Gli effetti secondari dei sogni
Come oramai avrete intuito non sono avvezza a recensire questa o quell’opera, non è il mio mestiere, m’imbarazza addentrarmi in un terreno in cui è facile scivolare e diventa assolutamente problematico riuscire a parlare di un libro mantenendo la giusta distanza, facendo la semplice cronista. Sono solo l’occasionale spettatrice di un qualcosa che mi ha colpito e che, ritenendolo bello-bello-bello, desidero condividere. Consideratelo un preludio ai consigli di buona lettura per le vacanze, eppoi l’ho promesso a Lo!.
L’idea me l’ha suggerita l’ennesimo premio bancarella taroccato, perlomeno dal mio punto di vista. Il sospetto mi venne già nel 1994, il tempo non ha fatto altro che aggiungere qualche conferma. Il premio bancarella, come recita il regolamento del premio stesso, dovrebbe essere attribuito a quell’opera che, a giudizio dei librai, ha avuto maggior successo di pubblico, ovvero, se l’italiano è uguale per tutti, dovrebbe essere il libro che in un preciso intervallo di tempo ha venduto più copie. Bene nel 1994 ci fu il boom di “va dove ti porta il cuore” – a torto o a ragione, non ha importanza, non distraiamoci, questo non è un premio qualità , ma un premio scontrino fiscale, ricordate?- Dicevo in quell’anno una famiglia su 10 comprò quel libro, non si riusciva a trovarne una copia neanche spostandosi di città , eppure quell’anno vinse John Grisham col libro Il cliente , abbastanza inverosimile no? Volendo potrei citare altri casi eclatanti, quali la Mazzantini con “non ti muovere” oppure il caso di Khaled Hosseini col suo memorabile “il cacciatore di aquiloni“. Questo per dirvi tra le righe di evitare accuratamente i consigli di qualunque libraio, amenoché non possiate giurare sulla sua onestà professionale. L’altro motivo che mi ha spinto a questa riflessione è che il libro di cui parlerò ha ricevuto il premio del librai francesi, paese della giovane autrice e in cui è stato pubblicato nell’autunno scorso. Chiudiamo il piccolo inciso dicendo quindi che non tutti i librai sono al soldo di questa o quella casa editrice, almeno in Francia i premi hanno un valore un po’ più verosimile che in Italia.
Ho inciampato in questo libro in un sabato di questa feroce e bizzarra primavera, rimasi colpita dal titolo, l’autrice era una giovane francese: chi mi conosce sa quanto amo scoprire la freschezza narrativa dei giovani autori.
Da qualche parte ho letto la frase “chi ha amato La solitudine dei numeri primi non potrà non comprare Gli effetti secondari dei sogni e L’eleganza del riccio„ (libro di cui parlerò più in là ). Secondo me è una frase fuorviante e può trarre in inganno, perchè questo libro è orfano dell’eleganza stilistica di Paolo Giordano, l’unica similitudine sta nell’addentrarsi senza rete nel mondo dei borderline attraverso gli occhi di un’adolescente un po’ atipica. Lou, la nostra protagonista è una tredicenne con un quoziente intellettivo [Q.I.] molto elevato rispetto alla sua età , tanto che è stata immessa forzatamente due classi avanti rispetto alla sua età . Operazione che sicuramente ha chetato la sua grande fame culturale, sempre alla ricerca di risposte ma dall’altra l’ha isolata, ponendola in una sorta di limbo, dove le sue coetanee sono escluse e i ragazzi più grandi, suoi nuovi compagni, guardano a lei con sospetto.
Lou Bertignac ha gli occhi spalancati sul mondo, osserva la gente, memorizza ogni parola, divora enciclopedie, e crede ai sogni di giustizia sociale. Come se non bastasse, una tragedia familiare l’ha resa ipersensibile verso gli homeless, quelle persone che vengono definite, a buona ragione, gli invisibili. Riconosce, o crede di riconoscere, nei loro disagi interiori, lo stesso solitario disagio che sta vivendo. Ma non gli homeless che hanno scelto di vivere così. Quelle persone acculturate, con un lavoro o una sicurezza economica, con famiglie agiate alle spalle, che un bel giorno, colte dal male di vivere, hanno cominciato ad avere comportamenti “asociali” e a vivere esistenze borderline, ai margini di quello che comunemente è definito il confine tra uno stile di vita socialmente accettabile e l’”inferno”. A Lou interessa scoprire se condizioni diverse cambierebbero il loro stile di vita, a Lou interessa se No, una homeless incontrata a la Gare d’Austerlitz, potrebbe salvarsi dal dormire in strada, dalle code per un pasto caldo, per non morire di freddo.
« Les choses sont ce qu’elles sont ». Le cose sono quello che sono. Questo è il messaggio di tutto il libro e a questo messaggio Lou risponde con tutta la forza, l’entusiasmo, l’incoscienza e la fede dei suoi 13 anni, ribellandosi, nell’assoluta volontà di cambiare le cose storte, proprio come fanno gli utopici ed i sognatori. Lou non si limita a sognare, prova concretamente a salvare No dal suo destino, lotta con le unghie e con i denti verso e contro tutti. Questo libro non è un sogno adolescenziale sottoposto alla prova della realtà è, semmai, uno sguardo alla ragazzina strappata alla sua infanzia, alla ragazza cresciuta troppo in fretta, ai baratri della solitudine, a quanto sia facile perdersi, delle volte. É uno sguardo a ciò che cerchiamo e a ciò che manca, a volte per sempre.
Qua potete sfogliare i primi capitoli ;)
In Francia è stato pubblicato col titolo “No et moi” ["No" è il nome della coprotagonista].
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io non so cosa dirai su “L’eleganza del riccio”, ne ho sentito parlare malissimo. c’è chi dice di non averlo capito, chi proprio lo ha odiato, chi lo ha messo da parte dopo 50 pagine perchè lo trovava assurdo ed offensivo. ebbene, nonostante tutto questo, io devo dirti che l’ho amato profondamente! lo trovo un libro delizioso, delicato eppure riflessivo, con una prosa meravigliosamente retrò, così forbita e piena di citazioni culturali, e le protagoniste secondo me sono fantastiche….insomma, io sono incapace di spiegare cosa mi sia piaciuto di un libro, quindi non sprecherò altre parole, ma mi limiterò a ribadire che ho adorato praticamente ogni pagina di questo libro.
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