Il pane delle Streghe
Uffa! Sono leggermente in ritardo sui tempi, almeno quelli che mi ero ripromessa, diciamo che faccio quello che posso, e per quanto mi sbatta proprio non riesce a bastare :)
Però c’era un post da fare, uno di quelli importanti, per tenere un impegno ma non solo, perché parlare di pane di questi tempi comincia a diventare una roba importante.
Questo post partecipa all’evento promosso dall’adorabile Zorra :)
Cominciamo subito col dire che stavolta il mio ritardo coincide per una straordinaria fatalità con una specie di puntualità involontaria! Quindi il mio invito è di aderire allo sciopero della pagnotta oggi 18 settembre, perchè è importante che chi di dovere sappia che non è che qui si balli la rumba gioiosa per il pane che oramai ha raggiunto il prezzo del caviale :(
Ma ancora prima di parlarvi della ricetta mi piacerebbe raccontarvi una storia, una di quelle inquietanti, da non dormirci la notte. Molti non sapranno che il pane di Triora è per noi liguri ciò che il pane di Altamura rappresenta per la Puglia: pani unici ed uguali nelle loro diversità, ma la fama di Triora non si ferma al tozzo di pane. E non starò in questa sede a raccontare che quello che tutti conoscono come il pane di Altamura in realtà si fa in tutto il meridione, in Calabria c’è sempre stato e un giorno vi racconterò del rapporto conflittuale che avevo con questo pane quando ero piccola, roba da riderci per un’ora. La fama di Triora è però principalmente legata ad oscure vicende avvenute alla fine del 1500. Sono passati quattrocentovent’anni dal famoso processo del 1588 per il quale Triora, borgo dell’entroterra imperiese, a 40 km da Taggia, venne definitivamente consegnata alla storia come il “paese delle streghe“.
Erano anni di carestia giunta dopo un periodo di florida prosperità, così la voce popolare attribuì questo fatto ai malefici delle Baggiure, termine dialettale che significa “streghe” che si riunivano nella Cabotina, il luogo più suggestivo di Triora che poi sarebbe un vecchio casolare, oggi diroccato e che ospita una bacheca, e assieme a molti altri scritti riguardanti Triora e le sue streghe c’è anche questa citazione di Quirino e che risulta abbastanza inquietante:
“Il borgo arroccato sulle montagne liguri è uno dei punti del pianeta in cui si rompe la maglia rassicurante intessuta dalla cultura illuministica e in cui le tenebre elementari emergono allo scoperto. Su tutta la superficie terrestre esiste una mappa di luoghi “segnati”; gli incroci di sulfuree coordinate, gli aleph di cui non si dovrebbe parlare.”
[Quirino Principe, introduzione a Donne, diavoli e streghe]
La vergognosa storia dei tempi dell’Inquisizione racconta che nel 1587, durante una terribile carestia che imperversava nell’immediato entroterra ligure, l’ignoranza popolare, retta da arcaiche credenze, considerò responsabili di quanto stava accadendo a delle povere donne che abitavano nella Cabotina. L’unica colpa di quelle donne, per quanto si è riuscito di sapere, era di vivere in condizioni misere e difficili, e di coltivare antiche tradizioni erboristiche, raccogliendo piante medicamentose con cui poi curavano malanni e problemi nervosi.
L’infelice collocazione della “Cabotina” in un ambiente desolato, orrido ed inquietante, fece nascere strane dicerie nella popolazione che di volta in volta accusava le donne di rapimento di bimbi in fasce o l’inaridimento delle mammelle delle mucche, senza contare il presunto accoppiamento con il diavolo, tanto per citarne alcuni. Facile quindi, in un’epoca buia ed oscurantista, collegare quelle infami dicerie al momento di terribile carestia in cui versavano le campagne, l’aridità della terra, le carcasse degli animali morti, la fame, le difficoltà di tirare avanti. Si aveva bisogno di un capro espiatorio per quietare la piazza.
Fu così che una trentina di donne vennero incolpate delle più orribili colpe, incarcerate e sottoposte a torture. Alcune morirono in carcere dopo atroci tormenti, una si suicidò gettandosi da una finestra per sfuggire alle continue sevizie notturne, altre sopravvissero ma ne uscirono irrimediabilmente compromesse nel corpo e nello spirito. Se a Triora non vi furono roghi non fu certo per improbabili atti di clemenza ma semplicemente perché i profondi contrasti tra le autorità civili e religiose risparmiarono al paese l’onta di tale vergognosa procedura. Il processo alle streghe che si tenne a Triora in quegli anni fu però quello più celebre che si svolse in Liguria, in un’epoca in cui quel tipo di processi erano, purtroppo, all’ordine del giorno.
Arrivare a Triora è semplice, ma dovete armarvi di buona pazienza perché la strada che da Taggia porta in alta Valle Argentina è piuttosto tortuosa, si sale a circa 800 metri sopra il livello del mare, però tanta fatica viene ben ripagata dal panorama. L’architettura medievale di Triora è stata sede di diversi set cinematografici, se vi capitasse di farci sosta non mancate di visitare il Museo Regionale Etnografico e della Stregoneria, unico in Italia nel suo genere. Accanto a rappresentazioni di arte ed artigianato della zona, alla fauna, all’archeologia, alla ricostruzione di ambienti contadini con strumenti e scene di vita nonché rappresentazioni di antichi mestieri, un ampio settore è dedicato appunto a tutto quello che riguarda la stregoneria. Una ricchissima raccolta di libri che trattano l’argomento, la riproduzione degli atti relativi al processo, testi antichi e documenti autentici, stampe, racconti popolari. Fortunatamente accanto a questa atmosfera un po’, come dire? tetra, che comunque attrae e seduce parecchi estimatori, si possono trovare deliziose specialità gastronomiche, come formaggi, cioccolatini (il Bacio della Strega e le Palle del Diavolo), confetture, elisir, senza contare il famoso Pane di Triora, che la tradizione vuole cotto in forno a legna su un letto di foglie di castagne.
Quando ho deciso di provare a fare questo pane, non è stato tanto il forno a legna che mi ha spaventato, ma l’irreperibilità delle foglie di castagne :-))
É un pane apprezzato e conosciuto per le sue caratteristiche uniche, citato ovunque come uno dei 37 Pani d’Italia, è abbastanza casereccio, da vero pane di montagna, fatto con farina 1, si riconosce per la crusca sul fondo. Un tempo veniva cotto ogni sette giorni nei forni comuni e, ancora oggi, è noto per la sua eccezionale conservabilità. La mia ricetta pecca di un paio di cose, la certezza delle percentuali tra le farine, perché a Triora non sono così disponibili a dare informazioni, il forno a legna e le foglie, come ho già detto, vabbè sono più di un paio ma mica posso essere perfetta in tutto ;-).
Un giorno mi piacerebbe trovare il tempo per fare un lungo discorso sulle farrne che troviamo sugli scaffali dei supermercati, che trovo antipaticamente inclassificabili, al di là della scritta farina0, farina00 e farina di grano duro perchè in realtà, come ci spiega benissimo Enrico Tournier le questioni sono un pizzico più complesse, e tantissimi insuccessi sono dovuti proprio alla scelta di farina non propriamente adatta piuttosto che ad incapacità vera e propria. Comunque, per chi non si fosse mai cimentato, non si spaventi perché in soccorso c’è una discreta raccolta di articoli e interessanti considerazioni sull’argomento come quelli di Mara o di Petula. Ad esempio una delle considerazioni che mi è venuta spontanea dopo un paio di settimane che avevo comprato la Macchina del pane, oramai anni fa, è stata che il pane dell’era moderna ha stravolto il principio di conservabilità del pane, deve essere per forza successo qualcosa alle farine! Attualmente il pane che si compra dal fornaio al lunedì, è già da buttare al martedì (!). Un tempo, il pane, si faceva una volta a settimana, e qualcuno dice che quello di qualità, come appunto sono considerati quello di Triora o Altamura, si facevano addirittura una volta al mese, scelta dettata dalle difficoltà logistiche di certi paesini arroccati sui monti.
Ho usato un mix di farine per sopperire all’assenza della farina 1, per la quale mi riprometto di andare al Molino di Triora, paese attiguo, per il lievito naturale invece, mi sono rifornita dal fornaio, che dopo estenuanti suppliche ha esaudito il mio desiderio, del resto non avevo tempo di adottarne uno e questo pane va fatto con pasta madre original ;)
Ingredienti
400 grano tenero (suddivisa tra 0 e 00 io ho fatto metà e metà ma si possono fare altre prove);
150 di farina di grano saraceno;
50g di crusca;
circa 450ml di acqua;
80 g di pasta madre;
12 g di lievito fresco;
sale.
Impastare le tre farine, grano saraceno e frumento, con il lievito acido, l’acqua tiepida ed il sale. Lasciare lievitare l’impasto tutta la notte e il giorno successivo aggiungere alla massa fermentata altra farina e lievito di birra. Si lascia ancora in riposo per un paio d’ore, poi si staccano dei pezzi che vengono modellati in forme rotonde non troppo alte posizionate sulla crusca. Si segnano nella parte superiore cospargendola di altra crusca e dopo breve pausa vengono cotte al forno ben caldo (sui 240°C). Ricordatevi di mettere un pentolino d’acqua in fondo al forno per far formare la crosticina!
[immagine presa dalla rete]
Post simili
altri post simili:
Stampa questo articolo


































Cara no sei in ritardo per niente – il contrario – il giorno per pubblicare è il 16 di ottobre.
Zorra WOWWWWWWWWWWWWW credo che sia la prima volta in vita mia che sono in anticipo. ma ti assicuro ch’è involontario, ho letto male il mese!
Sono troppo felice, mi togli un peso dal cuore :-)
wow un pane con una bella storia…Strano comunque con la crusca…
bacioni
mi era preso un colpo apoplettico!
io che sono in ritardo su tutta la linea che proprio oggi ho messo su il logo nella sidebar!!!!!
Triora la conosco per sentito dire e per aver visto delle case meravigliose a prezzi strastracciati.
diciamo che in tempi passati ci avevo fatto un pensierino.
e che bello questo pane!
Io letteralmente adoro mangiare un cibo che ha una storia, equesta è bella accattivante!!! Lo rpeparo e la imbastisco ai pupattoli! Besos, elga
Un bellissimo post…complimenti!!
Poi fare il pane è sempre stata una grande soddisfazione per me…e vedere tante persone che non si abbandonano a quelle macchine che tolgono tutti i piaceri della cucina rende sempre contenti!!
Ciao
sono stata a Triora…con il vento freddo e le viuzze…non ce la facevo ad essere allegra…per quanto era meraviglioso…le sentivo quelle donne…sarà che ho messo al mondo una strega rossa! Io uso farina di mulino…qui da noi faccio una fatica incredibile a cercare un mulino che macina…per ora ne ho trovato uno che fa farina di mais e porta la farina da altri mulini….vorrei comprarmene uno di quelli manuali…gira gira che pensi…vedrai che con il lievito naturale il pane ti dura una settimana! ;) un bacio
Che brava… io l’ho mangiato in vacanza… è davvero un pane-pane. E tu sei mitica!
manu_silvia essì, in effetti la crusca è proprio la caratteristica di questo pane
Enza sta sbadataggine la dice lunga del tipo di giornate che ho….
E come mai con tutto sto mare proprio un posticino così defilato? Comunque sono proprio bei posti
Elga mi raccomando poi fammi sapere
Simone benvenuto … essì, riuscire a far qualcosa di buono in cucina è davvero una gran soddisfazione
Lo sei fortunatissima, quando verrò da te mi ci porti al mulino?
Claud ecco brava, hai dato proprio la definizione che mi mancava, questo non è un pane buono o cattivo, è semplicemente un pane-pane! grazie!
Buono il pane delle streghe….se ti va di passare da me io ti ho assegnato 2 premi!!! Il tuo blog mi piace un sacco, complimenti!
Scusa ho sbagliato..il premio è uno solo!!!
Che bella pagnotta! Il fatto storico è un po’ duro da digerire, ma è giusto conoscere la storia anche nei suoi passaggi meno edificanti … Notte
mi piace tantissimo questo pane! voglio provarlo assolutamente, settimana prossima si ripanifica! prima poi mi uscira’ bello come il tuo!
Ma sei una maga :-) Il tuo pane è meraviglioso.
Ma lo sai che a Triora non ci sono mai stata? (e mi sarò detta un miliardo di volte che ci voglio andare!). Mi sa che quest’autunno, in un we non marinaro vado a farmi un giro :-)
baci
Molto suggestiva la storia di Triora, viene voglia di farci una capatina, anche per assaggiare questo pane così simile a quello di Altamura da farmi venire l’acquolina al solo pensiero :D
Un bacio
Mi hai fatto innamorare di Triora
ovviamente si! il vecchio mulino è bellissimo da visitare! un bacio
Ciao…:-) Soleluna del blog http://stegnatdepolenta.myblog.it/ ha iniziato una simpatica raccolta con la zucca….partecipa anche tu…entra nel suo blog e leggi il regolamento:-) un bacio
Annamaria
Bello.
DAvvero molto bello.E sarà anche che nella mia terra di origine fare il pane è un evento “rituale” e conserva ancora molte tradizioni “magiche”, ma mi senti particolarmente colpita dal tuo racconto.
Se ci pensi, cosa c’è di più “magico” dell’incontro di questi 4 elementi, la terra (con il grano che di terra si nutre), l’acqua, l’aria e il fuoco… che sbocciano in un cibo che poi ti nutre… corpo fisico e corpo immateriale?
A parte poi… che fatto in casa il pane è sicuramente più buono!
nasinasiinfarinati
buono questo pane lo voglio fare anche io
Ciao, ho appena letto il tuo interessante articolo sul Pane di Triora: molto bello e suggestivo, però su alcune cose mi permetto di correggerti dato che vivo proprio a Triora e a produrlo per la prima volta (nei primi anni ’50) è stato mio nonno che ancora oggi segue la produzione.
- la storia delle foglie di castagne è quella che noi liguri definiamo una “belinata”. L’ho già sentita altre volte, detta anche da persone di Triora, ma il Pane di Triora non è mai stato accompagnato nella cottura da foglie di castagne. Viene semplicemente disteso sulla crusca, ma non c’è nessun tipo di foglia…
-oggi il forno a legna non viene più utilizzato dato che la grande produzione di pane odierna (che comunque viene fatta tutta in un solo ed unico forno) ha pressochè reso obbligatorio il passaggio a un tipo di forno “industriale”. Comunque almeno questa storia del forno a legna in passato era vera :-)
-un’altra falsità assoluta è quella della pasta madre, citata anche in alcuni testi. Il Pane di Triora è sempre stato prodotto (e ancora oggi viene prodotto) utilizzando il lievito di birra.
-ultima precisazione, ma è quella a cui qui a Triora teniamo di più: il Pane di Triora, uno dei 37 pani d’Italia, viene prodotto solo ed esclusivamente a Triora. Al paese sottostante, Molini di Triora, producono un pane simile nella forma che comunque non ha nulla a che vedere con quello di Triora e non rientra nella categoria dei 37 pani d’Italia, così come Molini non rientra nell’Associazione delle Città del Pane, in cui l’unico comune ligure presente è proprio Triora. Lì non trovi nemmeno più la farina, dato che sono ormai molti decenni che i mulini non sono più in funzione. La farina proviene tutta dal Piemonte…purtroppo in Valle Aregntina nessuno coltiva più il grano…e pensare che una volta tutti i terrazzamenti delle campagne triorese erano fasce di grano e proprio per questo motivo Triora era chiamato il “Granaio di Genova”.
Comunque se vuoi trovare la farina tipo 1 (una “via di mezzo” tra l’integrale e la bianca), quella con cui si produce l’originale Pane di Triora, puoi tranquillamente recarti al nostro panificio (Corso Italia 37, Triora).
Ti aspettiamo, così come aspettiamo tutti coloro che vogliono farci visita. Ti assicuro che mangiare il pane qui ha un altro sapore che comprarlo e portarlo a casa. E tutti i pomeriggi, (eccetto il sabato) all’incirca dalle 17:00 in poi, è possibile comprare il pane caldo appena sfornato!
Comunque se vuoi sapere qualcosa di più scrivi pure alla mia e-mail…
Scusa l’intromissione nei commenti… :-)
Ciao ciao
Mattia Rossi
P.S. Ah, bellissima la frase “il pane di Triora è per noi liguri ciò che il pane di Altamura rappresenta per la Puglia”!!!!
Ciao sono Laura! Ho avuto per tanti anni casa da quelle parti, Triora così come Dolceacqua mi sono rimaste nel cuore. Il pane delle streghe ma sai che l’avevo rimosso???? ora mi segno la ricetta! Buona domenica Laura
Che meraviglia di pane! Qui in friuli il pane non si puó mangiare, nel senso che a me fa proprio male, e diventa secco dalla mattina alla sera.. infatti cerco di farlo in casa quando posso, .è un piacere!
[...] realtà se ricordate io già l’avevo già fatto il post sul pane, solo che sono riuscita a fare peggio di Enza, sbagliando giorno e mese :-P, e questa, per [...]