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venerdì 22 maggio

Approssimato per difetto

approssimato_00

Il guaio è che sono innamorata secca, che quando lo avvicino mi cadono tutti i denti falsi, i parafulmini e i fulmini. Per forza c’è tensione. Per forza dopo solo un’ora che stiamo assieme mi viene mal di testa. Con lui è tornata la mia imbecille strategia sentimentale ovvero l’incapacità di stare troppo a lungo con quelli fatti come lui. Basta una settimana, a volte una sola notte, per sentirmi soffocata, ficcata in un barattolo amoroso, insofferente, a volte con la voglia di scappare. Non gli chiedo di capirmi, le sue parole tracciano un intricato reticolato, fitto, che m’imprigiona. Sono innamorata secca. Ma innamorarmi non posso. Ma non posso neppure non innamorarmi. É una splendida sintesi degli opposti estremismi. La mia ricerca di amori impossibili non era mai andata così distante.

Lo so, me lo sento, comincerà a sbucarmi nei pensieri come una macchina che salta il guard-rail e finisce nella corsia opposta. L’incidente è inevitabile, morsi feriti e baci, formiche rosse addosso, crudeli, spietate.
Mi scivolerà negli occhi mescolato al sudore. Lo so, me lo sento, nella mia testa diventerà eccezionale. Se imbroccherò il capoverso giusto sarò fatta e finita. É come un’eclissi, una cometa, un taglio di luce di un faro che ti sbalucca, e ti rompi le ginocchia sugli scogli. Basta una volta e sei fratturato per sempre.
Mi farà innamorare le molecole, lo so, me lo sento.
Mi ronza nella testa come una zanzara suicida, mi buca il cervello, mi azzoppa i sogni. Sento l’anodo e il catodo imbestialirsi, sputare energia, caricarsi. É come un lampo che mi esplode dentro, e mi fa chiedere a che strano voltaggio funziona.
Attraversarlo è stato come infilare due dita nella presa, come da piccoli. Poi per tutta la vita ci farai attenzione.
Poi ha cominciato con i tuoi paloinfrasca mentali insopportabili, da allucinazione. Le sue linee -politiche, sentimentali, della mano- erano attorcigliate e rincarognite l’una contro l’altra. Non mi è restato che leggere, bestemmiare e cercarlo nei vetrini. Naturalmente senza risultato.
Ci vorrebbe un caleidoscopio erotico, lui tutto rotto, sbriciolato in pezzetti colorati, che si ricompone davanti ai miei occhi.

Poi, come per magia siamo arrivati all’ultimo capitolo a due piazze ed è finito tutto, scomparso. La sua unghiata si è infettata sempre più. Lo capisco che uno non può fare l’amore da distante, che questi ponti psicologici possono solo franare, ma il pantano psicologico in cui mi ha gettato è inenarrabile.
Uno strano nulla con lui. Il suo Natale senza famiglia, io a capire ch’è tardi, non so per cosa ma è tardi. Come se avessi perduto un nonsoché, un treno, una lumaca, una carezza: qualcosa che non ripassa e che lascia una scia: un rumore, una rotaia, una cicatrice.
Ed era amore vero, più certo, provato, sentito.
Due che si ingarbugliano i pensieri insieme è come fossero stati sposati, resta sempre qualcosa. Lui intagliato nelle sue tavole di fascino, io da sola su un mare di seconda mano.
Sento male dappertutto. Sembra che mi abbia piantato dei vetri addosso, come su un vecchio muro, e me li porto in giro, tutta tagliata e tutta tagliente. Ho una ruga in mezzo al cervello, profonda, infetta: ce ne vorrà perché metta la crosta.

approssimato_01

Non c’è scampo, non va giù. È come se mi avesse abbandonato dopo anni di convivenza psicologica, lasciandomi sola 3 volte. Mi sento orfana e vedova allo stesso tempo. Lo sapevo già da prima che non avrei dovuto nemmeno cominciare ;-)

piesse
to be continued

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