Vincere e vinceremo
Recentemente, proprio alla festa democratica, ho rivisto il film Vincere di Bellocchio ed immediatamente mi sono stati più chiari gli attuali scenari, il parallelismo con l’odierna situazione civile e politica ha moltissimi punti in comune. Tanto per cominciare dall’influenza attribuita alla forma di comunicazione di un giornale, tant’è che proprio l’Avanti! fu il punto di partenza di Mussolini, che approdò poco dopo alla fondazione de Il popolo D’Italia. Se ne deduce che, ieri come oggi, si temono maggiormente il dissenso e la critica di provenienza giornalistica piuttosto che l’opposizione istituzionalizzata all’interno del parlamento. In effetti la nostra opposizione si è infragilita, colpa nostra? Responsabilità loro? Non importa. Fatto sta che le guerre intestine e le contraddizioni all’interno dei partiti opposti al governo hanno di fatto irrobustito le posizioni dell’attuale coalizione di governo.
L’uomo comune, a torto o a ragione, cosa importa, riconosce nella voce dei giornali l’unica opposizione (ancora) credibile. Berlusconi oggi, come Mussolini allora, teme di più la stampa che il confronto in parlamento. Ci si chiederà i motivi, bè non sono difficili da comprendere. Il parlamento è completamente esautorato dal suo ruolo, non esiste dibattito, solo voti di fiducia con un’opposizione attonita a far da spettatrice ridotta al silenzio.Ha persino tentato la carta di adottare la stessa filosofia in campo europeo, ma li gli è andata male, perché il parlamento tutto, lo ha mandato a spigolare con una sola domanda del Presidente ” a chi dovremmo chiedere permesso?”. Questo non vi fa riflettere?
I giornali, a differenza del parlamento italiano, sono meno controllabili, anzi qualcuno tra essi, perché molti appartengono di fatto al premier, sono la sua cassa di risonanza. Sono lo strumento attraverso il quale il governo enfatizza le sue gesta, i suoi decreti legge. Sono il veicolo promozionale attraverso il quale il governo pubblicizza le sue strategie e convince il popolino. Sono lo strumento perfetto con cui si attaccano gli avversari, a prescindere dalla loro origine politica e/o culturale. Difatti i direttori di codesti giornali vengono più o meno premiati in base al modo in cui svolgono il loro lavoro. Quello che sfugge è che i fatti personali e privati del signor Boffo non hanno (e hanno avuto) alcuna ricaduta sulla mia vita, a differenza di quelli del premier, intendo.
Perché partire da un film come Vincere per decifrare quello che sta capitando all’Italia, vi chiederete. Bè perché quella è la versione un po’ invecchiata dell’Italia di oggi, l’ho detto. Attraverso questo film si ha il trailer preciso di quello che stiamo vivendo. I metodi, gli strumenti si sono solo affinati, ma la filosofia è immutata: Ridurre al silenzio (con ogni mezzo) chiunque osi opporsi al grande capo. Mussolini aveva un segreto, anzi due: una moglie e un figlio. Ma ad un certo punto si è reso conto che, per quanto innamorata, la signora Ida mal interpretava il ruolo della donna fascista, muta e sottomessa, quindi, Lui, ha dapprima riconosciuto il piccolo Benito per poi rinnegarlo. Ida Dalser è rimasta sola, rinchiusa in un manicomio, a gridare la sua verità. Destinata alla sconfitta, alla morte, perchè rappresentava una voce stonata all’interno del coro. Si attuò il disegno del regime di distruggere ogni traccia che la collegasse al Duce e con lei dovette sparire anche suo figlio. Erano prove minacciose delle debolezze del Duce per questo dovevano essere cancellate. Le loro due esistenze sono state deletate dal mondo e dalla memoria. Una pagina oscura che la storiografia ufficiale non racconta, l’uomo medio fascista si è mai chiesto i motivi?
L’unica cosa che non mi è chiara, o forse si, è capire perché Ida non ha usato i giornali d’opposizione per far conoscere la sua storia prima che fosse tardi, o i motivi per cui l’opposizione non ha usato questa storiaccia oscura per attaccare la finta patina perbenista di Mussolini.
Ricordate lo snobbismo della prim’ora dopo la festa di compleanno di Casoria? Non ci furono molti giornali che diedero risalto alla questione e decisero di approfondirla, approfondimenti che tra l’altro hanno fatto emergere storie di puttanifici istituzionali, ricatti, droghe, commerci e voti di scambio, insomma cosette che di privato avevano ben poco. Ecco è questo il punto, a differenza d’allora, oggi abbiamo una stampa che non sta entro i limiti che (il potente di turno) gli ha assegnato. E quando scrivo il potente di turno, intendo proprio il personaggio che temporaneamente riveste quel ruolo, perchè il vizietto di attaccare la stampa, quando diventa ostile o sgradita, non è solo di destra, rimane indelebile il ricordo della denuncia che D’alema fece contro Forattini. Che a ripensarci adesso fa ridere, lui si incacchiò contro una innocua vignetta e allora noi che dovremmo fare per quello che lui ha fatto (o non fatto) contro la sinistra? Gli ci sarebbero volute 30 milioni di denunce contro per farlo rinsavire. Comunque quello fu l’anello di congiunzione in cui non si poteva più distinguere una parte politica dall’altra, viste le argomentazioni. La stampa è l’unico strumento che ogni potente teme, la stampa è l’unica vera arma con cui sconfiggere chi si rende indegno di rivestire ruoli istituzionali.
Se avete occasione andate a vedere questo bellissimo film, oppure prendetelo a noleggio, aiuta davvero molto a capire tutta la schifezza attuale.
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