Cuore di Mamma ovvero di mamma ce n’è una sola
Parrà buffo, ma mia mamma era una che odiava qualunque tipo di festa, specialmente se era lei al centro dell’attenzione. Ancora oggi mi vengono in mente certe feste di compleanno dall’atmosfera ruvida e imbarazzata. Il momento dei regali era poi un attimo spettacolare, si sforzava di apparire contenta ma si vedeva che era in soggezione, lì per lì non si riusciva a capire se il regalo era stato davvero gradito. Era buffa nella sua ritrosia magari mentre tentava in ogni modo di sfuggire all’abbraccio che si destina ai festeggiati. Non si può certo dire che fosse un’egocentrica, anzi era indubbiamente una pessima protagonista se proprio vogliamo dirla tutta.
Ti accorgevi che c’era in ogni istante della giornata, dal profumo zuccheroso della colazione, alle maglie lavate e stirate, alle stanze che miracolosamente, mentre noi si era a scuola, tornavano ad essere linde e ordinate. Ti accorgevi di lei perché al ritorno da scuola trovavi esattamente quella pietanza che ti piaceva tanto ma che ti aveva detto di non avere il tempo di fare. L’unica festa, che io mi ricordi, a cui mia madre era affezionata era la festa della mamma, nemmeno per l’anniversario le riusciva ad essere così luminosa, con gli occhi scintillanti. Sono quasi sicura che l’aspettava già dai giorni precedenti ed era sempre curiosa di scoprire cosa le portavamo, da piccini erano cose piccole e pasticciate, a volte poesiole scritte con le matite colorate altre volte erano piccoli manufatti scolastici; invece i miei fratelli più grandi le portavano i fiori e i cioccolatini o qualche piccolo monile. Per lei era quello il giorno della festa e solo a pensarci mi fa sorridere come una donna così restia a tutte le altre ricorrenze si lasciasse incantare da tutti noi. Quel giorno era tutto suo, era la nostra regina e noi la sua piccola tribù. Così ripensandoci un po’ mi sono sentita in colpa di avere, con gli anni, lasciato affievolire quest’usanza, considerata figlia del consumismo la vivevo più per inerzia per con vera convinzione e lei lo sentiva, sensibile com’era. Mi sono sentita in colpa di non aver assecondato questo suo piccolo vezzo di sentirsi regina per un giorno. Persino quando sono diventata mamma a mia volta non ho mai dato troppo risalto a questo giorno, chissà perché. Sarà che lei, a differenza di me, aveva fatto di questo ruolo la sua professione con una dedizione così totalizzante che io non riuscivo ad avere, divisa com’ero tra il cosiddetto lavoro-vero e il biberon.
Oggi, da orfana, sento di doverle un pensiero. Un pensiero tutto suo con un dolce che non faccio molto spesso ma che a lei piaceva molto. Per ringraziarla di essere stata una mamma d’altri tempi, una di quelle che destinano ogni loro energia ai figli, come fosse la loro unica missione di vita. É stata una grande madre, ha sempre anteposto le nostre esigente anche a se stessa e al suo ruolo di donna. Un pensiero dolce e lieve come una carezza a tutte le mamme che non ci sono più, a chi lo è già a chi lo sarà tra breve e a chi spera tanto di poterlo essere un giorno.
Budino di riso in guscio
per la brisé
200 g. di farina00
100 g. di farina di mandorle
un pizzico di sale
120 g. di burro
1 uovo
25 g. di acqua (se non bastasse aggiungetene di cucchiaio in cucchiaio)
ripieno
100 g. di riso
450 ml di latte
150 g. di panna
100 g. di zucchero
50 g. di mandorle tritate
4 uova
20 g. di fecola di patate
50 g. di burro fuso
40 g. di uva sultanina (uva passa)
La ricetta della brisé è grossomodo quella di Felder, un po’ arrangiata.
Per la pasta: setacciare le due farine e lavorarle con il sale e il burro con la punta delle dita. Aggiungere l’uovo, l’acqua e impastare velocemente. Coprite con pellicola e lasciate in fresco a riposare.
Imburrare gli stampini e foderarli con la pasta brisée, cercando di tagliare i bordi con delicatezza, nel frattempo bollire il riso nel latte per 5 minuti, dopodiché mettere tutto in una pirofila e infornare finché non sarà gonfio. Eliminare la crosticina che si forma in superficie, far raffreddare e frullare. Aggiungere la panna. Lavorare insieme la crema di riso, i rossi d’uovo, lo zucchero e le mandorle tritate. Montare le chiare a neve con lo zucchero rimanente e la fecola di patate. Incorporare alla crema di riso ed aggiungere il burro fuso e l’uva sultanina. Infornare a 180°C finché non sarà cotto.
piesse
ehi persino google non ha resistito alla festa :-)
Post simili
altri post simili:
Stampa questo articolo

































Ciao ! ho appena pubblicato il post sul mio blogghino e sono venuta a trovarti .
Che dire , non so se l’abbiamo scritto nello stesso momento , ma sicuramente le nostre emozioni sono molto vicine .
Grazie del pensiero dolce come una carezza per tutte le mamme che non ci sono più . chiara
Ho le lacrime agli occhi.
Chiara (che spera tanto di poter essere mamma un giorno vicino)
Il problema è che si vive sempre per l’attimo dopo, invece bisognerebbe godersi il presente e cioè godersi la mamma istante x istante finché si può perché dopo potrebbe essere troppo tardi.
Io me lo ripeto sempre, poi purtroppo nella fretta dei giorni non sempre riesco a fare quello che mi ero prefissata.
Castagna
Ecco, mi sono commossa.
Grazie, Gì. Le tue parole riempiono il cuore.
L’importante è vivere queste feste con calore. NElla frenesia quotidiana si rischia di perdere il gusto delle tradizioni e così è bello ritrovarsi una domenica attorno al tavolo per festeggiare o ricordare la propria mamma
Un abbraccio
fra
Felice giorno anche a te cara Gi…m’hai commosso e tanto:-)
Dolce questo post…grazie!(la torta di riso piaceva molto anche alla mia mamma)
P.S fuori tema: oggi su Repubblica c’erano due pagine dedicate ai “pesti”!
Gì, ma che fai, vuoi farmi commuovere ed anche sentirmi in colpa????
Io manco li ho fatti gli auguri a mia madre!!!
Posso mandarti un bacio?
Non riesco a dire proprio niente, ti abbraccio, soltanto :)
Post molto commovente. Anteporre le proprie esigenze a quelle dei figli è ciò che fa di una grande donna una grande mamma.
La ricetta dal canto suo è proprio carina.
Quegli stampini ovali, poi, ce li ho pur’io!
Che dire: bisogna farla!
;)
Ma se frullo le mandorle al posto di comprare “farina di mandorle” viene uguale?
E’ un bellissimo ricordo, di un amore infinito.
Non ho mai amato le feste commerciali, ma quella della mamma è qualcosa di diverso… non la sento molto come mamma, ma la sentivo tanto come figlia. Quest’anno è stato come se la festa fosse stata cancellata. Un anno sabbatico… magari dal prossimo mi ricorderò di essere io stessa una mamma speciale per i miei figli (Francesco a scuola mi ha preparato un quadro con la poesia… quando me l’ha dato era tutto rosso e quasi piangeva per l’emozione…)
Se mi posso permettere..uno dei post + belli tu abbia mai scritto!
TUa mamma dal cielo avrà sorriso Gì!
Un abbraccione
Saretta
Il tuo blog trasmette molto calore, i colori, il messaggio e mi sento come a casa per me. Congratulazioni!
http://translate.google.com/translate?js=n&prev=_t&hl=ro&ie=UTF-8&u=www.geaninacodita.blogspot.com&sl=ro&tl=it&history_state0=