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martedì 22 aprile

Un menù da trattoria

menudelgiorno1.jpg baccala_mantecato_1.JPG
orecchiette-farro-rape.JPG coniglio-stellato.JPG

La verità sincera è che la parola trattoria per me non è solo un modo comodo di soddisfare un bisogno di cibo senza troppi fronzoli. In trattoria ci si andava con mio papà, quand’ero piccola, un paio di volte l’anno, mai di più, che i soldi mica crescevano sotto il letto, come diceva mia mamma. Forse sarà per quell’immagine bellissima e che ritrovo ogniqualvolta varco la porta di una trattoria che sono rimasta così tanto legata a questo luogo, ovunque esso sia. Ci avete mai fatto caso, guardandovi attorno nei ristoranti di un certo livello? I clienti non sono quasi mai avventori, non parlano liberamente, ma sempre in maniera misurata, bisbigliando, quando parlano tra di loro, altrimenti si limitano a parlare al telefono. Hanno facce dalla muscolatura facciale contratta forse è lo sforzo causato per la concentrazione su se stessi. Non li senti mai ridere, sicuramente mai in una di quelle belle risate argentine collettive.

I camerieri, maître, sommelier, etc., non si rivolgono mai e poi mai dando del tu, dialogando informalmente, si limitano, nell’ambito dei loro rispettivi ruoli, ad un atteggiamento distaccato e distante, in realtà hanno un totale disinteresse se il cibo al tavolo è fulcro di gioia, gli interessa solo che non ci siano lamentele, che tutto vada come deve andare, che si eviti qualunque tipo di sbavatura. Così nella vita potrebbe capitare di sentirsi più felici mangiando un semplice minestrone su una tovaglietta di carta riciclata a coprire una tavola grezza, rispetto a cenare con piatti sofisticatissimi in ristoranti ricercati, imbanditi con raffinata fiandra, dove bisogna prenotare con un discreto periodo di anticamera. La trattoria, nel senso più estensivo e generico del termine, escludendo le ovvie eccezioni, è rimasta uno dei pochi luoghi sani del nostro tempo. Li ci si parla addosso, sfiorando quasi l’ineducazione da baraonda, non si ha bisogno d’aggrapparsi a un cellulare per avere un contatto umano. Nella trattoria gli osti si siedono al tavolo e bevono un bicchiere in compagnia, come fosse la cosa più naturale del mondo, si preoccupano se si lascia qualcosa nel piatto, sono premurosi ed attenti ben sapendo che, nella maggior parte dei casi, hanno di fronte semplici avventori che forse non rivedranno mai più. Il valore di ciò che portano al tavolo non è amplificato in maniera ignobile nel conto di fine pranzo, e quel conto non ha mai 3 cifre prima della virgola. Per questa specialissima occasione, per la quale mi sento sinceramente inadeguata, ho cercato di mettere insieme un menù alla buona, con l’unica eccezione verso il crostino di baccalà mantecato, una schiccheria, indice di gran festa, una concessione per un luogo ch’è esso stesso sinonimo di adunanze festose.

  • Qua la ricetta del baccalà mantecato su crostino caldo
  • Orecchiette di farro alle cime di rapa

INGREDIENTI:
(dosi per 4 persone)

400 gr. di orecchiette di farro, 600 gr. di cime di rapa, 3 o 4 acciughe sotto sale,
4 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, 2 spicchi d’aglio,
1 peperoncino piccante, sale.

Mettete sul fuoco una pentola con l’acqua e non appena raggiunge l’ebollizione,
salatela e buttatevi le cime di rapa mondate e tagliate a pezzetti.
Raschiate le acciughe, sciacquatele rapidamente quindi asciugatele e dividetele a filetti.
Dopo cinque minuti, versate nella pentola anche le orecchiette e terminate la cottura.
Intanto, scaldate l’olio in una padella ampia e fatevi rosolare lo spicchio d’aglio,
tagliato a fettine e il peperoncino.
Quando l’aglio e’ imbiondito, ritirate la padella dal fuoco e aggiungete le acciughe
al soffritto schiacciandole con la forchetta.
Quando la pasta e le verdure sono cotte ma ancora un po’ al dente, scolatele, versatele nella padella con il soffritto e fatele saltare per qualche minuto nel condimento prima di servirle ben calde.

  • coniglio arrosto su stella di polenta grigliata

Per prima cosa pulire e tagliare il coniglio in pezzi, dopodichè metterlo a marinare mescolando la salvia, il rosmarino, il timo e l’aglio tritati, con olio e succo di limone. Infornare ad alta temperatura con la doppia resistenza (o comunque usando il grill) e una volta dorata la carne terminare la cottura a temperatura più bassa.
Qualche idea per la polenta sta qua.

Adesso non rimane che brindare al primo compleanno della trattoria Muvara con un bicchierino di quello buono, il caffè e l’ammazzacaffè lo offriamo noi!

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38 Commenti »

 
  • Silvia scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 09:46

    Buongiorno! Mi piace molto il tuo menù specialmente le orecchiette (soprattutto perchè di farro) con le cime di rapa. Brava.
    Concordo con te per l’atmosfera della “trattoria” che è sicuramente più umana rispetto ad un raffinato ristorante, ma ho scoperto che anche dietro ai ristoranti più raffinati ci sono delle persone con dei cuori grandi e pieni di passione..forse è solo la “sintassi” che cambia ma il “contenuto” molte volte è lo stesso.
    Silvia

    Rispondi
  • Aiuolik scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 10:28

    Grazie!!!! Domani posto il pdf aggiornato!!!

    Buona giornata,
    Aiuolik

    PS Non preoccuparti per il ritardo…non è un lavoro, è solo un blog :-)

    Rispondi
  • Cristina scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 11:23

    Solo un mini appuntino…
    Il baccalà mantecato è veneziano. Qui a Vicenza solo alla vicentina (siamo o no campanilisti?). E come per il pesto nel pestello, pure il baccalà no nel frullatore “poareto”, ma mantecato a mano (una faticaccia, ma…)
    Di solito si serve sulla polenta bianca “brustolà”, che è tipica delle zone trevigiane e veneziane.

    Io comunque mi accomodo lo stesso, gradisco uguale ;-)

    Rispondi
  • maricler scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 11:33

    Ciao Gi, ma quanto sei bolscevica dentro! Ma non è così estrema la situazione: prendi noi: ci sentiamo a nostro agio ovunque andiamo, ci divertiamo mangiando una tartare come uno stinco di maiale, ridiamo e facciamo pure scarpetta. Questo proprio dovunque. E questo perché siamo una donna e un uomo di mondo, certo ;-). Penso che chi vada in un ristorante di un certo tipo e mangi come uno stoccafisso perfettamente perpendicolare alla sedia esprima un disagio suo, personale, e che il locale c’entri veramente poco. E secondo me è più semplice mettere a proprio agio queste persone, è più rapido il processo per cui imparano a stare bene in locali di un certo tipo che spiegare agli osti di cui parli tu che molte volte son belli che invadenti, che a me frega il giusto di bere un bicchiere con l’oste, e che una scambio umano ci può essere solo se c’è stato un adeguato scambio culinario prima (cioè, ho mangiato bene?). Mi sento un po’ lontana da queste estremizzazioni, sarà che di locali e di osterie dove ho mangiato superbamente si contano sulla punta delle dita, e alla fine è quello che conta, è sul cibo onesto che si basa il giudizio, che costi di più o di meno, ecco, su quello non ci costruirei una scala di valori. No?

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 13:30

    Silvia si infatti io parlavo di situazioni più che una vera e propria classificazione. Vero è che è più facile trovare gente che mangia allo stesso tavolo senza manco guardarsi in faccia o che ciascuno stia dietro a conversazioni telefoniche con terzi. ‘mbo, a me non pare normale.

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 13:32

    Aiuolik grazie a te, è stato un vero piacere poter partecipare :)

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 13:40

    Cristina sicuramente tu ne saprai più di me, che in fondo le informazioni le ho recuperate in rete, sui vari libri e in una breve vacanza a treviso. Vacanza che mi ha visto anche gironzolare attorno ai ristoranti aggregati alla “Venerabile Confraternita del baccalà alla vicentina” manco mi ricordo i nomi, uno tra loro aveva pure vinto il premio e mi ero fatta spiegare un po’ la questione, e mi disse, appunto, che i migliori piatti stanno nei dintorni, più che a vicenza vera e propria (tant’è che un altro posto stava a bassano).
    sul frullatore tieni ragione, anche qua, ci industrieremo e visto che già mi piace così tanto così, immagino che il gusto non possa altro che migliorare :)))

    cmq cerca un po’ in rete “Venerabile Confraternita del baccalà alla vicentina” mica esce fuori venezia! :)

    Rispondi
  • claud scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 14:11

    Ehi, trattoressa, siccome siamo rompipalle… cioè io sono rompi* potrei averle senza acciughe quelle orecchiette di farro (ma dove le trovi?!) da paura?!

    A proposito: ma a Genova esistono ancora le trattorie che descrivi, te lo domando perché qui in Emilia sono diventate posti da tre cifre prima della virgola…
    Claud

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 14:15

    Maricler non essere così fiscale, è ovvio che in un post stringato si fanno generalizzazioni che sconfinano parecchio… É ovvio che ci stanno le eccezioni (guai non ci fossero). Ma il mio non era tanto un discorso circoscritto alla geografia o, peggio, classista. Ma proprio un concetto un po’ diverso (e qua mi rendo conto di non essere stata capace a spiegarmi, ci riprovo)Vedi la trattoria Maria (tanto per fare un nome a caso che sta ovunque)fino a 20 anni fa aveva un certo ambiente e un certo atteggiamento e panorama umano al suo interno, oggi la stessa trattoria Maria sta perdendo (o ha già perso)la sua identità perchè si atteggia a ristorante, dove giocoforza il comportamento di personale e clienti è diverso. Diverso in ogni senso. E non mi interessa stabilire qua o altrove se è migliore o peggiore, non credo che qualcuno abbia la facoltà di poter fare quest’affermazione, ma io ho tutto il diritto di poter affermare che prediligo i posti alla buona, dove i bambini non sono guardati come animali, dove la gente parla coi propri commensali, dove i ristoratori si soffermano coi loro clienti. É una mia scelta, mica dico che sia la bibbia.
    E non è una questione di livello di ristorante, perchè (per assurdo) ho trovato splendidi ristoranti che hanno un atteggiamento da trattoria e in controcanto ho trovato trattorie che si sono atteggiate (assolutamente fuori luogo) a ristorante, facendo meschine figure, peraltro.
    Quindi non è una questione classista, è un rifiuto verso una certa società che non da il giusto peso alle azioni quotidiane, e se vai a cena in un posto iperblasonato di domenica sera e trovi (troppa) gente che sta appresso a cellulari che squillano ti sorgono spontanee due domande o che siano tutti medici in fascia di reperibilità o appresso a qualche urgenza oppure che vanno a cena con amici e donne per una pura formalità. Quindi come vedi la mia non era una condanna orientata (solo) verso un tipo di ristorazione. Ad esempio so di certi posti che hanno bandito il cellulare in sala esattamente come si pretende la presenza della cravatta. É una questione di stile, e quello non ha un appartenenza politica o una collocazione economica secondo me. già che ci sono ti racconto una delle tante chicche, già ti ho raccontato di pintori, immeritatamente blasonato, ma anni fa andammo in un altro stra-famoso (anche oltre) ristorante e, senza stare a dettagliare troppo… abbiamo avuto il sommelier appiccicato al tavolo tutto il tempo, che per dire, manco potevamo parlare dei fatti nostri, era un posto che ricordo con la pelle d’oca tanta è stata la freddezza che mi ha trasmesso. All’epoca mi pareva surreale ma poi scoprii che in fondo era abbastanza di regola, a quest’ambientazione aggiungiamoci che mangiammo, anzi ci rifiutammo di mangiare una frittura perchè era evidente ch’era stata fatta a friggitrice spenta (ovvero con l’olio non a temperatura)e non ce l’hanno sostituita (:)) i piatti erano enormi, ma credo che per farmi un’idea del riso avrei dovuto fare il tris, tanto erano vuoti (e non posso certo definirmi un’obesa mangiona). Ovviamente è solo un esempio, uno dei tanti, non è la regola. Ma se sono in giro, in posto che non conosco, seguo sempre la regola di cercare i locali dei camionisti, regola decennale che non ho inventato io, e i camionisti mangiano in trattoria, senza fronzoli e senza tovaglia di fiandra :)))
    (lo so che non sono riuscita a farmi capire, ma apprezza che ci abbia provato dai)

    Rispondi
  • Cristina scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 14:16

    La Venerabile Confraternita del Baccalà alla Vicentina la conosco bene.Io seguo la loro ricetta, che poi è praticamente quella di casa mia… Ho lavorato per 5 anni in un uffico sotto cui stava uno dei locali segnalati dalla confraternità. Per quanto ami il baccalà, arrivare alle 9 di mattina del veerdì e sentirne gli odori della prearazione in fieri – non essendo io la cuoca – non era esaltante, ma a mezzogiorno…
    Sul sito di questi, trovi solo e soltanto la ricetta del “bacalà alla vicentina”, rigorosamente con una c sola e con tanta pazienza e cottura.

    C’è poi la Dogale Confraternita del Baccalà Mantecato http://www.baccalamantecato.com/, con sede nell’entroterra veneziano. Lì c’è la ricetta “sacra” del mantecato.

    Sai, da piccola, quando scendendo dalle pianure piemontesi passavo l’estate dai nonni, i venerdì più freschi c’era la guerra del baccalà: il nonno, nato alle falde dei colli Berici, lo voleva alla vicentina, la nonna, nata in quel di Mirano ma cresciuta in laguna, lo voleva alla veneziana… Finiva a “pessetto frito”, che piaceva a tutti.

    Rispondi
  • adina scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 14:25

    ciao gisella, oggi sorrido, in fondo, nonostante il tempo non sia miglioranto granché, ma almeno non piove!
    la confraternita del baccalà trova uno dei suoi migliori siti in sandrigo (vi), e concordo che il mantecato sia veneziano. ho conosciuto il grande virgilio scapin, da vicino, essendo il fratello di una signora che frequento spesso a vicenza; mica era lui colui del quale parlavi? era stato nominato priore della confraternita, un signore, un esponente della letteratura vicentina.
    concordo meno invece sull’ambiente da trattoria.. io credo che dipenda molto da come siamo noi, da come ci di pone nei confronti dell’oste o del grande chef. prendi me, che con cri siamo stati da ciccio sultano, da cavallaro, da oldani. non direi esattamente trattorie, no? ma non ho trovato quella rigidità di cui parli tu, ci si è dati del tu, e si è stati spesso meglio che nelle trattorie, dove si pensa che ci sia l’informalità, ma spesso questa si tramuta, magari senza volerlo, in invadenza. ciao ciao

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 14:28

    Claud le orecchiette le ho prese da naturasì, ma se ti capitasse di andare in una di quelle farmacie che hanno il settore alimentare, sicuramente hanno anche la pasta, facci caso.
    E si, devo risponderti che si, qua ci sono ancora quelle trattorie, a Genova ma in molti posti in liguria (no riviera, plis, quella è in ostaggio alla commercializzazione e al dio denaro). Ci sono trattorie in cui ci stavo bene fino a pochi anni fa, adesso se riesci ad andarci (hanno liste di prenotazioni sempre molto lunghe) ti trattano con sufficienza, per loro sei solo un numero, un pincopallo qualunquue che contribuirà a incrementare i loro guadagni, nessun interesse sul grado di gradimento di ciò che mi portano. L’unico vantaggio è che (perlomeno a Genova) scelgo sempre posti dove non piglia il cellulare. Perché come si suol dire, potrei pure rinunciare ad un pizzico di qualità (dei piatti e del contorno, se almeno il rapporto umano fosse superlativo. Ma dove entrambe le cose risultassero mediocri, me ne starei a casa :)

    Rispondi
  • adina scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 14:32

    ah, ecco, non avevo visto che anche maricler aveva espresso più o meno il mio concetto. saluterei la conterranea importata cristina! :-) che ben ha spiegato il tutto. ciao!!

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 15:26

    Adina Scapin lo conoscevo solo di fama, a casa ho tutti i riferimenti dei locali veneti in cui sono stata, qua non mi azzardo a fare nomi perchè ho proprio un vuoto di memoria. So che era un posto al top (la persona con cui stavo voleva fare colpo, sai com’è :))

    Sui ristoranti mi sa che continuate a fare un distinguo che io non faccio. Probabilmente da nic (etc) ci sei stata bene perchè non erano pefetti estranei (chissà), il che non toglie che sono esempi che potrebbero rappresentare eccezioni, no? Sei mai stata da Cracco (non ora, intendo almeno un paio d’anni fa)?
    Io credo che non c’entri assolutamente niente di come siamo noi, visto che non sono i nostri cellulari a squillare come forsennati, no?
    Sono stata in posti di cui ho scoperto la fama (anzi la Fama) solo tempo dopo, e questo per me è la misura di luogo da cibo, per capirci.

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 15:42

    Cristina grazie per la spiegazione, sei sempre cortesissima. L’ispirazione per la ricetta io l’ho presa
    QUA

    poi l’ho un po’ modificata.
    perchè sul sito che indichi non l’ho trovata?

    Cioè io come baccalà vicentino ho rielaborato Questo, perchè io sapevo che baccalà alla vicentina e baccalà mantecato sono due cose distinte e assolutamente diverse.
    erro?

    Rispondi
  • saretta scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 15:51

    Pfiuuu…stamattina mi hanno oscurato il tuo log mannaggiaaa!Temevo il peggio Gì!Invece…’mazza che trattoressa coi fiocchi che sseii!!
    Super Gì!
    baci baci :)
    saretta

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 16:00

    Saretta in che senso ti avevano oscurato i blog? ma solo il mio? ma chi è stato st’impunito, dimmelo che lo meno :))

    piesse
    finito il libro? che ne pensi? Ci avevo dato?

    Rispondi
  • CoCò scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 16:05

    Mi piace quello che dici delle trattorie è meravigliosa l’aria di festa che si respira in certi locali con le loro tovaglie semplici spesso a quadretti che ti metton sempre e comunque addosso un buon appetito ed un discreto entusiasmo verso ciò che il piatto conterrà

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 16:13

    oh CoCò finalmente qualcuno è riuscito a capire cosa tentavo di spiegare (fallendo miseramente). Era proprio questa l’immagine a cui alludevo, l’hai descritta come se io e te frequentassimo la stessa trattoria. E questo lo trovo meraviglioso.

    Rispondi
  • Cristina scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 16:55

    Dunque… sul post linkato per la ricetta del baccalà mantecato leggo che è un bonbon della cucina vicentina, per quello mi sono permessa di dire che non lo è.
    Questa invece è la ricetta del baccalà alla vicentina che tu hjai rivisitato, senza troppi danni, mi sembrerebbe.
    La ricetta del baccalà mantecato nel sito della Dogale confraternita è nel menu in alto colonna più a sinistra “baccalà mantecato (c’hanno l’adobe flash, c’hanno… uff non posso mettere il link…). La differenza con la tua sta fondamentalmente nell’assenza di latte, che comunque molti usano (oppure panna) per ottenere più velocemente l’effetto bianco.

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 17:20

    WOWWW grazie Cristina se non avessi insistito non sarei tornata sul sito a cercare. non so perchè ma le impostazioni di firefox mi impedivano di vedere 3/4 di menù, quindi non avevo proprio visto tutte le ricette. Che sono tante! che sono una più bella e interessante dell’altra, quello che ho fatto io ricorda la secolare ricetta ebraica, ma io non ho usato il forno. Praticamente mi hai fatto un regalo immenso, anzi due. Mò vado a correggere il libro da cui ho preso l’info su vicenza, e il secondo è questa raccolta di ricette. ti meriteresti un abbraccione. Grazie di essere così pignola, ah quanto t’adoro! (lo vedi che avevo ragione a dirti che apprezzo i pignoli?:)))

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 17:29

    Cristina ah una cosa, il mantecato, che di per se è una ricetta assai semplice. Me lo spiegò durante lo slow fish un cuoco veneto (non ho chiesto la provincia :)) nel suo stand, mentre mi ci stavo strafogando. Quindi se io l’ho fatto così, a quale provincia potrei far risalire la ricetta? Marò quant’è complicata sta cucina italiana! no giusto per capire a chi ho dato retta, eh

    Rispondi
  • Cristina scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 18:30

    Partendo dal fatto che le ricette tradizionali sono diverse per ogni porta di casa, non saprei dirti esattamente quale zona potrebbe dare questa versione.
    Il mantecato tradizionale, prevede solo olio extravergine di oliva di sapore leggero leggero. Se però giri, trovi alcuni che mettono un goccio di latte, altri – più “moderni” e più furbi – un po’ di panna. Sicuramente quest’aggiunta migliora la cremosità. Anche se a mio avviso “neutralizza” un po’ il sapore del piatto Ma dire di dove e di chi sia, non saprei… Punterei verso l’entroterra però. Qualche veneziana in soccorso?

    Rispondi
  • maricler scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 19:21

    No no, ho capito, solo dal tuo post sembrava una distinzione più netta. Va bene, va bene (sono appena tornata da un colloquio in un posto orribile, ma sto bene, ancora non ho capito perché ma sto bene).

    Rispondi
  • maude scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 21:26

    Rieccomi, dopo una settimana di vacanza… cosa avete da ridere?!? io prendo la mia unica settimana di vacanza in tutto l’inverno e… il tempo è infame e il nano maledetto vince le elezioni!!! sono in lutto stretto da martedì e, se non avessi legami irrescindibili al momento, sarei già emigrata!
    Comunque bellissime le ricette degli ultimi giorni ma devo rimettermi in pari a leggere gli arretrati!

    Rispondi
  • mamma3 scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 21:37

    Condivido lo stesso tuo ricordo e lo stesso tuo pensiero, evviva trattorie e osterie, dove ti senti accolto con calore, come un vero ospite della casa! Guarda che aspetto la foto dalla finestra della tua cucina,eh!! Mica bigiare:)) Elga

    Rispondi
  • Elisabetta scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 21:47

    Se capiti qua te lo preparo volentieri, il baccalà mantecato. E anche in tòcio, da brava veneziana terricola.
    Scusa se non sono stata molto assidua, ultimamente, ma il tempo è quello che è… baci baci baci

    Rispondi
  • Irish Coffee scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 22:40

    da noi si usa dire
    se vuoi mangiar bene fermati dove vedi i camion…
    ed è sempre fuori dalle trattorie
    quella bruschetta non ha nulla da invidiare al gambero rosso
    ottimo menù
    salutone :)

    Rispondi
  • mariluna scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 23:35

    Ciao Gi’, ti ho lasciato qualche consiglio da me per i biscotti, no mi và di ripeterteli scusa!!!, pero’ ti racconto una cosa carina…Ho lavorato per due mesi in una Trattoria a Parigi (non facio nomi),dunque….proprio i primissimissimi mesi del mio arrivo in Francia qiando dovevo prendere dimistichezza con la nuova lingua…il proprietario, chef simpatico e alla mano faceva esattamente come tu hai descritto sopra. Si siedeva con i clienti, raccontava le storielline e beveva il bicchierino di vino o il caffé con loro, una simpatia unica e tanta familiarità…i lienti erano quasi tutti stranieri, il posto era centralissimo, ed erano veramente riconoscenti perché penso che amavano proprio questo da lui… oltre al grande piatto di spaghetti cucinati al dente buonissimi…quindi sono proprio d’accordo con te…e non é proprio cosi’ in certi ristoranti dove già trovi 5 bicchieri e non sai da dove cominciare e guai a chiederlo ti guardano un po’ strano…comunque, io parlo di qui, i francesi sono molto Lei, il tu é un’offesa é il loro modo di distaccarsi anche di rispetto se vuoi, ma la distanza ci deve stare sempre. Una gran bacio…tua sorellina

    Rispondi
  • mariluna scrive:
    martedì 22 aprile 2008 alle 23:36

    Piesse, il baccalà alla vicentina non l’ho mai assaggiato, mi inviti? Menu’ divino anche a quest’ora di notte…

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    mercoledì 23 aprile 2008 alle 00:15

    Cristina per me va bene la ricetta tradizionale, forse reggereei un po’ di latte (allo scopo di alleggerirlo, ma la panna proprio no!
    baci e ancora grazie per la tua infinita pazienza

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    mercoledì 23 aprile 2008 alle 00:19

    maricler mmm brutto posto? è tardi, sennò ti annoierei con la storia di un’amica, assunta come primo lavoro (fino ad allora aveva fatto lavoretti) come vice direttore alle vendite dell’azienda x, col programma di diventare direttore entro 6 mesi (il titolare era dimissionario). lavorava dalle parti di agrate ed ha retto credo, se non ricordo male, neanche un trimestre (quindi la prova) poi è tornata e a tutti continua a ripetere meglio disoccupata che stare senza mare.
    è na gran fregatura…

    a te che avevano proposto?

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    mercoledì 23 aprile 2008 alle 00:21

    Maude ma bentornata ciccia. Oh non guarda da ste parti eh, qua nessuno ha gufato, anzi qui ci si è rotti di stare in autunno. Avresti dovuto andare in Sicilia, li fanno già i bagni (grrrr anche noi gli altri anni. anzi ho guardato le foto dello scorso anno ed ero già abbronzata, uffa)

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    mercoledì 23 aprile 2008 alle 00:22

    Elga sono una romantica! vuoi mettere la dolcezza della torta della nonna poggiata sulla tovaglietta a quadrettoni? :))

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    mercoledì 23 aprile 2008 alle 00:24

    Elisabetta proprio oggi pensavo sconsolata che non sono mica tanto brava come una volta a moltiplicarmi il tempo, mannaggia. Ma resistiamo, dai, io so (come sai tu) che anche se non si scrive, ci siamo.

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    mercoledì 23 aprile 2008 alle 00:26

    Irish Coffee benvenuta! pure dalle mie parti si dice esattamente così. e ad oggi non ho mai sbagliato un colpo. in quelle trattorie, sulle provinciali polverose, si mangia divinamente.
    Il problema è che sti camionisti dovremmo sguinzagliarceli pure nelle città :))

    Rispondi
  • fiordisale scrive:
    mercoledì 23 aprile 2008 alle 00:31

    Mariluna intanto grazie per i suggerimenti, oltrettutto sono fulminata perché anzichè scriverti che sono gli oro saiwa. che manco mi piacciono nel latte (uff)
    Mi piace quella trattoria parigina, mi ci porti?
    ma adesso lavori o sei in pausa?
    Per il baccalà mi sà che se non vogliamo stimolare le ire di nessuno, ce lo andiamo a mangiare da Cristina e da Elisabetta, così non si offende nessuno e ci facciamo pure un giro romantico tra le calli.

    Rispondi
  • mariluna scrive:
    mercoledì 23 aprile 2008 alle 07:28

    Gi, lavoro, quale pausa…io lavoro sempre anche durante le feste…lavoro qui http://pastanostra@wanadoo.fr e “la Bettola” che si trovava vicino al Louvre ora é stata venduta, non é più la stessa, ma ne conosco tante altre carine,carine e anche romantiche…

    Rispondi
 

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