post sfigatello
Tanto per cominciare pregherei di non mettervi a ridere, non fate i furbi, intendo manco sotto i baffi! Giusto per sfatare l’idea che ci si deve arrendere alla sfiga, ripubbico il post di capodanno di cui avevo conservato la bozza, tanto per capirci è quello che ha mandato in tilt non solo il blogghino ma pure il server aruba (al customer erano di un felice che ve lo faccio immaginare!). Ovviamente ho apportato le opportune modifiche perché non mi si schianti di nuovo tutto (spero!), però mi piaceva l’idea di riazzerare, ripartendo da dove mi ero interrotta bruscamente. Eppoi a ben pensarci nel gran caos non sono manco riuscita a fare gli auguri come si deve. Però faccio una promessa, questa è la terza volta che ci provo (anche se ho cambiato il titolo) e sarà pure l’ultima, o la va o la spacca e sto post rimarrà per sempre ad uso privato (quindi approfittate, potrebbe sparire da un momento all’altro!).

Non so ancora (!) cosa ne sarà di me questa sera, ma una cosa certa so come comincerà il mio nuovo anno, buona musica, buona compagnia e tanta, tanta serenità, che è una delle cose che sono scarseggiate nell’anno (ancora) in corso.
Sono contenta che quest’anno stia finendo, è stato pesante, davvero. Non è stato negativo, intendiamoci, ma ho come la sensazione che ogni cosa mi sia costata il doppio (in ogni senso), ed essendo che sarei pure un tantinello pigra (noché diretta) odio far tanti giri per ottenere quello che si raggiungerebbe con minor sforzo. Mah sarò strana?! :-))
Lo scorso anno era finita così, con in bocca un retrogusto amaro, quasi che anzichè spumante si stesse bevendo una pozione venuta male.
Quest’anno potrei fare un lunghissimo elenco di tutte le cose che si sono guastate in questo equilibrio mondiale sempre più precario, ma rischierei d’annoiarmi, quindi dedico il mio ultimo (e primo) pensiero dell’anno ad una occasione davvero speciale, che vede protagonista un uomo eccezionale.
Sono certa che molti si chiederanno chi sia costui e perchè mai io rivolga proprio ad un tale sconosciuto il mio primo pensiero dell’anno, il pensiero più importante, almeno per me.
Randy Pausch era un professore ed una vera personalità nel campo degli studi sulle interazioni uomo-macchina e dell’informatica creativa (chiamiamola così) scoprì nel 2007 di essere malato di cancro. Ha raccontato la sua storia, la sua esperienza nel suo sito, come fosse un diario, e questa è la sua ultima lezione. Normalmente The last lecture è d’uso tra coloro che lasciano la cattedra per andare in pensione. Si intitola “Really Achieving Your Childhood Dreams“, ovvero “Come realizzare i sogni della vostra infanzia”. Se non seguite bene l’inglese [qua potrete trovare i sottotitoli in italiano], oppure se avete problemni con i video c’è la trascrizione dell’intervento messa online da Alessandro Gilioli, a cura di Anna Bissanti.
Già la sua pagina web dice molto di lui, ma siamo stati in tanti, anche in Italia, a rimanere completamente rapiti dalla sua lezione di vita. In questi casi, si dice, che gli ultimi interventi pubblici delle vittime del cancro, siano costellati da frasi di circostanza, da mestizia e imbarazzati silenzi. Bè per Randy Pausch non è stato certamente così, i video e i link fanno emergere una personalità che non si è arresa mai, che ha fatto con serenità il bilancio della sua vita, che nell’ultima lezione è stato continuamente interrotto da applausi e risate. Quando lessi il suo libro mi colpì l’apparente ironia tra il suo inno alla vita e la (sua) morte. Il professor Randy ha realizzato molti sogni della sua infanzia e probabilmente non si aspettava che la sua ultima lezione diventasse il vademecum (di vita) per così tante persone che, magari, di fronte ad una qualche avversità mollano la presa, come fossero demotivati a vivere, schiacciati da piccoli problemi diventati mostri insuperabili, se guardati attraverso la lente della loro privata depressione, queste persone in pratica smettono di lottare e talvolta ad amare.
É difficile capire ed accettare i propri sogni, avere chiaro in testa dove veramente si vuole andare e trovare il coraggio di aggirare gli inevitabili ostacoli, comprendere nitidamente cosa veramente si vuole lasciare di noi. Ecco, forse è questa la chiave di lettura della vita che ciascuno può fare. Perché solo se si comprende quanto il tempo per ciascuno sia limitato si vedono chiaramente le priorità, i veri valori e le lotte per cui vale davvero la pena spendersi.
Questo libro è anche per chi crede di essere arrivato, per chi è convinto di non aver più nulla da imparare, (c’è qualcosa di più assurdo?). Non pensate neanche per un attimo che questo sia un post triste, perché triste sarebbe parlare di un’esistenza vuota e incapace di lasciare una qualunque traccia di sé. Ma Randy di tracce ne ha lasciate parecchie, è stata una persona che ha davvero saputo dare un senso alla vita e sapeva che arrendersi è il modo migliore per cominciare a morire, ecco il motivo per cui non lo ha mai fatto, fino alla fine dei suoi giorni. Io e Randy (assieme a qualche decinaia di persone) avevamo un sogno comune, quello di abbattere qualunque spezio tramite la rete, gli sono grata di avermi restituito intatto il mio sogno, attraverso i suoi studi e il suo lavoro.
Un cincin di gratitudine a lui e un grande brindisi di felice anno nuovo a tutti voi, davvero col cuore.
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buon giornoooo gì!!
letto e …COPIATO!
EMBEH..perchè copiare solo ricette???
copiamo anche i post sfigati delle nostre amiche!
così se sparisce..sai che io lo costudisco gelosamente!
that’s amicizia! :)))
eiiiiiiiii..sono la prima??
evvai!!
buoan giornata gìììì!!
baciusssss
Briiiiiiiiiiiiii ha funzionato! non si è schiantato niente! eddai, visto che ho fatto bene ad insistere?! oh voglio proprio vedere chi la vince :-P
Seconda!hihihii, Fiore Fire, io che ddevo dì che a volte vedo la pagina di blogger binca(quando devo postare qcosa di nuovo?!)…vabbè arrangiamoci come possiamo.
Stelina, grazie della bella segnalazione e, seppur tardivamente ti auguro di cuore che quest’anno di regali più sorrisi che arrabbiature e che, al posto del peso di un fardello tu ti senta leggera…
Un abbraccio
saretta
Grazie e mille avevo sentito parlare di lui solo di sfuggita, ma questo è veramente un grande uomo che merita di essere conosciuto meglio
Gran bel post Gì
Un bacio
Fra
che post impegnativo ma sopratutto educativo, di quelle cose che ti rimangono dentro, non si smette mai di imparare dall’esperienza degli altri
hai fatto bene ad insistere..per poi passarci questo dono…e poi va bene così bacio
Vedrai…sono sicura che quest’anno avrai il doppio delle soddisfazioni, e con metà della fatica! Baci :-)
Bentornata…..e grazie di cuore per questa lezione..di vita
Grazie per gli auguri che ricambio!
Buongiono Gi!! Ieri non ho avutotempo di leggere il post, fortunatamenteha resistito, perchè mi sono davvero emozionata….
ma non c crederai, stamattina sono arivata qui cercano su google LA ricetta della Sacher (io ne faccio di solito la mia versione “alleggerita” ma stavolta ne vlevo una seria) e mi sono accorta che sempre per mancanza di tempo non mi ero accorta che quel post che iniziava con la scarsa glolosità di tuo figlio era sulla sacher!
Della decina di ricette che ho visto stamattina mi sa che la tua è la survivor :)) grazie!!!
[...] sennò missà che partiamo in salita eh :-) Lo scorso anno, lo ricorderete, sono partita malissimo e, se, niente niente, fossi stata meno tonta, avrei dovuto cogliere al volo il segnale nefasto che [...]