Una specie di fusione a freddo, bè quasi, dai
Mi pareva bello salutare l’estate col prodotto che da sempre, almeno per me, ha caratterizzato questa stagione. Se faccio mente locale e vado con la memoria a quando ero bambina, mi vengono in mente montagne di cassette, quelle grandi, piene zeppe di pomodori. La cosa divetente è che io mi ci ero proprio impallata. Anzi, e va a capire la mentalità dei bambini, io mi ci ero fissata da quando mi era capitato di assaggiarne uno di nascosto, senza neanche lavarlo per non farmi accorgere. Lo avevo trovato infinitamente più buono e gustoso e diverso dai pomodori da insalata, perciò a tavola volevo solo quelli. Mia mamma mi aveva detto che si chiamavano San Marzano, buffo nome per una cosa da mangiare, avevo pensato. Forse sarà stata la forma simpatica, la migliore maneggiabilità per le mie manine, rispetto agli altri più larghi e ciccioni, o sarà stato semplicemente un fatto di gusto, va a sapere, tant’è che per me l’estate ha sempre avuto la tinta rosso pomodoro. Non so o non ricordo neanche come in famiglia riuscirono a convertirmi anche al pomodoro da insalata, ma tant’è il ricordo di quel gusto ogni tanto mi fa sorridere. Strano che adesso non li mangi più, perlomeno in insalata, però ogni estate è caratterizzata anche oggi dalla loro presenza in ogni forma, in ogni maniera. vogliamo mettere il piacere di un piatto di pasta condita da pomodoro fresco?
Coi pomodori ci giocavo pure, con mia sorella per lesattezza, mia unica e insostituibile complice. Nell’intervallo di tempo da quando mio papà li andava a predere ai mercati generali, a quando mia mamma faceva di loro innumerevoli bottiglie di salsa, le cassette rimanevano semi-incustodite sul terrazzo, quindi io e mia sorella ci inustriavamo per le nostre marachelle. Intendiamoci a volte era un lasso di tempo così breve che dovevamo persino sbrigarci, però rimanevano momenti memorabili. Ci nascondevamo e, da posizione non visibile, lanciavamo i pomodori dal terrazzo. Se ci ripenso adesso me ne vergogno da morire, ma allora, mammamia, quanto ci siamo divertite, ridevamo fino alle lacrime. In realtà credo che solo una volta riuscimmo a beccare in pieno una signora, che si mise a strillare come un’aquila, ma noi prontamente chiudemmo tutte le finestre per non allertare mia mamma, che ci pensava innocentemente a fare qualche giochino in stile barbie, insomma piccole criminali in erba :-)) Per fortuna quella signora non riuscì mai a risalire ai colpevoli della sua veste macchiata, altrimenti l’avremmo vista nera ahinoi ;-) Vabbè questa mettiamola tra le cose che non ho mai confessato a nessuno, però ci tengo a dire che lo abbiamo fatto poche volte e in genere si stava attente che non ci fosse nessuno di passaggio, che ne sapevamo noialtre che quella tipa decidesse di uscire proprio in quel mentre che noialtre si giocava? Ecco, avesse aspettato non le sarebbe successo niente, oh
Tornando alla conserva di pomodoro ci sono infinite scuole di pensiero, ognuna valida, ognuna figlia anche del luogo di origine,talune sono persino raccapriccianti, unendo al pomodoro svariati ingredienti e, di fatto, snaturando pure la conserva in quanto tale.
Mi è rimasta buona memoria dei pentoloni di salsa di mia mamma ma pure di una tecnica molto interessante e sbrigativa di mia suocera. Tant’è che, frettolosa come sono (ma anche perchè secondo me è mille volte più buona), io mi sono affezionata al metodo di mia suocera ch’è totalmente a crudo, conservando il vero gusto del pomodoro.
Non chiedetemi quantità, parlando di passata è un assurdo, qua si viaggia sulle cassette da 25 kg ;-)))
Passata di pomodoro metodo a freddo
Lavare i pomodori, tagliarli a metà e lasciarli sgocciolare, diciamo anche una mezz’oretta. Passarli nella macchinetta, quella sullo sfondo della foto e di cui non ho mai saputo il nome.
Una volta che si ha una buona quantità di passata, metterla in un contenitore bucherellato, stile scolapasta, rivestito da un telo di lino a maglia grossa. Nello specifico, per velocizzare la questione, è meglio usare quelle ceste dal fondo ampio e piatto, perché più ampia è la superficie e meno spesso è lo strato di pomodoro. Importante, sarà meglio ricordarsi di posizionare la cesta sopra qualcosa che possa raccogliere l’acqua, altrimenti vi ritroverete la cucina inzozzatissima (secondo voi parlo per sentito dire? :-(
Piccolo inciso, questo piccolo stratagemma serve solo ed unicamente per far colare l’acqua in eccesso che è nella passata, cosicché si imbottiglierà solo salsa abbastanza densa. I tempi dipendono dal tipo di telo che avrete scelto, dal pomodoro e da chissà quale altra variabile, in genere ci si accorge che la passata è densa al punto giusto, muovendola col cucchiaio. A questo punto posizionarla in contenitore, dove di volta in volta ci aggiungerete l’altra che andrete a scolare. Quando (tutti) i pomodori saranno stati passati e colati nella cesta foderata, si può passare all’imbottigliamento. Servirà basilico (diciamo 2 ramettini a bottiglia) e un po’ di sale fino. Il basilico va posizionato sia in fondo alla bottiglia che in cima, assiene ad un pizzico di sale. Per le bottiglie per mio sfizio, ho sempre usato le bottiglie 4 stagioni o facsimili, l’importante era che avessero il collo abbastanza largo, perchè ovviamente essendo una passata densa faceva più fatica. Il clan della salsa di mia mamma, cioè tutte le donne che a rotazione si aiutavano l’una con l’altra per far la salsa, diversamente da me preferiva i tappi di metallo, quelli tipo birra per capirci che si chiudono con la macchinetta, ma io mica ero capace.
Quando tutte le bottiglie saranno pronte e chiuse ermeticamente, posizionarle in una pentolona immensa (ma anche no), coprire le bottiglie con degli strofinacci (o stoffe di recupero), riempire d’acqua e sobbollire per 2 ore.
Altro inciso, gli strofinacci sopra le bottiglie sono utili e indispensabili nell’eventualità di qualche bottiglia biricchina dal tappo esplosivo in cottura. L’esperienza del club della salsa sostiene che in questo modo si sono salvati svariati soffitti immacolati :-)
Anche se ad onor del vero devo anche dire che col mio metodo a freddo non mi è mai scoppiata una sola bottiglia, non so se sia fortuna o se sia veramente un buon metodo, fatto sta che a differenza del metodo a caldo, dove la passata va al fuoco per un’ora e più prima di finire in bottiglia, i rischi sono ridotti. In effetti qualche bottiglia scoppiata da mia mamma la ricordo, qua ci vorrebbe uno che ci capisce per capire il meccanismo.
Bè non è troppo complicata no? Poi uno dice che le suocere non servono a niente :-)
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