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lunedì 6 luglio

Aggiungi un posto a tavola (e che posto!) :-))

peperoni_bagnacauda

Mancano 8 giorni all’appuntamento del 14, continuo a rinnovarvi l’invito ad iscrivervi, è fondamentale che alla conta finale compaia una lista interminabile, è l’unico modo per far sentire la nostra voce, e anche se c’è stata qualche manovra di avvicinamento-ripensamento nel we, direi di non farci troppo affidamento, come dice Scorza un OdG non è un emendamento, il che significa che giuridicamente non serve a granché. Del resto le leggi si modificano con gli emendamenti mica con OdG o buone intenzioni, no?
Faccio un break, tornando al cibo, che ogni tanto ci vuole :-))) Il tutto per dire che non è che non cucini, eh! Anche se non ne parlo sto facendo qualche cosetta interessante e parlo solo di quelle meritevoli di attenzione, spero tanto, nei prossimi giorni di pubblicare quelle 2-3 cosette sfiziose degne di menzione. Vi chiederete perché con tutti i mesi invernali a disposizione abbia scelto proprio questo periodo per pubblicare la stra-famosa ricetta della bagna càuda, su cui non c’è da inventare niente. Bè ecco se tenete conto che a Portofino e Santa Margherita sono stati costretti a modificare la ricetta del pesto perché al papi non piace l’aglio (roba da matti). Capirete da voi, che ogni volta che vedo una testa d’aglio mi scappa da ridere e penso a strani dracula che si aggirano tra ville e palazzi. La verità è che io d’inverno non riesco a mangiarla perché la dose massiccia di aglio (essiccato) che si usa per questa salsina, che accompagna le verdure, me la renda assolutamente indigesta, essì che non potrei manco definirmi debole di stomaco, visto che riesco con nonchalance a leggere articoli inerenti nani e ballerine anzi, a pensarci bene, se avessi l’onore di avere il papi a cena farei sicuramente il piatto unico, bagna càuda per tutti. Sono contraria a sprecare tempo a inventare nuove strategie per qualunque roba quando la natura riesce a risolvere ogni problema :-P

Tornado alla bagna càuda, che tra parentesi in talune località si scrive caoda (quindi, visto l’amore che ho per questo territorio, per non far torto a nessuno la scrivo un po’ così un po’ colà :-)), di solito scelgo questo periodo per apprezzarla, come merita, perché con l’aglio fresco, così aromatico e delicato assieme non ho alcun problema a digerirla. Non fate la sciocchezza di diminuire smodatamente le proporzioni d’aglio suggerite dalla ricetta originale perché si stravolgerebbe la ricetta stessa, però questo mi è sembrato un escamotage accettabile.

La storia della Bagna càuda è alquanto controversa, benché sia ad oggi il piatto più caratteristico del Piemonte. Nelle svariate località piemontesi c’è qualche differenza tipo l’introduzione di burro e/o latte, ma nulla diveramente stravolgente. Intanto diciamo che il latte, usato per tenere a bagno l’aglio, servirebbe proprio per disinnescare la bomba nuclerare agliosa, ma non ve n’è traccia nei testi ufficiali. Nel caso aveste il mio stesso problemino a reggere, appunto, la bomba agliosa, provate a gustarla con l’aglio fresco, vedrete che sarà una vera sorpresa!

La bagna càuda viene servita in appositi tegamini di coccio posti su piccoli fornelli che vengono posti sul piatto di ogni persona, un po’ come quelli della bourguignonne o della fonduta (inclusa quella godereccia di cioccolato).
In genere è servita con verdure crude e cotte, le più utilizzate sono: peperoni, insalata, verza, carote, cuore di cardo, radicchio, porro, patate cotte al vapore, cipolle al forno, peperoni abbrustoliti, scarola, cavolfiore lessato, barbabietola, cipollotto.

Io ho usato le acciughe di un pescatore di Voltri, che poi sarebbe il fornitore ufficiale delle sagre della Val Maira, nel cuneese, commercio peraltro di antiche origini.

Bagna càuda coi peperoni

peperoni_bagnacauda_1

Ingredienti per 4 persone

40 grammi di burro,
250 grammi di olio extravergine d’oliva,
200 grammi di aglio fresco,
200 grammi di acciughe sotto sale belle carnose;
2 peperoni rossi e 2 gialli

Pestare gli spicchi d’aglio nel mortaio ma non credo che farebbe gran differenza a tritarli nel robot. Lavare le acciughe (velocissimamente!) per eliminare il sale  e asciugarle con carta da cucina.  Mettere l’ olio in un tegame di coccio resistente al fuoco, unire l’aglio e le acciughe. Cuocere a fuoco basso mescolando di continuo fino a che le acciughe non saranno completamente sfatte.
Fate sobbollire dolcemente la crema senza farla friggere.
Aggiungere il burro, mescolare finchè sarà sciolto e disporre la salsa caldissima sulle fette di peperoni arrostiti.

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