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Quel che resta di Faber

Posted By fiordisale On mercoledì 14 gennaio 2009 @ 12:43 In nessuna ricetta | 8 Comments

11-01-2009

A convincermi a fare un nuovo post è stato un articolo di Aldo Grasso, noto critico televisivo. Un articolo dal retrogusto amaro e che comunque mi spinge a fare qualche considerazione.

Francamente è pure uno scritto contraddittorio, perché da una parte da del aulico kitsch sociale alla trasmissione, ma nel contempo apprezza gli interventi e gli intervenuti, tutti rigorosamente dal vivo, e fa l’ode alla Dory nazionale. Quindi in realtà, signor Grasso, qual’era il suo messaggio nascosto? No per capire eh, mica che ci tenga a farmi gli affari suoi.

Missà che Gilioli ha ragione da vendere, e forse ha colto esattamente nel segno, perchè in troppi, compreso lei, a quanto pare, signor Grasso, si scordano che abbiamo un’intera generazione che manco lo conosce De André. Non si spiegherebbero altrimenti certe classifiche di gradimento sia musicali che di trasmissioni tivvù.

Essì, sarebbe il caso di inserire qualche canzone di Faber nel quotidiano, e per quello che mi riguarda passerei un video al giorno, sempre meglio dei vari realitisciò, e questo non è affatto un pensiero positivo. Perché quando si spera di esorcizzare un presente ingombrante fatto di sprazzi di Grande Fratello et similari con qualcos’altro, giocoforza, si sminuisce quest’ultimo. Ne sono tristemente cosciente.

Sicuramente molti giovani e giovanissimi non conoscevano De André, perché mica è obbligatorio che i suoi dischi siano in ogni casa, io sono stata una privilegiata, avendo un fratello molto più grande di me, sono stata iniziata alla sua lirica già da piccola, lo ripeto, ero (e mi sento) una fortunata, avevo a portata di mano qualcuno in grado di spiegarmi canzoni altrimenti incomprensibili, vista la mia giovane età, al di là delle spiegazioni semplicistiche e superficiali, intendo dire. Quindi perché non dare la stessa opportunità ai giovani e adolescenti di oggi? La vita, nel senso più ampio del termine, non dovrebbe essere una specie di passaggio di consegne, di conoscenze ed informazioni? Chi, come me, oggi ha qualche anno in più, non dovrebbe dare qualcosa a chi segue? Grasso, ad esempio, lei cosa lascerebbe ai giovanotti dell’oggi?

Il titolo del post lo devo ad un bellissimo articolo su Faber, uno dei più belli nel senso assoluto del termine,  completo e commovente, ringrazio Roberta Maiorano, il suo articolo contribuirà di certo a divulgare le conoscenze su questo artista unico in tutto.
Ma di articoli in questi giorni ne sono apparsi parecchi, qualcuno scioccante, altri ironici, altri ancora deliziosi. La cronaca della serata tributo è stata fatta, qualcuno, oltre al grande Gilioli, ha espresso il suo dissenso per le parole di Grasso, il tutto in una dialettica civile, mi pare, ciascuno ha portato un frammento di ricordo. Qualcuno si è infastidito per il clamore di quest’evento (e più in generale per la figura di De André). Però spesso si scorda che Faber appartiene alla memoria collettiva di più di una generazione, quella che in casa ha ancora dei preziosi vinili, da difendere con le unghie e con i denti.

Ho trovato un intervento sul forum di Mario Luzzatto Fegiz che credo sia meritevole di essere divulgato, ho chiesto preventiva autorizzazione all’autore e, oltre al link, riporto il testo, perché fa davvero comprendere cosa significa avere certe note dentro il cuore (e ringrazio infinitamente Luca per questa opportunità)

La magia di Creuza de ma

All’epoca vivevo in Inghilterra,a Birmingham.New Street era la via pedonale,dedicata allo struscio e davanti ai magazzini Marks&Spencer c’era sempre un ragazzo che con la chitarra racimolava qualche spicciolo,a volte accompagnato da qualche amico,a volte da solo.Il repertorio,manco a dirlo,andava dai Beatles agli Stones,agli Oasis.Mi fermavo spesso ad ascoltare e spesso lasciavo qualche penny o mezzo pound,quando ne avevo.Un giorno uno dei suoi amici mi porse la chitarra e suonammo insieme qualche pezzo.Poi,saputo che ero italiano,mi chiese di suonare una canzone italiana.Confesso che rimasi spiazzato,cosa potevo suonare di italiano dopo un’impressionante sequenza di capolavori beatlesiani e inglesi o americani proprio non avevo idea.Ci voleva qualcosa di profondamente italiano ma non scontato e pensai a Creuza de ma,sono tre accordi,li richiamai alla mente,dovrebbe essere Re-Sol e poi uno stretto giro di Sol-Re-La,più qualche variazione sulle prime corde.Mentre suonavo appariva palese l’estrema poetica,la fluidità,la musicalità della canzone e la dolcezza del testo genovese che strideva con il ruvido inglese di poco prima.Cominciò a fermarsi gente che cercava di capire cosa stavo cantando,io acquistai sicurezza e confesso di aver allungato di molto la canzone,ripetendo due passaggi e forse inventando qualcosa ma tant’è,spero che il grande Fabrizio non se ne abbia avuto a male.Mi sentivo profondamente Italiano e pur ammirando gli Inglesi me ne sentii piacevolmente distaccato,e mi accorsi quanto amavo la mia terra e la mia cultura mediterranea che traspariva chiaramente dalle note e dalle parole di un capolavoro insuperato di un Poeta.Suonavo e provavo un piacere indefinibile nel sciorinare quel testo che filava liscio come l’olio,come un gozzo genovese che esce dal porto in una mattina di sole,e il profumo della macchia mediterranea si confonde con l’odore del mare e avrei voluto non smettere più perchè,finita la canzone mi riapparve all’improvviso,come una frustata,il lugubre pomeriggio Inglese fatto di buio,freddo e pioggia gelida. [Luca Redavati]

Per chi avesse voglia di riguardarsi la serata e gli interventi canori di domenica 11, lascio i link, tanto per dare un’idea, li ha divulgati su Fb un signore che per cognome fa Battiato :-)))

In conclusione, caro signor Grasso, sono andata al garzantionline per cercare la definizione esatta della parola kitsch, che lei ha usato nel suo articolo e che riporto:

kitsch:
Definizione s. m. invar. tendenza del gusto che predilige manufatti di stile eterogeneo o caratterizzati da ornamentazione eccessiva, oggetti d’uso di forma stravagante, imitazioni dozzinali di opere d’arte e sim.: il portafiori a forma di torre di Pisa è un esempio di kitsch || Usato anche come agg. invar. di cattivo gusto: un oggetto kitsch.

Ovvio che ciascuno può avere le proprie opinioni, però confrontando il significato enciclopedico, non sono riuscita a calzare questa parola alla trasmissione di Fazio, mentre invece ho notato parecchia ruggine ed antipatia, nelle sue righe, per l’autore e il conduttore di chetempochefa.

Non sarà per caso che lei mi personalizza troppo antipatie private verso Fazio, e per colpire lui mi spara su Faber o chi, come me, lo ama? No per chiedere eh

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