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    1 ottobre

    Controrecensione


    1692.jpg

    Ho 560 buonissimi motivi per non andare a vedere questo film.
    E il 560 non è un numero a caso, ma è il totale delle persone che furono trucidate nel’44 a sant’Anna di Stazzena in Toscana.

    Questo per esempio è un film da non andare a vedere, la mia è una controrecensione teorica, e ben sapendo quanto sia refrattaria alle teorie, bisogna pensare che ci sia sotto qualcosa di veramente fastidioso. Auguro a questo film un clamoroso flop, sotto ogni punto di vista, qualcuno deve aver detto al buon Spike che è facile ricevere oscar se si tratta di argomenti inerenti la seconda guerra mondiale.

    Mi permetto di copioincollare, anziché limitarmi al solito link, una recensione di Diego Altobelli su /filmup.leonardo.it, esprime perfettamente quello che penso di questo film.

    Miracolo a Sant’Anna [recensione di Diego Altobelli]

    Non ce ne vorrà Spike Lee, regista di autentici capolavori come la “25 ora”, “Lei mi odia” e “Fa la cosa giusta”, ma la sua nuova impresa cinematografica proprio non funziona. Tratto dall’omonimo best seller di James McBride, “Miracolo a Sant’Anna” racconta, romanzandoli, i fatti relativi alla strage avvenuta nel 1944 nella località toscana di Sant’Anna di Stazzema.

    A causa di una errata infiltrazione in zona crucca, quattro soldati americani, unici sopravvissuti della 92ª divisione, si ritrovano rifugiati in un paesino della Toscana. Asserragliati tra le montagne, i quattro militari stringono amicizia prima con gli abitanti del posto, e poi con un gruppo di partigiani tra le cui fila si nasconde un traditore…

    Confusione di idee. E’ questo il resoconto che si fa alla fine della proiezione di “Miracolo a Sant’Anna”. Spike Lee propone la rilettura, già assai complessa nel romanzo, di un fatto di cui sembra conoscere ben poco.
    Sarebbe stato bello poter gioire con i soldati americani della liberazione del nostro popolo. Purtroppo, non è questo il film.
    Sarebbe stato avvincente seguire da vicino il rapporto di amicizia tra un gigante buono (interpretato ottimamente da Omar Benson Miller) e un bambino toscano (il piccolo e sensibile Matteo Sciabordi) scioccato dalla morte del fratellino. Purtroppo, non è questo il caso. E ancora ci avrebbe convinto seguire la storia d’amore tra un americano di colore e una giovane donna toscana, o il riscatto e la morte eroica di un nostro partigiano. Purtroppo, Spike Lee non ci racconta veramente nessuna di queste cose.
    Il regista americano, infatti, pecca su più fronti commettendo degli errori francamente imperdonabili per uno del suo calibro.
    Innanzitutto non approfondisce nessuno dei temi sopra elencati, limitandosi a “presentarli” con scene e sequenze interminabili (per un totale di due ore e venti di film) che troppo odorano di autocompiacimento. In secondo luogo non riesce, complice una sceneggiatura che soffre della paura di un confronto col romanzo, ad amalgamare nessuna situazione, distribuendo una serie lunghissima di luoghi comuni e cliché. Infine, e questo è il peccato più grave, Spike Lee infarcisce il tutto con una melensa e gratuita metafora antirazzista che poco c’entra con i temi trattati. Il paradosso cui si giunge è che la famosa scena della strage avvenuta da parte dei nazisti, e che darebbe il titolo alla pellicola, passa totalmente in secondo piano rispetto a tutto il resto. Perfino rispetto all’improbabile e gratuita scena di sesso tra un militare e la sensuale Valentina Cervi.
    Che film è, dunque? E’, senza mezzi termini, il tentativo da parte di un regista di utilizzare un episodio che appartiene alla nostra (ripeto, nostra) storia per parlare del rapporto di amicizia tra soldati americani di colore (ci tiene tanto, Spike Lee, a sottolinearlo!) e la popolazione straniera che devono liberare.
    Sbagliando il modo, Spike Lee non convince nessuno e anzi finisce per indispettire.

    Infine, nell’ansia di dover proporre i propri attori, spesso con scene inadeguate al contesto e che trascendono i motivi della messa in scena, Lee relega a ruolo di contorno un grandissimo Pierfrancesco Favino che, non per essere di parte, risulta il miglior attore sullo schermo. Per la cronaca nel film compaiono anche John Turturro e Luigi Lo Cascio… inutile dire che Spike Lee sacrifica anche loro.

    Per completezza d’informazione aggiungo qualche utile link che potrebbe far capire cos’è stata Sant’Anna di Stazzema.

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    Tag: A proposito di, film, indignazione
    Scritto da fiordisale mercoledì, 1 ottobre, 2008
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    16 grani di sale to “Controrecensione”


      mah… effettivamente, pur adorando savino e ammirando spike lee, non sono attirata da questo film, diffido sempre quando gli americani vogliono parlare di cose europee, tendono a banalizzarle, ed ho letto un’intervista a McBride che mi ha lasciata perplessa, sembra che nel libro ci siano delle inesattezze storiche…

      concordo in pieno!!!
      utilizzare un fatto così grave ed ” importante” della nostra storia per poi scadere in tutt’altro non ha devvero alcun senso se non quello di cercere consensi che poi, naturalmente,a film visto non ci saranno …

      Concordo anche io…, è un film che si può fare a meno di vedere…, dopo aver letto la recensione ancora di più..

      Concordo, una storia la racconti solo se sei documentato realmente sui fatti e risvolti storici.Trovo assurdo e di cattivo gusto “filmeggiare”(scusa il neologismo appena coniato) su argomenti così drammatici.
      Ti seguirò a ruota, cara Gì!
      Besos

      Brava- grazie per l’informazione….
      Me lo immagino gia’ questo film…. spesso fatti tanto tragici vengono utilizzati per raccontare storie banali e mettere in evidenza la “grandezza americana”…
      Besos,
      Dani

      Ciao,
      sono dida è la prima volta che ti scrivo ma ti seguo sempre, innanzitutto complimenti per il blog è tutto interessante, le ricette, la grafica, gli argomenti, insomma … bello!
      E poi questo tuo post mi ha fatto molto piacere, anch’io la penso come te, per questo film e per le presunte rivisitazioni storiche di avvenimenti così drammatici in genere, la storia, quella vera, dovremmo impararla prima dai libri o dai racconti di chi l’ha vissuta sulla propria pelle preoccupandoci di perpetrare la memoria storica in maniera integra, gli esempi di trasposizioni cinematografiche di eventi storici fatti davvero perbene sono molto molto pochi, sulla seconda guerra mondiale poi c’è tanto materiale-spazzatura da far paura!
      Perdonami lo sfogo ma, l’argomento mi tocca …
      un abbraccio
      dida

      Spike Lee è uno dei miei registi preferiti, ma leggendo le varie recensioni pernso che non andrò a vedere questo suo nuovo film. Ho sempre apprezzato il suo cinema proprio per la cura che dedicava alla contestualizzazione della storia, mentre sembra che questa volta le sue ricerche si siano limitate alla superficie…un vero peccato
      Un bacio
      Fra

      insomma un film per incasso?….seguirò i tuoi consigli!

      l’editoriale di stamattina su repubblica di Giorgio Bocca chiarisce ulteriormente le cose.

      é la prima volta che ti scrivo. E lo faccio perchè davvero sono lieta di trovare un blog così bello, così interessante e così intelligente.
      è un piacere condividere passioni( la cucina, la storia del cibo, la curiosità del viaggio e della ricerca,la ricerca rispettosa e grata del passato e delle tradizioni) ed anche i valori.
      anche io non andrò a vedere questo film. come da anni non leggo più i libri di Pansa( i cui articoli, molti anni fa, apprezzavo). La Resistenza e l’antifascismo sono valori fondanti della nostra Repubblica. devono essere difesi, ogni giorno, con fermezza e pacatezza (pacatamente???!!!waw!)
      grazie fior di sale….
      Ah! la tua città è anche la mia!
      patrizia

      Condivido le sensazioni di tutte voi, non mi sento per niente attratta da questo film :(

      che te lo dico a fa che la penso esattamente come te? proprio oggi sono passata davanti al multisala dove lo davano e ho sperato che dentro non ci fosse nessuno a vederlo..a me sembra davvero una caduta di stile incredibile per uno come lui…bah..! un abbraccio mia cara!

      Enza hai modo di scannarizzare la pagina? Oggi(MALEDIZIONE) non l’ho comprato e online non v’è traccia (RI-MALEDIZIONE!)

      Patrizia e dida sono sinceramente molto contenta che non siano solo i dolcetti o i vari manicaretti ad interessare di me (e di questo blog). Vi do un affettuosissimo benvenute!

      Ragazze… non so davvero come dirlo, io stanotte ci ho dormito malissimo. Loste dice che me la piglio troppo, però non so … è stato come se mandassero in onda un film con Borsellino che si suicidava lanciandosi a tutta velocità contro centinaia di chili di tritolo, anzi di Semtex, l’esplosivo usato dai militari.
      Una cosa intollerabile, smentita oltretutto dalla sentenza del tribunale con le 10 condanne. Dare del traditore ai partigiani è al di sopra dell’indecenza e le dichiarazioni del regista di certo non aiutano. Ci vuole veramente una faccia da culo, oppure un gran bisogno di soldi, come per Pansa, a riguardo del quale ho appena pubblicato su FB un intervento che vi copioincollo, supponendo di fare cosa gradita :)))

      Condivido in pieno la tua decisione che è sicuramente anche la mia…
      complimenti per il blog!!
      Susina
      ^_^

      [da un mio intervento su FaceBook nel gruppo ANPI)

      "Marco Briolini non so veramente che valore attribuire alle tue parole “troppe zone oscure (vedi i romanzi di Gianpaolo Pansa)” cioè voglio dire… ma li hai letti (tutti) i libri di Pansa?

      Potrei contraddirli qua e là, cominciando dall'etichetta di storico appioppata a Pansa, etichetta evidentemente inappropriata, perchè Pansa storico non è stato mai, al limite è stato un ottimo studente e la sua tesi di laurea in scienze politiche fu quello che noi conosciamo come un saggio "Guerra partigiana tra Genova e il po" edito da laterza nel 1967; libro che a tutt’oggi rimane
      una validissima base di studi sulla resistenza.

      Prima di parlare dei suoi libri più recenti, vorrei trascrivere la prefazione della sua tesi,citata poco sopra e che, nonostante i decenni trascorsi, è alquanto
      rivelatrice del contenuto degli ultimi libri di quest'autore.
      Prefazione tratta da "Guerra partigiana tra Genova e il po" di G. Pansa
      "sono oramai dieci anni da che Giampaolo Pansa, allora giovane studente del
      corso di laurea in scienze politiche nell'università di Torino, studia con
      appassionato fervore la storia della resistenza.
      Attratto, per un'autentica capacità d'entusiasmo, dai valori di generosità e
      di coraggio della lotta partigiana, l'autore di questo libro aveva avuto la
      fortuna di godere dei consigli d'uno storico fra i più aperti agli ideali
      civili, Alessandro Galante Garrone.
      Quando venne a definire con me, gli ultimi del 1957, l'impegno per la tesi,
      già aveva avviato, leggendo libri, cercando documenti, intervistando
      testimoni, una prima ricostruzione della guerra partigiana
      nell'alessandrino.
      Dall'ulteriore lavoro d'indagine e di interpretazione nacque una grossa
      dissertazione, che gli ottenne la laurea a pieni voti assoluti, lode e
      dignità di stampa.

      Era, allora, il primo ampio studio d'insieme su un'intera provincia,
      condotto con criteri scientifici da un giovane non protagonista, e ciò
      induce al rammarico che soltanto oggi esso possa vedere la luce, quando
      altri studi di storia locale sono usciti, elaborati dopo il suo.
      Il tempo, d'altra parte, ha permesso a Pansa di condensare i risultati della
      sua fatica in un più stringato dettato e di avvalersi di una più matura
      esperienza di studioso, come ogni lettore può constatare, rilevando l'agile
      scrittura, il felice taglio dei capitoli, la capacità di fondere particolare
      e generale di là da qualsiasi schema scolastico.
      la cronistoria dei fatti è la più completa possibile, il quadro generale
      idoneo a darle lo sfondo necessario per capire la vicenda locale, la
      collocazione nell'ambiente economico-sociale sobria, ma sufficiente a
      immergere i drammatici eventi di quel breve periodo nel tessuto connettivo
      costituito dai dati *permanenti* della storia contemporanea italiana
      (continua)" - Torino 8 febbraio 1967 - Guido Quazza

      Guido Quazza.[1922-1996 Partigiano combattente. Tranne una breve parentesi pisana, il suo insegnamento si svolse nell'Università di Torino. Fu preside
      per quasi trent'anni della Facoltà di Magistero]
      le fonti usate in detto libro sono:
      archivio isral
      ABG – archivio del comando generale delle brigate garibaldi, milano
      ACVL – archivio del comando generale del corpo volontari della libertà,
      milano
      AISRL – archivio dell’istituto storico della resistenza in liguria,
      genova
      AISRP – archivio dell’istituto storico della resistenza in piemonte,
      torino
      AP – documenti e carte conservate dall’autore
      AS – documenti e carte in possesso del signor Libero Spandonaro

      A fronte del breve stralcio di prefazione che ho riportato, saresti così cortese di spiegare se ad essere attendibile è il Pansa del 57 oppure quello attuale?
      Sei in grado di citare le fonti utilizzate per stilare gli ultimi libri, chessò ad esempio roba come “la grande bugia”? Ove per grande bugia si intende la resistenza, il che fa presumere che
      per quasi 40 anni l’autore ci ha bellamente presi per i fondelli?

      Ci terrei a sottolineare che in tutto questo lunghissimo intervallo temporale, il signor Pansa mai (MAI!) si è sentito in dovere di rettificare quanto scritto nel ‘57 (e pubblicato nel 67), operazione che avrebbe avuto l’onere di smentire se stesso, da una parte, ma che oggi (forse) gli darebbe
      un briciolo di credibilità in più. Volendo, si potrebbe anche pensare ad integrazioni di “verità” alla cronaca registrata dal giovane Pansa, è possibilissimo, perché no? Ma allora perchè, se avesse ritenuto di tutelare in qualche modo la propria credibilità (credibilità che rammento, non può essere dell’ieri, né dell’oggi o del domani come fossero compartimenti stagni) non sarebbe stato sufficiente integrare con nuovi scritti, le informazioni contenute nella sua tesi, magari fornendo anche le fonti? Fonti che invece sono in bella mostra nella tesi, per la cui stesura, grazie al suo professore gli furono spalancati i portoni degli archivi ANPI.
      La sua, a tutt’oggi, appare soltanto una miserabonda operazione di marketing, il che, tradotto in italiano, mi fa disprezzare un autore di cui ho letto con avidità, interesse e, ultimamente, perplessità, tutti i libri pubblicati, e che stimavo in qualità di giornalista. Il suo ultimo libro, che va a sommarsi ai precedenti dello stesso livello, non fa altro che evidenziare, laddove ve ne fosse ancora bisogno, che il signor Pansa sta raschiando il fondo del barile, evidentemente ha deciso di raccogliere soldi e fama da una platea molto + ampia di quella di sinistra difatti lo applaudono solo i destrorsi, i fascisti dell’ultim’ora, i reduci del duce, i e i revisionisti. Ha tradito le sue origini, il suo maestro, chi gli ha aperto i cassetti della memoria. La cosa grave, gravissima degli scritti di Pansa è che ha imbrogliato i suoi lettori facendo passare per storiografia dei romanzi di pura fantasia e privi di qualunque prova documentata. Scusate ma sono davvero stufa che si dia credibilità al primo venuto che osa calpestare l’onore dei morti.”

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