Allegri ma non troppo
Facciamo un passo indietro, ve le ricordate le mie quasi memorabili Lezioni americane? Ecco ci risiamo. Perché comunque io, oramai lo sapete, sono una caparbia, e tant’è finché non trovo la soluzione ad un enigma, ci provo e riprovo. Tanto, parliamoci chiaro, male che va, qualcosa di buono esce fuori comunque no? Difatti anche stavolta siamo solo all’ennesimo capitolo di un enigma non ancora risolto, ovvero come far delle perfette ciambelle lievitate, senza friggitura o bollitura preventiva. Si lo so, hanno ragione tutti quelli che mi hanno detto machettifrega, falli all’americana, però, scusate abbiate pazienza, non è una questione di nazionalismo, che oltrettutto di ‘sti tempi, col governo che ci troviamo, non è manco il caso, però insomma a me pare che l’Italia un paio di cosette, almeno in cucina, le sappia fare senza per forza dover emulare usanze americane, che non appartengono affatto alla nostra cultura.
Adesso non fate scoppiare la terza guerra mondiale, la mia non è affatto una crociata anti-americana (me ne potesse strafregà demeno, come avrebbero detto a campo dei fiori una volta… adesso non so). A me piace la curiosità , l’assaggio, la sperimentazione, mi piace un po’ meno l’assunzione bovina di usi e costumi che non ci appartengono, e che volenti e nolenti abbiamo importato dall’America in toto, vedasi alla voce fastfood, pranzi in piedi, hamburger alla McDonald e via dicendo.
La distanza che intercorre tra una sperimentazione frutto di curiosità e un mutamento di costume all’interno di una società ha dei confini così labili, talvolta, che riesce assai difficile non oltrepassarli (parliamo dell’importazione dei cellulari?). A me l’America piace, è così grossa, ingombrante e invadente, che sarebbe pure difficile il contrario. E poi per forza dev’essere così, ci sono cresciuta colla bufala del boom economico con cui ci avevano convinto proprio loro:). Ma tant’è non riesco a non osservare con estrema diffidenza la loro cucina, non ci posso fare niente, è questione d’istinto. Istinto che stranamente non mi si allertò quando mi avvicinai alla cucina macrobiotica e in seguito alla giapponese. E lo dico con tutta la simpatia possibile, intendiamoci, però lo dico anche con un minimo di criticità , non a caso in America (credo, se non ricordo male) ci sta la più alta concentrazione di obesi, e se tanto mi da tanto… evidentemente mangiarsi una brioscia fritta già di prima mattina tanto salubre non dev’essere, magari goloso si, anche se a me per fortuna non mi è ancora venuta la curiosità di provare. Ultimamente ho seguito un servizio in cui si sosteneva che anche i paesi asiatici adesso sono a rischio obesità . Hanno cambiato i loro stili di vita, stanno importando condimenti (maionese, etc.) a cui non erano abituati, che proprio non fanno parte della cucina asiatica e, ironia della sorte, tutto questo sta avvenendo proprio nel preciso momento in cui in America, casa madre di tutte le cattive abitudini (solo a tavola:)? stanno operando, o comunque le autorità si stanno impegnando, per diffondere una nuova cultura alimentare, anche se è tutt’altro che facile fare un dietrofront di questo tipo. Allora le cose sono due, anzi tre, a) l’industria alimentare americana ha ceduto qualche posizione (di potere); b) l’industria parafarmaceutica con integratori dietetici ha acquisito posizioni (di potere); c) Una persona obesa o pesantemente fuori forma a lungo andare ha dei problemi medici (è più che una certezza) e il costo per la sanità non è una passeggiata, quindi intendono riuscire ad abbassarlo. Possibile che ci siano altre motivazioni, chissà , ma di sicuro le autorità si stanno adoperando da mesi per eliminare questo problema, basta vedere la campagna “cammina di più” di Los Angeles … vabbè che adesso gli hanno dato diverse motivazioni, dalla salute all’ambiente al caro-petrolio.
Tutto questo per dire che io le ciambelle non le friggo, e bollite nummattizzano manco di striscio, quindi continuo a provare, oh. Stavolta non erano male ma erano lontane dalla ciambella che ho in testa. uffa mi toccherà riprovare!
Ciambelle al latte
Ingredientifarina00 250 g |
Mettere la farina con lo zucchero, il sale e l’uovo in una ciottola. Aggiungere anche il lievito di birra sciolto nel latte tiepido ed impastare fino ad ottenere un composto omogeneo, incorporare il burro ammorbidito e lavorare molto bene, risulterà una massa un po’ appicicaticcia. Mettere a riposare in frigorifero per 2 ore, in un contenitore coperto. Trascorse le due ore tirare fuori dal frigo l’impasto, che nel frattempo sarà raddoppiato di volume e rilavorarlo un po’. Imburrare gli stampi per le ciambelle e riempirli per 2/3 dandogli la forma a ciambella e lasciarli lievitare al caldo per altre 2 ore. Dopodiché spennellarli col latte ed infornarli a 180° per 20-30 minuti (dipende dal forno, io li ho lasciati 20 minuti)
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Buongiorno tesorino! perchè cosa c’è che non va in queste bellissime ciambelle? Potresti provare ad aggiungere bicarbonato che le fa più morbide.
ma credo che siano comunque molto buone..
Per le ricette americane sicuramente anche io le rivedo perchè …alla faccia del colesterolo..ma quanto burro ci mettono e poi friggerebbero anche il panetto di burro così com’è :-D
Buon lunedì..:-O sgrunt…oggi proprio non carburo!
Un bacio
Silvia
Ce l’hai fatta eh? mi sembrano molto buone e poco americane, anzi per niente, la forma strepitosa facili da mordere e ci vedrei anche la manina di un bimbo che le inzuppa nel latte…brava cara Gi’ ora non mi resta che provarle e sopratutto farle provare ai miei critici…un baciotto grosso grosso e buon inizio settimana
insomma un doughnut non fritto
va bene va bene vado dietro la lavagna :D
buon giorno
non so cosa hai in mente tu ma queste mi sembrano bellissime! buon inizio settimana!
Silvia mmm vero, in effetti il bicarbonato l’ho proprio scordato;)
senti cosa dici se te ne passo una comincerai a carburare;)?
Mariluna noooo sob! non sono ancora le ciambelle che dico io, insomma io voglio un cuore norbido e umido col buco. Che detta così sembra persino una ciambella erotica ahahahahhah
enza perchè vai dietro la lavagna? dai concorri pure tu alla ricerca dl buco perfetto, morbido, non troppo ingrassante e tanto gustoso da rendere il risveglio più dolce! (secondo te sono un’illusa?)
ciao bluerosa dunque la ciambella che ho in mente deve avere la morbidezza e la consistenza della torta di rose, per darti un’idea. quelle che ho fatto fino ad oggi erano buone si, però, ad esempio, una controindicazione che il giorno dopo perdevano tanto in freschezza e morbidezza, quindi mi sa che sono ancora lontana!
Giorno Gì…che me ne passi un cestino che sono letteralmenet in catalessi???E mi sa che oggi sarà dura!;)
A me piacciono ste ciambelline..
Buona giornata
saretta :)
viè qua saretta che con una ciambellina e una tazza di caffè ti rimetto in sesto io.
ah senti potremmo darci alle barzellette del lunedì!
Mi piacciono perche’ i donut (qui si scrive cosi’….) li odioooooo. Sono fritti, vuoti e mi fanno sentire pure male.
Besitos,
Dani
a me sembrano perfette….:-) un bacio
Annamaria
Dall’”alto” della mia esperienza con creature di oltreoceano ti dico che c’è pure di peggio degli americani, ai nostri antipodi. Ma molto molto peggio… Ma tutto a nostro (e soprattutto mio) vantaggio: vengono qui e si deliziano con poco… :-P
Per i donuts non fritti esiste la donut maker che assomiglia alla nostra tigelliera ma ha il buco.
Io credo che quello che tu cerchi, non so se lo ottieni con la cottura in forno: nel caso dei donuts, almeno. La cotura, fritta o “tostata” è rapida, quindi si asciugano meno e hanno indubbiamente la consistenza diversa da quella di una torta.
Se cerchi invece la consistenza di un impasto “briochoso”… magari prova con un impasto con un lievitino.
guarda Gi, io ti capisco a pieno: è una vita che provo a fare i bomboloni al forno e i pangoccioli…ma anche se vengono buoni, non sono mai come dico io..le sperimentazioni sono delle sfide e io tifo per te! Comunque, a vederle, mi sembrano buone e morbide..potrei gettarmi anch’io in questa tua impresa, ma ho i pangoccioli che si sentirebbero traditi e ci rimarrebbero male…un bacino..Lety http://www.pasticcidimemole.blogspot.com
La ricerca della perfezione di lunedì mi sembra faticosa… io mi accontenterei, viste così non sembrano niente male!!!
ma no era uno scherzo sull’americanizzazione chiamare la ciambella doughnut!!
Grazie Gì!Per la barza express, ne ho una fresca fresca dipausa pranzo…passo dalla mia amata Brera e che vedo affisso alla porta di un bar???CHIUSO 12/05/2008 per COLPA DI MATERAZZI!!!Ma non ci credevo!!!Un pensiero al mio papà che, nonostante tutto tifa ancora questa squadra di scappati di casa ultraviziati…;)smack!
Carissima Fiordisale, ti leggo sempre con tanta simpatia. A me le tue ciambelle piacciono moltissimo così come le hai fatte. Però dissento sulla qualità della cucina americana. Dimmi tu se devo spezzare una lancia in favore della cucina americana!
Ma sì, se in futuro darai una possibilità alla cucina americana non te ne pentirai. E’ molto varia e ha una serie di piatti assolutamente non velenosi. Semmai hanno delle porzioni sempre troppo grandi e i dolci dovrebbero avere il 60% di zucchero in meno. Dico poco eh? :)
L’obesità purtroppo è un problema reale, ma più vai in Stati e città ricche, più vedi gente magra e in forma, con una fila di denti forti bianchi, muscoli guizzanti e un colorito che sa di tante vitamine prese bene e da tanto tempo.
Fumi? Mangi porcherie per la strada? Sei sovrappeso? In alcuni posti, dove la concentrazione di persone sane e forti è alta, sei considerato una mosca bianca e nemmeno così gradita. basta poco per capire che è un problema sociale, con tutte le eccezioni, è molto facile per me semplificare all’ennesima potenza, mi scuso di non avere dati alla mano per essere più oggettiva. Questo è quello che rilevo vivendo qui a Boston, che in effetti è città ricca.
Poi , come facevo notare a tutti i miei ospiti italiani portandoli a vedere una CVS ovvero una farmacia, un americano se vuole può alimentarsi -malissimo- entrando nemmeno in un supermercato, ma in una farmacia: trovi surgelati di TV dinnertable meal, pasti completi da passare in microonde da consumare sul tavolino che si interpone tra il divano e la televisione all’ora di cena, patatine, snacks, sode varie, latte, biscotti, noci, cornflakes, integratori alimentari. E se poi ti viene mal di pancia -perchè non può non venirti se ti alimenti tutti i giorni così- hai file di farmaci che ti faranno stare meglio. In questo concordo con te nel tuo essere dubbiosa sull’alimentazione.
Ma in effetti lo spettro è molto più ampio, come del resto lo è anche in Italia. C’è spazio per ogni tipo di attenzione alla salute e tranquilla che per ogni preferenza c’è una complessa industria pronta a darti quello che vuoi, anche ragione della tua scelta. Basta pagare.
Nella scuola di Marta c’è di tutto: dalla mamma che prepara lunch box gourmand e supersalutari e la mamma che manda un box di Donkin Donuts per tutta la classe.
Ma il pesce cotto allo smoker (lo smoker è come un BBQ, ma serve per affumicare lentamente i cibi, lo usavano nel sud dell’america specialmente nelle campagne, per affumicare e cuocere tutto, poi si è diffuso in tutti gli USA e ora trovi dei legni fantastici profumati per dare un aroma in più a quello che stai cucinando) e il pane di mais del sud, la clam chowder, la pasticceria danese, le capesante al limone, i muffins dei microscopici mirtilli del Maine, la Tbone, l’hamburger fatto a regola d’arte, la Cobb Salad fatta con amore e così via sono dei piatti che meritano almeno una prova.
ecco, inizio il lunedì con un commento fiume.
Era da una vita che non commentavo più, ora esagero dalla parte opposta. vado a leggermi un paio di post che hai scritto gli altri giorni e che che ho messo nella lista delle cose da leggere assolutamente.
Ti abbraccio:
Daniela per non parlare dell’odore poco invitante di mattina presto!
come ti capisco
a proposito di torta rosa…. quella di PanBon in corso torino l’hai mai mangiata? io a volte ci vado apposta, e abito da tutt’altra parte della città ! tu l’hai mai fatta? (beh ora cerco nel blog)
AHHHH mi hai fatto venire una voglia di torta rosa!!! e stasera non ci posso passare!!!
Ciao!
bluerosa si a tutte e tre le domande, che sono due ma ti do una risposta in più!
allora la torta rosa di panbon è spaziale, la divoro, però siccome avevo il problemino (come te) di dovermi attraversare il centro, mi sono industriata a farla. Ne ho 2 versioni, una classica e una semplificata per quando ho fretta. anzi ora che mi ci fai pensare non l’ho mai inserita nel blog, provvederò al più presto, grazie dell’idea!
annamaria eh magari! qua siamo ancora in altomare!
Cristina non ho assolutamente idea di cosa sia la donuts maker, immagino una roba che li fa in automatico … mannò dai. secondo me prima o poi troverò l’impasto brioscioso che mi farà innamorare. Nel frattempo dovrete aver pazienza e cuccarvi le mie traversie col buco ;)
piesse
ma i miei impasti sono lievitati!!!
Mikamarlez abbè, allora io sto più avanti, i pangoccioli, o comunque un’imitazione molto convincente io l’ho fatta. anzi ci fu un periodo che mi era venuta la fissa e praticamente non facevo altro, invece i bomboloni se non erro sono pur’essi fritti quindi nunmmattizzano.
dai vedrai che ci riusciamo. anzi facciamo così, chi ci riesce prima condivide la sua colazione con l’altra :)
Maude ma è di lunedì che bisogna provarci, gli altri giorni vado gradatamente ad un livello di stanchezza tale che addebiterei l’insoddisfazione a chissà cosa anziché alla mia incapacità !
enza in effetti credo tu abbia ragione, perchè il nome implica pure una tipologia di lavorazione e cottura, difatti io voglio la ciambella, mica il donuts!
Saretta ma che meraviglia, come t’invidio. Io ricordo con estrema nostalgia il mio periodo in Brera. Credo che sia il quartiere più bello di Milano, non tanto per la belezza in se, ma per la vitalità , la cultura, il fermento, la gente.
la barzeletta è stra-to-sfe-ri-caaaa!
comida grazie del commento, mi ha fatto enorme piacere. A me, della cucina americana, non piace appunto l’esagerazione (in grassi o dolci). Devo anche dirti che da qua mi lascia a dir poco stralunata l’immagine che hai dato degli americano medio, che si discosta davvero troppo da quello che fanno intravedere i media, ovvero ciccioni con in mano il panino col wustel (non so manco se davvero quello è lo spuntino tipico, ‘mbo). E con questo tipi d’immagine capirai bene ch’è difficile non credere alle notizie sanitarie sull’obesità in USA. C’è da aggiungere che qua ci raccontano di un popolo quasi al lastrico per una serie di causa (guerra, cioè le spese sostenute per farla; qualche tonfo in borsa, i mutui, il petrolio, etc)quindi non m’immagino l’americano medio seduto ad un ristorante a 300 dollari a pasto, quello semmai lo reputo un americano fortunato;).
Ma quello che mi premeva dire nel post è che possiamo selezionare il bello (dall’America come da ovunque) e magari italianizzarlo. Che poi è la stessa operazione che si è fatta con la cucina giapponese (o asiatica). Noi europei siamo sempre stati in percolo, sempre sull’onda delle tendenze americane (in ogni campo) e secondo me, si può provare-gustare-sperimentare qualunque cosa senza per questo diventarne schiavi. Vabbè ho fatto una pappardella e non sono riuscita a spiegarmi credo, ma se ti parlassi del pranzo all’italiana, o meglio di come era un tempo, come piatti ma anche come luogo d’incontro quotidiano della famiglia e di come lo abbiamo in parte perso, capiresti?
piesse
ma perchè a te pare che a me l’america non piaccia?
ma..ma…ma….a che piano l’hai messo del forno ??? ;)…oggi ti ho pensato intensamente e ho comprato il mio primo firodisale della vita! ciaoooooooo
Darei non so cosa per avere un bel tavolino e due tazze di caffè per parlare con tranquillità , ho la sensazione che faremo notte tutte e due.
Io ti dico quello che vedo e la classe media non spende 300$ al ristorante per mangiare bene, si può fare con molto meno.
Ti sto parlando di non degli sfizi occasionali, ma di regimi alimentari e stili di vita di famiglie e di individui, che poi sono quelli che ti fanno diventare sano, non obeso o sovrappeso, con i denti forti (scusa ce l’ho con i denti perchè in effetti qui sono tutti come delle dentaure pazzesche).
Ti sto parlando delle facce e che vedo a fare la spesa tutti i giorni, dei carrelli della mamme con tre bambini che le saltano intorno, dello studente in gruppo con i suoi amici, del teenager che fa la spesa per uno snack, dei lunch box che vedo alla scuola pubblica che frequenta Marta, alla dispensa della mia vicina di casa che non è certamente Onassis ma che si può annoverare nella middle class. Di cosa vedo servire alle festicciole tra piccoli amici o alle cene informali dei colleghi di lavoro di Marco. Della sporta della spesa della persona anziana. E’ una visione parziale, di una città di qualche milione di abitanti di cui posso vedere solo una piccola parte.
La gente compera poco, è vero, tutto è in saldo,sempre. Io non compero molto, non mi interessa lo shopping e compero cose se ne ho bisogno, il resto lo guardo e basta. Ma se devo acquistare qualsiasi cosa so che la posso trovare a prezzo scontato. I beni di consumo come vestiti, case, auto, viaggi sono, credo, quelli che hanno risentito di più.
Considera anche che molta gente ha usato per molto tempo anche quel meccanismo perverso della carte di credito per pagare tutto a rate e ora si ritrova con le rate mensili da spavento, alla televisione danno pubblicità di compagnie che ti dilazionano le rate, facendoti pagare altri interessi per ancora più tempo, folle.
In questo senso le notizie che arrivano sull’America che tira la cinghia penso siano vere, poi ci sono zone più ricche e zone più povere, e io gli stati più poveri non li conosco affatto.
Ma la gente mangia, mangia a tutte le ore.
Sai che a volte mi passa l’appetito?
Tornando all’argomento principe, la “contaminazione”, io penso a una cosa che mi diceva un vivaista di Collegno che coltiva solo erbe aromatiche.
E parlava di microclima e di modificazioni nelle piante.
esempio, mi stava vendendo una menta cubana che è il vero ingrediente del Mojito o come si chiama, volevo regalare a natale al fratello di Marco il kit perfetto per un buon Mojito (che non so mai cosa gli piace leggere).
lui mi ha fatto un discorso di come cambiando microclima le piante si modifichino nelle loro caratteristiche edi come la menta del mojito a cuba sia inevitabilmente diversa da quella che ha dovuto adattarsi qui. io ho apprezzato molto il suo discorso e credo si possa trasporlo anche con il cibo.
Anche se tu volessi cucinare qualche cosa di autenticamente americano (o giapponese, o che ne so) tu hai già messo in atto una sorta di contaminazione, che non è solo legata al cambiamento nel microclima , ma è anche culturale. Pensa solo alla scalatura degli ingredienti, a cosa pensi tu se dico un panetto di burro e la massaia del Vermont quando le dico la stessa cosa. mi tirate dal frigo due dimensioni e due burri diversi. E quindi a me sembra che sia un processo quasi naturale quello dell’italianizzazione
ah, ma non sembra che tu ce l’abbia con gli USA, tranquilla ^_^
Gi, a me sembrano perfette queste ciambelline….capisco quello che vuoi ma sen non ci si mette burro,burro e burro come si fà a farle diventare morbide all’interno? questo é il problema…
Sono d’accordo con comida, dove c’é povertà c’é purtroppo obesità ma dove la gente medio alta puo’ permettersi di scegliere cosa mangiare la scelta cade sempre su prodotti sani e poco calorici, un’alimentazione controllata e dove si aggiunge pure una vita regolata da altre soddisfazioni che non certamente quello di abbuffarsi per risolvere i problemi….Grazie per il tuo dolcissimo commento sul mio post…baci
ragazze questa si che è una bella discussione, di quelle reali costruttive e intelligenti.+Non posso che farvi i complimenti!