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sabato 7 marzo

Padre nostro che sei nei cieli, restaci!

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A 9 anni avevo pochissime amiche, preferivo trascorrere ogni mio momento libero con i ragazzi, che offrivano quel certo nonsoché di avventuroso. Dalla mia postazione, tra i rami forti della pianta di gelso, osservavo le mie coetanee riprodurre, giorno dopo giorno, i loro passatempi sempre uguali, il gioco della mamma, i pentolini, la parrucchiera, le bambole. Tutte cose che sentivo un po’ estranee e perverse, in pratica riproducevano in piccolo la quotidianità delle loro mamme e sorelle più grandi. Mi pareva triste. Molto meglio scorrazzare sui carretti fatti con le cassette della frutta, o fare le gare con la fionda e le cannette. Quello ch’è certo è che a 9 anni giocavo spensieratamente felice su e giù per il mio quartiere e non mi è mai venuto in mente di riflettere sul fatto che facessi giochi da maschio, per me erano giochi e basta. Quello semmai me lo faceva notare mia mamma, quando tornavo a casa con le gambette infangate e piene di escoriazioni, dopo una delle tante partite di pallone in quel campo che al posto dell’erba aveva terriccio e pietruzze che si andavano a conficcare nelle ginocchia spellate.

I miei 9 anni sono stati indubbiamente diversi da quelli che sta vivendo una bambina brasiliana, vittima di stupro già tre anni fa ad opera del suo patrigno ventitreenne. La bambina in questione è salita all’onore della cronaca mondiale perchè questi abusi, continuati fino ad oggi, hanno prodotto una gravidanza, dalle analisi si è ricavato che fosse gemellare, il che metteva in serio rischio la sua vita, quindi è stata sottoposta all’aborto terapeutico. Ricordo a tutti che in Brasile, paese molto cattolico, l’aborto è consentito solo in casi di stupro o quando è in serio pericolo la  vita della madre. La bambina, hanno fatto notare i medici, rientrava in ambedue le categorie.  Nonostante questo i massimi organismi della chiesa hanno ufficializzao la scomunica della madre della bambina e dei medici che hanno provocato l’aborto.

Come è successo  qua da noi solo qualche settimana fa, in occasione del disperante caso Englaro, anche in Brasile si è scatenato il tifo da stadio degli improvvisati “difensori della vita”, i quali se ne sono inventate di cotte e di crude per impedire l’interruzione di quella disgraziata gravidanza erano persino arrivati a proporre di tutto, da offerte d’adozione per i nascituri fino alla sponsorizzazione di un’azzardata operazione di  parto cesareo con la  conseguente lunghissima incubazione. Oramai è prassi di questi sedicenti gruppi talebani di difensori della vita mostrare totale indifferenza per la vita delle madri, e quando anche se ne ricordassero la rimetterebbero alla volontà benigna del loro Dio.
Tutti i tentativi messi in atto non sono serviti però ad impedire l’aborto, che ha avuto luogo alla quinta settimana di gravidanza, provocando la furiosa reazione della chiesa cattolica, che per bocca dell’arcivescovo ha scomunicato la madre della bambina, i medici e chiunque abbia partecipato all’operazione, escludendo solo la piccolina, in virtù della sua giovanissima età. E questo, diciamolo, è  una grandissima dimostrazione di sensibilità nelle intenzioni della chiesa.
L’arcivescovo di Recife, Josè Cardoso Sobrinho ha detto che: ”La legge di Dio sta al di sopra di qualsiasi legge umana. Quindi, quando una legge umana, vale a dire una legge promulgata da legislatori umani, è contraria alla legge di Dio, questa legge umana non tiene alcun valore”. Francamente vien da chiedersi com’è che non si sia pensato di proporre l’adozione della Bibbia e dei Vangeli in sostituzione delle carte costituzionali e del Codici giudiziari. Questa drammatica vicenda non evidenzia in maniera incredibile le similitudini con altre religioni? Basterebbe ricordare  chi chiede l’applicazione della Sharia nei paesi islamici o della Torah in Israele, per non stare a rovinarci la giornata, sconfinando dalle religioni e parlando di  infibulazione . come si noterà, il quadro per le donne ha ben poco del trionfalismo manifestato da questa o quella politica.

Mi sono sinceramente stupita che all’arcivescovo brasiliano sia sfuggito di dimostrare che le leggi della chiesa cattolica siano incontrovertibilmente le leggi di Dio da applicare in terra,  e che in particolare Dio abbia mai legiferato in materia d’aborto. Mi sta perdendo colpi il ragazzo, avrebbe potuto riscrivere le leggi mondiali, tutti uniti in un’unica Costitiuzione, che per forza di cose, dovremmo definire divina. Nella foga isterica, il nostro Don Abbondio porporato, si è scordato completamente di occuparsi del carnefice, chessò, anche come gesto di buona volontà sarebbe bastato un richiamo, e invece niente, alchè, ovviamente persino i cattolicissimi brasiliani si sono indignati.

La successiva dichiarazione rilasciata ha lasciato esterefatto mezzo mondo, ovvero che per la chiesa cattolica “l’aborto è più grave della pedofilia”: “Il patrigno ha commesso un delitto gravissimo, ma tale delitto in accordo con il diritto canonico, non è passibile di scomunica automatica. L’aborto è molto più grave.” Questa dichiarazione sgombra il campo ad ogni dubbio, la scelta di assoluzione per il patrigno è stata ponderata e da quello che si sa anche appoggiata dal Vaticano.

Se c’è qualche cattolico in linea, perfavore, mi potrebbe spiegare come mai la chiesa ha scomunicato la parte lesa anziché il carnefice? É una domanda semplice, non nasconde nessun tranello dialettico, giuro. Ho solo bisogno di capire come un normalissimo cattolico riesca a dormire la sera, dopo aver letto questo tipo di notizie. Per quello che mi riguarda sono sinceramente felice di non appartenere all’allegra combriccola, già ci sono i nostri politici che mi riempiono il cuore di sincera vergogna, mi ci mancherebbe accrescerlo con dichiarazioni di fede inopportune.

Come si è potuto notare le infanzie non sono tutte uguali ma l’ottusa, integralista,  stupidità si.

Ripenso ai miei nove anni facendo il raccapricciante parallelismo tra la mia vita e quella di questa bambina e mi vengono in mente gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza, a quello che pensavo, alla mia ribellione di allora.

Solo qualche anno più tardi, difatti, ho riflettuto sull’ironia della vita, le donne non hanno niente già alla nascita. Non hanno mai un cognome tutto loro: o è quello del padre o quello del marito. Non hanno un corpo tutto loro: c’è sempre qualcuno che lo pretende in prestito d’uso, o se lo prende, o ancora rivendica l’usucapione. Non hanno neanche un walter tutto loro (e per chi segue la Litizzetto sa a cosa alludo): o sono mogli che lo spartiscono con le amanti o viceversa. Non hanno mai una vita tutta loro: ogni volta che, in un impeto di generosità il Braccobaldo di turno le ha detto – fanculo, ti lascio sola con la tua vita da paranoica psicopatica – in meno di 24 ore arrivava qualche altro cretino a privarla della sua preziosa e beata solitudine.

Non è tempo di mimose, non lo è per niente, non fatemele vedere, per favore.
Idealmente regalo ad ogni donna un carciofo, perchè come la vita è buono, ma per goderne bisogna prima togliere le spine.

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