscià!
sabato, 15 marzo, 2008 alle 21:27
Guarda, credo che oggi che sono cresciuta potrei provare a mangiarlo ma i mie figli non so’, a dir la verità di me si fidano pochino hanno scoperto che gli nascondo le verdure nelle polpette che gli faccio mangiare la zucca al posto delle carote , e devo aggiungere che li mangiano perché poi infondo é buono, ma le tagliatelle nere non saprei ancora come nasconderle e sicome a priori sanno le mie marachelle chissà cosa penseranno nel vederle nel piatto,é per questo che sono ancora in dispensa,figuriamoci il riso con le seppie pensaranno che ci ho messo dei ragni…..
domenica, 16 marzo, 2008 alle 15:58
Tesoro, io e il nero di seppia non andiamo proprio d’accordo. Lo assaggiato un paio di volte ma proprio non ci trovo niente di buono. Forse preparato da te a un altro sapore ;D Bacioni
lunedì, 17 marzo, 2008 alle 09:24
ottima ricetta hai fatto bene a puntualizzare sul nero di seppia buon inizio di settimana
lunedì, 17 marzo, 2008 alle 10:44
eh, eh, eh ho visto solo adesso la domandina che mi facevi della paella nera…scusa. La paella e’ quella valenciana poi ci sono delle variazioni, come e’ normale che ci siano, e ci sono poi delle versioni commerciali, su queste ultime inizierei a correre. Poi ci sono gli “arroz” – riso- il tuo infatti fa parte di questa categoria. La paella che stai cercando tu comunque a pensarci un poco dovrebbe essere quella mare e monti, con l’aggiunta della butifarra che e’ una salsiccia fatta di sangue di maiale, che conferisce al piatto questa colorazione, poi ci si mette il pollo o il coniglio, i frutti di mare.
Tornando al tuo arroz- buonissimo, io lho mangiato, preparato ed e’ squisito :)
lunedì, 17 marzo, 2008 alle 14:33
mariluna secondo me stai tentando di farmi invitare pure i ragazzini. evvabbè porta pure loro dai gli racconterò la stessa storia affascinante della seppiolina timida che rifilai a mio figlio, vedrai che si puliranno il piatto!
:)))
lunedì, 17 marzo, 2008 alle 14:34
Anna piglia in giro, piglia in giro. eppure un giorno po’ pure essè che me lo ruberai dal piatto :)
lunedì, 17 marzo, 2008 alle 14:35
grazie caravaggio buonissimo inizio settimana pure a te
lunedì, 17 marzo, 2008 alle 14:37
campodifragole mmm non saprei, sai? io ho visto solo una foto di questa paella particolare e mi pareva di aver visto delle cozze e dei pesci. in rete non ho trovato nulla, si dice che tra le varietà di paella questa sia la più brutta da fotografare ma in assoluto la più buona da gustare, quindi devo assolutamente trovare la ricetta vera!
:(
lunedì, 17 marzo, 2008 alle 15:13
Divertentissima storia: non è facile esercitare un simile potere su un bimbo piccolo.
Complimenti e grazie per la partecipazione
mercoledì, 26 marzo, 2008 alle 14:42
Si appunto ci sono le cozze, i gamberi, dei pezzetti di carne di maiale, la salsiccia e la butifarra che e’ una salsiccia di sangue di maiale usata molto nella cucina catalana e valenciana…boh, comunque se la vedo ti faccio un fischio. Bacioni
mercoledì, 26 marzo, 2008 alle 17:27
campodifragole ‘mbo speravo che non ci fosse carne, òperchè altrimenti sarebbe troppo uguale a tutte le paelle che conosco.
vabbè, facciamo così, se la incroci ricordati di me :)))