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domenica 11 gennaio

Sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquore “tu che lo vendi, cosa ti compri di migliore?”

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Sono letteralmente inchiodata davanti alla tivvù a guardare lo special su De André, che ho annunciato ieri. Una gradita visita mi ha impedito di fare prima il post perchè tra organizzare il pranzo e tutto il resto, chiacchiere incluse, mi ha tenuto lontana dalla rete, ma alle 20 mi sono rimpossessata dei miei spazi, giusto in tempo per vedere questa trasmissione. Probabilmente sono la persona meno adatta a parlarne perchè sono commossa, da lacrime agli occhi, dico davvero. Non è tristezza, capitemi. Non c’è alcuna tristezza. É commozione allo stato puro.

Mi schianta dentro vedere tanti artisti accorsi per tributare uno dei più grandi poeti degli ultimi 50 anni. Mi ha emozionando, mi sta emozionando, come fosse uno specchio riflesso, la loro emozione nell’eseguire canzoni che tutti sappiamo a memoria fin da bambini. Ed allora ripenso al povero Celentano, al brutto scherzo che gli giocò l’emozione, in una serata tutta cittadina al Carlo Felice anche questa organizzata come tributo a Faber. Vedendo l’emozione di Nicola Piovani piuttosto che di Battiato, quasi incapaci di parlare, ho finalmente perdonato l’Adriano nazionale, la cui sensibilità in quell’occasione doveva essere a livelli sovrumani. Per chi non ha respirato l’aria (il mondo) di Faber probabilmente sarà difficile comprendere tutto questo gran movimento attorno ad un solo artista, però come parametro si potrebbe usare proprio l’immenso livello di stima e considerazione che Faber aveva tra i colleghi e gli addetti ai lavori. E quello dello spettacolo non è proprio un mondo di favole, diciamocelo. Sono tutti li con il coltello tra i denti pronti a farsi la guerra tra loro per scalare una qualche classifica, e invece con Fabrizio non lo hanno mai fatto, né da vivo né da morto. Questo secondo me la dice lunghissima. Magari da un’idea della distanza che esisteva (ed esiste) tra la sua persona e la sua opera e tutti gli altri, senza per questo voler denigrare nessuno, ma Faber pareva davvero venire da un altro mondo ed io sono consapevole della fortunata coincidenza che lo vide nascere proprio a Genova e dedicare a questa amatissima città, ai suoi margini, ai personaggi più disgraziati che vi albergano, moltissime delle sue canzoni. Io ci vivo in questa città, e molto spesso vado in centro storico a zonzo, solo per cercare le sue tracce, come avessi paura che Faber scompaia. Anche da qua, intendo. E forse è proprio questo il segreto per cui in questi lunghissimi dieci anni ho incassato la sua perdita, qua ogni luogo è ancora pregno dell’odore di Faber e vi assicuro che non è un modo di dire e non è mai stata una prassi genovese, almeno fino ad oggi, tutti sanno quanto i liguri siano reticenti a mostrare le proprie emozioni, difatti abbiamo la (giusta) fama di essere un po’ scontrosi e riservati.
E così sono anche io, mi rendo conto che non sono mica stata capace di descrivere il rapporto che avevo ed ho con la sua poesia, dovrei fare un post lungo una vita: la mia.

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Anche io raccolgo l’invito di Fazio e metto online amore che vieni, amore che vai, dopo mi rincattuccerò in compagnia di Faber, compagno di tante sere, ma prima vi ricordo che a Palazzo Ducale c’è una bellissima mostra dedicata a questo straordinario artista, dura fino al 3 maggio.

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