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    Di Faber ne parlerò domani, raccogliendo l’invito di Fazio.

    Mi piace immensamente l’idea che in ogni dove, domenica 11, ci sarà qualcuno che rivolgerà un piccolo pensiero a Fabrizio De André, a proposito non perdetevi per nulla al mondo la trasmissione di domenica sera di Chetempochefa, da quello che si dice in giro, sarà una trasmissione-celebrazione memorabile. Del resto De André lo merita, e non alludo solo all’artista.

    Oggi, giusto per rimanere quasi in tema, vorrei parlare della ricetta preferita da De André, lo sapevate che l’amava così tanto che fece una canzone con la sua ricetta?

    Un tempo la cima non la mangiavo neppure, non sono mai stata troppo affezionata alle frattaglie,  e adesso si scopre com’è che la cicogna non mi abbia depositato a Roma ;-). Poi un giorno, in occasione della festa di compleanno di mio fratello, che incidentalmente capitava proprio nell’anniversario di nozze dei miei genitori, me la ritrovai nel piatto, mia madre aveva fatto una sorpresa al festeggiato.
    Ero lì che la guardavo con diffidente curiosità, con la lacrima che brillava negli occhi ed il labbro tremante, c’era un patto in casa, nelle feste non si cucinava niente di sgradito (anche solo a qualcuno), mi sentivo gabbata ed ero troppo timorosa per obiettare alcunché. Fu a quel punto che mio fratello, ch’era molto più grande di me, mi disse di mettere un disco di Faber e con finta noncuranza buttò li un –Ma lo sai che la Cima è il piatto preferito di Fabrizio?-
    Ero sgomenta, tutti sapevano del mio amore sconfinato per De André e certamente non potevo a quel punto ammettere che a me però le frattaglie non piacevano. Guardai mio fratello che sorrise e parve capire, tornando a tavola mi bisbigliò, -tu assaggiala con il cuore e vedrai che sarà lui a farti capire se ti piace-
    L’assaggiai, dapprima come se stessi mangiando la peggiore pietanza del mondo, poi via via ero sempre più interessata e da lì fu amore grande. Non saprei dire se furono i toni cromatici a convincermi oppure il gusto delicatissimo ma nel contempo saporito, fatto sta che la mangiai tutta e a fine pasto chiesi a mio fratello ma davvero è la pietanza preferita di Faber? -
    - Certo! Le ha dedicato pure una canzone!

    Ed ecco la prova!

    ‘A cimma (La Cima) canzone-ricetta di Fabrizio de Andrè

    ‘A ÇIMMA

    Ti t’adesciàe ‘nsce l’èndegu du matin
    ch’à luxe a l’à ‘n pè ‘n tera e l’àtru in mà

    ti t’ammiàe a ou spègiu dà ruzà
    ti mettiàe ou brùgu rèdennu’nte ‘n cantùn
    che se d’à cappa a sgùggia ‘n cuxin-a stria

    a xeùa de cuntà ‘e pàgge che ghe sùn
    ‘a cimma a l’è za pinn-a a l’è za cùxia

    .

    Cè serèn tèra scùa
    carne tènia nu fàte nèigra
    nu turnà dùa

    .

    Bell’oueggè strapunta de tùttu bun
    prima de battezàlu ‘ntou prebuggiun
    cun dui aguggiuìn dritu ‘n pùnta de pè
    da sùrvia ‘n zù fitu ti ‘a punziggè
    àia de lùn-a vègia de ciaèu de nègia
    ch’ou cègu ou pèrde ‘a tèsta l’àse ou sentè
    oudù de mà misciòu de pèrsa lègia
    cos’àtru fa cos’àtru dàghe a ou cè

    Cè serèn tèra scùa
    carne tènia nu fàte nèigra
    nu turnà dùa
    e ‘nt’ou nùme de Maria
    tùtti diài da sta pùgnatta
    anène via
    Poi vegnan a pigiàtela i càmè
    te lascian tùttu ou fùmmu d’ou toèu mestè
    tucca a ou fantin à prima coutelà
    mangè mangè nu sèi chi ve mangià
    .

    Cè serèn tèra scùa
    carne tènia nu fàte nèigra
    nu turnà dùa
    e ‘nt’ou nùme de Maria
    tùtti diài da sta pùgnatta
    anène via.

    LA CIMA

    Ti sveglierai sull’indaco del mattino
    quando la luce ha un piede in terra e l’ altro in mare

    ti guarderai allo specchio di un tegamino
    il cielo si guarderà allo specchio della rugiada
    metterai la scopa dritta in un angolo
    che se dalla cappa scivola in cucina la strega

    a forza di contare le paglie che ci sono
    la cima è già piena è già cucita

    Cielo sereno terra scura
    carne tenera non diventare nera
    non ritornare dura

    Bel guanciale materasso di ogni ben di Dio
    prima di battezzarla nelle erbe aromatiche
    con due grossi aghi dritti in punta di piedi
    da sopra a sotto svelto la pungerai
    aria di luna vecchia di chiarore di nebbia

    che il chierico perde la testa e l’asino il sentiero
    odore di mare mescolato a maggiorana leggera
    cos’altro fare cos’altro dare al cielo

    Cielo sereno terra scura
    carne tenera non diventare nera
    non ritornare dura
    e nel nome di Maria
    tutti i diavoli da questa pentola
    andate via
    Poi vengono a prendertela i camerieri
    ti lasciano tutto il fumo del tuo mestiere
    tocca allo scapolo la prima coltellata
    mangiate mangiate non sapete chi vi mangerà
    Cielo sereno terra scura
    carne tenera non diventare nera
    non ritornare dura
    e nel nome di Maria
    tutti i diavoli da questa pentola
    andate via

    I genovesi sono spesso tacciati di eccessiva parsimonia, tanto da sconfinare, a volte, con la taccagneria. Un luogo comune come tanti altri, e per difendersi nulla di meglio che individuare i pretesti. Uno dei tanti è di natura gastronomica e fa leva sulla cima ripiena, una (altra) bandiera della nostra cucina.
    Un tempo i foresti definivano la Cima un’elegante maniera tutta genovese per far passare come piatto di carne una preparazione dove quest’ultimo elemento si vedeva ben poco, comparendo quasi come accessorio.
    A conti fatti non è per niente così, basterebbe leggere la ricetta che è, invece, ricchissima degli elementi più vari.
    Senza dubbio anche questo, in origine, era un piatto di recupero, trasformatosi però poi, nel tempo, con completa metamorfosi, in una delle più ricche testimonianze della cucina nostrana: non più il ripieno realizzato con residui raccogliticci, ma con raffinati componenti, nonché di grande leggerezza e ottima digeribilità. É un piatto prettamente natalizio ma che fa molto comodo anche in primavera-estate, magari tra due fette di pane, come ho fatto io

    a-cimma_01

    Cima alla genovese

    Ingredienti per 6 persone:
    1 Kg. pancia di vitello, tagliata in un solo pezzo sottile, cucita poi a sacco con apertura da una sola parte, (io me la faccio preparare dal macellaro ;-)
    100 gr. di carne di vitello
    50 gr. di tettina di vitello
    50 gr. di cervella di vitello
    1 animella
    1 pezzo di schienale di vitello
    30 gr. di burro
    pinoli q.b.
    1 spicchio d’aglio
    qualche ciuffo di maggiorana fresca
    1 salsiccia fresca
    4 uova
    40 gr. di parmigiano grattuggiato
    50 gr. di piselli sgranati
    20 gr. di funghi secchi

    ½ peperone rosso tagliato a dadini piccini (serve solo per dare colore, si può sostituire con pezzetti di carciofo passati in padella, o pezzetti di carota)
    1 l. di brodo vegetale
    sale q.b.

    Fatevi preparare una tasca con la pancia di vitello, lavarla ed asciugarla bene. Fare insaporire tutte insieme nel burro le carni; quando saranno rosolate tritate la polpa, la tettina e l’animella e tagliate a pezzetti la cervella e lo schienale.
    In una ciotola mescolare le carni preparate con i piselli, lo spicchio d’aglio tritato finissimo, i pinoli, la maggiorana ed i funghi secchi precedentemente ammollati in acqua fredda, scolati e tagliuzzati.

    Unire le uova sbattute a parte, il parmigiano, le spezie e il sale.
    Mescolare con cura tutti gli ingredienti per avere un composto omogeneo. Riempire con il ripieno la pancia, arrivando solo ai 2/3 della sua capacità. Cucire bene l’apertura.
    Avvolgere la cima in un telo bianco e legatelo all’estremità. Scaldare il brodo vegetale ed adagiarvi la cima. Lasciare cuocere per 3 ore con il coperchio, poi estrarla e disporla su un tagliere ricoperto con foglio di alluminio; sovrapporre un piatto ed un peso e lasciarla raffreddare così.
    In alcune zone della Liguria si unisce all’impasto anche qualche dadino di carne lessate, del prezzemolo tritato.
    La Cima del ponente è percentualmente più vegetariana (prossimamente su questi schermi) Ah per la cronaca questo piatto è di un 250 calorie a persona (grossomodo). Se tagliato a dadini può essere usato come fingerfood, altrimenti si puà usare sia come antipasto che come secondo piatto, dipende dallo spessore delle fette  e dagli abbinamenti, in qualunque modo sarà molto apprezzata.

    piesse

    fate i bravi e non ingarbugliatemi il server, vado a farmi una toccata e fuga in quel delle Langhe, voi non fate arrabbiare l’omino aruba, eh. Ci tengo ad avere l’esclusiva ;-))

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    Tag: Ricette genovesi, carne
    Scritto da fiordisale sabato, 10 gennaio, 2009
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    14 grani di sale to “‘A çimma (La Cima) canzone-ricetta di Fabrizio de Andrè”


      Che bello un post così ricco per offrire una ricetta che mi ha sempre incuriosito ma che non ho mai realizzato. Buon fine settimana
      p.s. Mi sa che è la giornata giusta, le Langhe innevate baciate dal sole, pura poesia :-)

      Buona scampagnata e grazie per averci fatto conoscere questo piatto! Io non lo conoscevo e anche se tendenzialmente non sono un amante delle frattaglie ho imparato ad assaggiare prima di giudicare (anche perchè a volte se no ci si perde delle vere delizie). E poi il fatto che sia decantato dal grande De Andrè ha il suo peso! ;D
      Un bacione
      Fra

      Adesso mi gusto bene anche i due post qui sotto con calma…e raccolgo le tue segnalazioni.
      Grazie
      ciao buon we.

      Gi, come al solito, sei stata bravissima a raccontarci la storia e la ricetta! E poi la foto!.. E’ invitante da morire!
      Mi sa, mi toccherà prima o poi cimentarmi con la … cima..
      :-)))

      Baci!

      ti ci vedo a tavola con la canzone come sottofondo..e pensare e scoprire che un sapore si può amare non solo per il suo gusto, ma per quello che ci porta, per quello che ci dice, per come ci fa sentire…
      buon giro devastatrice di server…tra le più dolci killer del web che io conosco ;)

      I miei nonni erano di origine genovese ed una cosa che non manca mai a Natale è appunto la cima … quanto mi garba ! Buona serata Laura

      eeeeeeh, ma quant’è bello leggere i tuoi post? sei sempre la solita, grazie della chicca di De Andre’ e della ricetta! un abbraccio!

      Ciao sono passata solo per dirti che sto seguendo Fazio e le belle canzoni che ci sta proponendo. Ciao

      …che meraviglia di piatto.
      grazie per avercelo raccontato così bene.

      poi io non posso mangiarlo, ma non importa.

      pSu

      Il testo in lingua genovese non è completo.
      Saluti.
      Piero

      Piero in che senso non è completo? tu lo hai giusto? Benvenuto concittadino!

      Dopo aver ascoltato la splendida canzone cantata da Cristiano de Andrè a “Che tempo che fa”, ho cercato su internet il testo e sono arrivato qua… Brava, post bellissimo… e visto che siamo “soci” di VinoClic, ti linko anche da me… ;-)

      Mirco

      [...] potrei proporre le altre follie gastronomiche in cui mi avventuro nelle feste, come ad esempio la Cima, che in genere non manca mai nella versione antipastosa, oppure il Pandolce, però la versione [...]

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