Yes we can. Ma anche no, dai…
Stupita e disorientata da quanto sta accadendo in seno alla politica nostrana, ho scritto un messaggio su FB a Gianni Cuperlo, devo dire che non sono stata l’unica, dopo di me seguendo le indicazioni degli articoli sulla stampa, in molti hanno sentito l’esigenza di avere qualche risposta e Gianni, come sempre, è stato cortese, gentile e disponibile, anche se in realtà non è entrato nel climax della discussione rimandando il tutto ad un’intervista sul riformista, intervista che a grande richiesta è stata da lui stesso riportata nel suo blog .
Posso pure capire e dare il beneficio del dubbio, posso anche spingermi ad esprimere un’ottima opinione sulla persona, e parlando di Gianni Cuperlo francamente non si fa nemmeno una gran fatica, perché per bene mi è sempre sembrato e mi appare tutt’ora, sopratutto quando le nostre opinioni erano (sono state o sono) completamente divergenti. Perché è un politico che stimo ed apprezzo e rispetto le sue idee, anche quando non coincidono affatto con le mie.
Però leggendo la sua intervista, un po’ mi è rimasto il sottile sospetto che i politici vogliano sostituirsi alla magistratura, al giornalismo d’indagine, a chiunque tenti di offuscare la stella del cosiddetto potere politico, stella peraltro morente da più di un decennio.
Qual’è la questione che proprio non mi torna? Forse che non ci si può far pigliare da scrupoli (solo) al momento del voto, perché se questa prudenza col tempo avesse un qualche riscontro, si sarebbe trattato di una certa impreparazione e faciloneria nel chiedere dimissioni ingiustificate, no? Se invece è il pelo dell’uovo, utile a nascondersi dietro l’alibi di un’inchiesta in atto che ancora (tecnicamente) non ha prodotto i relativi avvisi di garanzia, ci si sarebbe nascosti dietro un dito. In questo specifico caso il medio.
Non è la questione di questo (non) voto che di fatto ha salvato la poltrona di sottosegretario all’economia di Cosentino, per la verità questa è l’ennesima occasione mancata di dimostrare coerenza, chiarezza, affidabilità e lealtà di questo partito-bazar verso il proprio elettorato. Elettorato che a suo tempo si è negato una gita fuori porta pur di recarsi alle urne, affinché loro (tutti loro) potessero svolgere un dignitoso lavoro di rappresentanza, lavoro che al momento lascia alquanto a desiderare, mi si consenta la franchezza. Qua mancano proprio i fondamenti. Qua manca l’acquisizione del concetto che PRIMA una persona si mette da parte e poi semmai gli si certificano le accuse. Obama, visto che lo si tira in ballo ogni tre per due, non è solo un’icona o una favola improbabile, lui le cose che dice ed ha detto le fa davvero. Per lui non è un problema mettere alla porta un individuo chiacchierato, come mai da noi invece è un problema di stato?
Questa manovra ha il sapore dal retrogusto amarissimo di certe purghe d’altri tempi, e la grande sconfitta di una grande (grandissima) parte di elettorato non è tanto la disillusione di certe promesse mai mantenute (né da questa, né da altre coalizioni sinistrorse) ma è la disastrata consapevolezza di trovarci di fronte al nulla, come dire che oltre questa purga non c’è niente e finiremo tutti giù con un colpo di sciacquone. Mai come oggi mi è capitato di rimpiangere e di sentire la dolorosa assenza di una figura come Berlinguer. Nel suo partito, per esempio, uno come Villari non avrebbe trovato asilo, e un (altro) come Marini non avrebbe mai potuto permettersi il lusso di andare in TV a dire le cose che ha detto.
Non è la prima volta che mi trovo interdetta di fronte alle scelte e alle manovre di questo assieme di persone disomogenee che qualcuno si ostina a definire partito, ma sarà forse che questa vicenda segue di poco la disgraziata e vergognosa vicenda Villari, la questione giustizia, la legge Alfano, la proposta di legge anti blog (presentata, ritirata, ripresentata e di nuovo ritirata), la proposta per impedire le intercettazioni, l’embrione della legge elettorale. Sarà che di fronte alla controproposta sul testamento biologico ci si trova con due proposte e due anime, sarà forse che non è l’unico politico salvato dalle maglie della giustizia, sarà forse che il confine che divideva quello che pensavo il mio partito dagli altri è diventata una linea imaginot, tanto sono simili nelle strategie corporative.
Alla questione etica e morale di Gianni, a cui rinnovo il mio sincero apprezzamento, a prescindere intendo, vorrei rispondere che senza il giornalismo d’inchiesta, quello che sta andando alla gogna negli ultimi anni, senza il coraggio e l’arguzia di Andrea Purgatori, tanto per fare un nome, non ci sarebbe mai stato Il caso Ustica, per esempio.
La scuola è quella anglossassone: Woodward e Bernstein sono i giornalisti del Washington Post che negli anni Settanta fecero scoppiare lo scandalo Watergate¸ la più importante inchiesta giornalistica del XX secolo.
Cosa ci vogliamo scommettere che se fosse successo in Italia sarebbero finiti loro sotto processo?
Nel poco edificante panorama nostrano ci sono vari esempi di buon giornalismo, nell’ambito della televisione merita di essere citato Report, i cui servizi, con tutti i limiti ed i margini d’errore possibili, sono tra le poche testimonianze concrete di giornalismo d’inchiesta in Italia, devo forse ricordare che è stato anche grazie a loro che si è arrivati ai processi sui fatti del G8 di Genova?
A questo tipo di riflessioni ci aveva già abituato in un passato recente Marco Paolini attraverso i suoi monologhi in cui mostrava impietosamente un’Italia vergognosa. I fatti per cui sono scoppiate le polemiche, anche asprissime talvolta, coinvolgevano vicende come gli speciali sul Vajont, sull’uranio impoverito, sullo stipendio dei parlamentari, sul disastro delle ferrovie, fino al più recente speciale dedicato alla Cremonini, con la denuncia della carne in scatola deteriorata. Con lo stesso identico piglio di segugi di notizie Rainews24 ha proposto all’attenzione, con la sua coraggiosa inchiesta, la vicenda dell’uso del fosforo bianco a Falluja. Sulla carta stampata invece è esemplare l’inchiesta dell’inviato de L’Espresso Fabrizio Gatti dal titolo Io, clandestino a Lampedusa. Ovvero si finse egli stesso un profugo clandestino per registrare in prima persona la realtà all’interno del cpt di Lampedusa.
Non mi metterò a fare la lista dei giornalisti che hanno contribuito a scoperchiare scomodi vasi di Pandora che maldestramente la politica ha sempre tentato di tenere nascosti, tanto si sa, ci sono giornalisti comodi ed altri scomodi, ne citerò uno per tutti, anche se lo ripeto non è l’unico, ma considero Pippo Fava un po’ il portabandiera di una delle più belle e degne categorie di lavoratori, cosa che francamente non mi viene da pensare della classe politica.
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Carissima, ti avevo perso per un po’ ed eccomi qua, sono riapprodata e ho avuto da leggere parecchio nell’ultima mezzora… siamo in sintonia perfetta, non c’è che dire… Ti auguro un bell’inizio settimana e anche un giorno intero senza telegiornali, che fa bene alla salute, prendila come una cura disintossicante, che c’è rischio di rimanerci con tutte le schifezze che ci fanno mandar giù… Tanti baci !
Sottoscrivo in toto l’articolo, continunado a chiedermi il perchè sia così difficile fare domande scomode ai politici. In tutti i paesi democratici del mondo, i politici hanno timore a farsi intervistare, perchè sanno che potrebbero essere messi di fronte alle loro responsabilità . In questo paese non si riesce mai ad assistere ad un confronto franco fra un politico e un giornalista; di solito le domande sono concordate e mai nessuno tira fuori un programma elettorale, chiedendo di rispondere di eventuali scostamenti che si siano verificati nel comportamento. A quel punto, in caso qualcuno osi, di solito il politico si alza e lascia lo studio televisivo, sdegnato di essere stato così potentemente offeso.
Forse però, fino a quando le persone che ragionano diversamente non si impegnano a sostituire questi vecchi emblemi del potere,le cose non cambieranno mai davvero.
Ci sto pensando seriamente.