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mercoledì 18 marzo

Da che depende?

piantine-aromatiche

L’antefatto è che ho ricominciato a fare scorta di piantine aromatiche, per ora ancora poche, le ho prese nella serra di Bogliasco dove vado di solito. Quella delle piantine aromatiche è un’abitudine ereditata direttamente da papà. Non so nemmeno se sia una roba genetica, una qualità o semplicemente un talento naturale, fatto sta che se a mio papà qualcuno gli avesse portato un pezzetto di ramo rinsecchito, più morto che vivo, lui riusciva a  resuscitarlo e col tempo farne una pianta forte e vigorosa. Quella era ed è sempre stata la sua grandissima passione. Io ne ho ereditato qualche piccolo brandello, troppo poco per reputarmi appagata, ma il piacere intenso, quello si, e la dolcezza di ripetere gli stessi gesti che  gli vedevo fare fin da piccola.

Se mi sforzo di osservarmi da questa distanza abissale, mi vedo intenta ad  aiutarlo e, su sua richiesta probabilmente per darmi qualcosa da fare, come si fa con i bambini inquieti, gli portavo l’annaffiatore che pesava più di me, quindi nel breve tragitto riuscivo a svuotarne la metà per strada, tra gli strilli isterici di mia mamma, poi mi accoccolavo accanto a lui attenta ad ogni suo gesto: i rinvasi, le potature, le cure. Volendo questa dipendenza dalla memoria, non necessariamente privata, potrebbe essere il primo punto del meme che mi ha passato la mia meravigliosa Cristina, cosa dite, ci può stare?

Le cinque cose da cui sei dipendente

meme

  1. la mia prima dipendenza l’ho già dichiarata. Avere così tanta memoria a volte è persino pesante, perchè comunque tutto parte in automatico, ci sono degli invisibili fili, delle sinapsi che si attivano da soli e… bè, mica sempre può essere vantaggioso, basti pensare ai propri errori, ricordati e rivisti mille volte come certe pellicole inceppate nei cinemini di provincia di una volta.  Ecco in quei momenti invidio terribilmente chi a merenda non si ricorda co’ha mangiato a pranzo, mannaggia
  2. la mia seconda dipendenza è il computer, incluso internet. Un giorno, quando avrò un attimo, farò un post dedicato al ventesimo anniversario del “www” e come questo ha cambiato tutta la mia vita. Amo internet, è parte integrante della mia esistenza, la mia ideale estensione. Ci so dentro con la curiosità dell’eterna neofita e la spregiudicatezza della grande esperta, ci sto dentro come se fosse la mia stanza dei giochi. Oggi lo so anche dimensionare, usare, modellare sulla base del resto della mia vita, ma il piacere di scoprire che non ha mai avuto flessioni nella mia personale scala di preferenze, è davvero una stranezza. Sono un’incostante di natura, perciò dico ch’è davvero strano scoprirmi ancora terribilmente innamorata di uno strumento che ogni giorno mi fa scoprire dei buoni motivi per sentirmi ignorantissima, sarà che forse mi fa sballare sta cosa che è in continuo progress, perciò tutto quello che si è imparato ieri, oggi quasi non serve.
  3. La mia terza dipendenza è la musica. Dico terza anche se in realtà non sto seguendo un preciso ordine di gradimento, perchè in quel caso questo sarebbe il punto uno, tanto la amo. Sono nata con la radio gracchiante accesa, per qualche anno ho dormito con la culla in camera dei miei e la mia culla era fatta col telaio cromato e il contorno con la rete bianca, un po’ in stile di come adesso si fanno i box per bambini (se vi state facendo domande andate a rileggere il pre-punto uno, troverete le risposte :-))) Sono nata diciamo quando i miei avevano già abbondantemente dato e la casa era sufficientemente affollata dagli altri figli, tant’è che non c’era il posto per me. Dicevo, questa culla, probabilmente raffazzonata, (chennesò!) stava di fronte alla televisione, che per motivi di spazio stava messa in camera o… ahem maliziosamente si potrebbe pensare messa lì intenziosamente per… ri-ahem distrarsi un attimo dalla produzione figlifera. Uffa sono dispersiva, tornando a sta cavolo di culla di fronte alla televisione, mia mamma è sempre stata convinta ch’io dormissi quando era accesa, ed invece io ero lì ad assorbire ogni singolissimo fotogramma. Quando c’erano i varietà o le canzoni in genere per me era la felicità assoluta.
  4. la curiosità, è il motore della mia vita e in fin dei conti questo mio assecondarla ogni volta, e non sempre a ragione, mi fa pensare a questa come se fosse la mia quarta dipendenza. Funziona anche con le persone, se non m’incuriosiscono non mi scatta la molla d’approfondirle, è buffo vero?
  5. Finalmente siamo al punto 5 di qesto post frettolosissimo e fatto un po’ in condizioni precarissime. Già so che se tentassi una rilettura correttiva sarei costretta a riscriverlo da zero per aggiustare (perlomeno) la lingua italiana. Ma ahimè (e ahivoi) sto tempo non ce l’ho, tutta la mia ricreazione di ieri sera e stamane l’ho bruciata tra plagi et affini, indi per cui, ci accontenteremo di quel che passa il convento. In questo caso considerate valide perlomeno le buone intenzioni, grazie! La mia quinta dipendenda, dicevo… tadatata… è il cioccolato, ebbene si! Per dare una piccola idea tutta la mia gravidanza mi sono nutrita a nutella, che mi pareva uno sballo poter spaziare senza preoccuparmi dell’ingrassamento. Una volta, anni dopo, quando mi ero data un po’ una regolata, al laboratorio di analisi il medico mi disse che ero il primo caso di sangue marrone :-))) credo che ancora oggi si stia chiedendo come facessi ad essere magra con tutto quel cioccolato nelle vene. Nel periodo di Pasqua, quando io e mia sorella eravamo piccole, andavamo di soppiatto nel salone, dove sul mobile stavano allineate tutte le uova che mio papà aveva comprato per tutti. Erano dimensionate per ordine d’importanza e di età, quindi la mia era sempre la più piccola e scafagnata (eh!). Perciò nelle giornate che precedevano la Pasqua io e mia sorella, andavamo di nascosto ed una dopo l’altra aprivamo tutte le uova degli altri, prelevando le sorprese e mangiando la cioccolata avanzante dal buco. Poi, con una maestria delinquenziale che oggi non sarei più in grado di riprodurre, richiudevamo l’uovo come in origine e tornavamo ai nostri giochi, più complici che mai. Lascio a voi immaginare il macello che scoppiava al consueto pranzo pasquale, quando papà con fare solenne distribuiva le uova e ciascuno all’apertura dell’involucro si trovava di fronte all’uovo manomesso e già rotto. Un macello, davvero!

Mi scuso davvero per i modi spicci, ma davvero non riesco a far di megllio oggi :-))) nevvero che mi scusate?

Passo il meme a Brii, Simo, astrofiammante, Annies!, serena,  ma anche a chi, passando da ste parti avesse voglia di farlo e di condividere le sue riflessioni su cosa ritiene indispensabile nella sua vita.

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