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mercoledì 23 settembre

Sebben che siamo donne

donne_sebbene

Lo spunto me l’ha dato Lisbeth o, meglio, il sito messo online a suo nome, ma era già un bel po’ che stavo riflettendo sulla percezione del ruolo della donna. Chissà perché quando a sollevare talune questioni sono libri o film cosiddetti d’evasione, insomma non necessariamente pesanti, si ha la tendenza a non prenderli troppo sul serio. Ci avevate mai pensato? C’è una sezione del sito di Lisbeth che mi è piaciuta molto e, se possibile, mi ha fatto apprezzare e capire ancora meglio il messaggio, non solamente commerciale, dentro la Trilogia.

Non credo che il trillo alla riscossa sia femminismo, o meglio qua si sta leggermente oltre, basta aprire un qualunque giornale: non c’è un santissimo giorno in cui non compare la notizia di una donna vittima di qualche abuso, da qui la vecchia prima pagina de l’Unità risalente a gennaio 2009 con la memorabile risposta del papi all’impazzamento degli stupri. Le donne indicate nel sito sono un po’ i simboli o le punte di iceberg di varie società ma pur essendosi distinte nelle differenze (sociali, civili, professionali, etc) tutte quante sono finite nella stessa identica disgraziata maniera. Tutte quante, putacaso, per mano di uomini.

Questo dovrebbe fare riflettere tutte le società, al di la delle convinzioni politico-ideologiche, perché il problema dei piccoli e grandi abusi sulla pelle delle donne non hanno confini e incredibilmente, per quanto nemici o antagonisti possano essere, tutti i governi del Mondo (almeno nella sostanza) sono coesi nell’esercizio all’emarginazione della figura femminile. Del resto è facile contraddirmi, fatemi la lista di quante donne siedono allle cabine di comando di: Banca d’Italia, Confindustria, CGIL, Ascom, oppure quante donne sono amministratori delegati o quante alla corte costituzionale, alle presidenze di ruoli politici (vedasi Camera, Senato, Pres. del Consiglio o Pres. della Repubblica) sia nelle segreterie dei partiti.Approposito, com’è che alla candidatura del PD non ci sta una donna (esclusa la tipa, lì) ?

Certi rimasugli sono duri a morire a quanto pare. Vi siete mai soffermati sulle percentuali dei ruoli di alto livello occupati dalle donne, per esempio nella direzione di giornali o alle agenzie di stampa? Concita è una felicissima eccezione, una vera mosca bianca. Parlando di mosche per esempio nel mondo della gastronomia le chef donne sono mosche rare, ci avevate fatto caso?

Da questo cosa se ne dovrebbe dedurre che accettiamo i ruoli di escort, veline, marionette, etc., che di volta in volta ci vengono imposti proposti?
A riscontro, come fosse un po’ uno scherzo si ha un chiaro successo delle donne negli studi, difatti sono quelle che in buon margine terminano i loro corsi, hanno voti più alti, disciplina, freschezza mentale, innovazione, eccetera, eppure non sfondano nel mondo del lavoro reale.
Quindi ci deve essere per forza qualcosa che non funziona  nel trasbordo dal mondo della scuola al molto produttivo. E se fosse proprio questo il problema principale dei diversi pezzi della società? Pensateci un po’ su, se a diventare primario diventasse un pincopallo in quanto uomo (magari con la spintarella giusta) al posto di una collega certificata (scolasticamente) più brava, non vi insospettireste?

La vera scossa alla generale apatia l’ha data lei, ma non (solo) perché ha risvegliato dal torpore le donne (diciamo) distratte, ma principalmente perché ha fatto emergere la nicchia miserevole in cui era finita la figura della donna che, pur essendo sotto gli occhi di tutti, rimaneva nell’ambigua posizione di tollerata accettazione. La D’Addario ha completato il quadro continuando l’operazione d’implosione di quella specie di castello di carta, un mondo alla millionaire nostrano, insomma. Il periodo di muto annebbiamento che ci ha impedito di vedere la situazione nella sua miserabonda completezza per fortuna è finito, o sta finendo, adesso è il momento di ripigliarci la nostra dignità fin troppo mortificata, è il momento di dimostrare che non si è solo dei parchi giochi personalizzabili.

piesse
pensateci un po’ su la prossima volta che vi verrà offerta una mimosa ipocrita

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5 Commenti »

 
  • giovanna scrive:
    mercoledì 23 settembre 2009 alle 14:05

    Gì, disgraziatamente le donne hanno avuto un grosso ruolo nella svalutazione di se stesse, hai ragione. Non dimenticherò mai tutte le volte in cui ho sentito dire alla squinzia di turno in TV, a mo’ di giustificazione preventiva prima di sparare qualche banalità, “Non sono femminista, per carità, ma…”. ‘Sto femminismo, che non è stato quell’aggressivo e virulento babau che negli ultimi decenni si è fatto credere, vogliamo almeno cercare di conoscerlo, fanciulline, prima di strologare a vuoto? Per chi c’era, e io c’ero, è stato prima di tutto rimarcare un’identità, e cioé una differenza. Non un omologarsi agli uomini ma una ricerca della parità di diritti pur nella differenza di genere. Ora mi capita di domandarmi per chi e per cosa abbiamo lottato, ai tempi. E mi rispondo un po’ malinconicamente che l’abbiamo fatto per noi stesse, perché ognuna di noi difende da sé e rivendica da sé, oggi, il proprio valore, nella propria vita e coi propri atti. In pratica, le signorine che oggi vanno a fare le tuttologhe nei programmi televisivi, legittimate solo dall’avere un bel culo, possono farlo solo perché altre in passato se lo sono fatto, il culo, scendendo in piazza e affrontando interminabili discussioni e sbeffeggiamenti costanti. Ma non ne sono consapevoli, oppure fingono di non esserlo. E se a noi è toccato il ruolo, ahimé, di renderglielo possibile, questo non mi indurrà a pentirmi e a dolermi per quelle battaglie. Mi induce solo a prendere atto del fatto che hanno avuto conseguenze impreviste e a capire come, ancora una volta, la normalizzazione di tutto ciò che non è omologabile è arrivata in modo strisciante e subdolo. Complici l’incultura (di certe donne), le aspirazioni indotte dai media (TV commerciale in testa), l’arrivismo più gretto.
    D’altronde il fenomeno non riguarda solo il ruolo della donna. Sono cresciuta in un’epoca violenta, ma era un’epoca di espansione dei diritti. E’ seguita un’epoca sonnolenta di arretramento e di contrazione lenta ma costante dei diritti. Erano tutti stanchi di violenza ed è stato facile fargli confondere la sonnolenza con una ritrovata armonia. E’ bastato somministrare qualche economico sedativo. Il gioco è fatto. Talvolta penso che sarebbe stato meglio continuare a menarsi l’un l’altro per strada, e so, con questo, di attirarmi ogni genere di critiche…

    Replica
    • fiordisale scrive:
      mercoledì 23 settembre 2009 alle 15:24

      giovanna credo che siamo arrivati ad un punto di non ritorno in cui sarebbe davvero difficile far finta di non vedere quello che è evidente. Penso al Femminismo, quello la effe maiuscolata e mi vengono in mente battaglie memorabili, molte solo lette, quali divorzio, aborto, addirittura il diritto al voto. Perchè le nostre Noemi, paperelle sguazzanti nel mare destrorso, sicuramente neanche sanno che il diritto al voto, per le donne, si acquisì solo con la democrazia del dopoguerra. Lo specifico prima che a qualcuno venga in mente di attribuire il merito a quel Benito lì.
      Il nostro femminismo più recente (e vicino) a cosa ci ha portato? Che molte di quelle stesse donne che erano nelle piazze, con le mani come da fotografie d’archivio, hanno partorito figli violentatori, quindi prividi qualunque forma di rispetto per la donna, e cresciuto figlie con velleità da escort o veline.
      Questo è il quadro, che ci piaccia o meno, questo è il prodotto storico di quello che sta succedendo.
      Quelle donne, ed erano tante, molte più di quelle che si riuscirebbe a portare in piazza oggi, per capirci, su chi hanno investito per portare avanti le loro battaglie politiche, giuridiche, sociali? Te lo dico io: sugli uomini.
      Ecco perché hanno fallito.
      Persino il relatore della legge sulla violenza carnale, dopo un decennio di durissime lotte parlamentari, ebbe un uomo come relatore, essì che per riuscire a stilarla (finalmente) si mise assieme un intero plotone di donne parlamentari, trasversali, rispetto ai dictat dei loro partiti di origine.
      Molti hanno il mito del sessantotto, io no. Non ce l’ho mai avuto. sarà che non mi appartiene, sarà che essendo di generazioni immediatamente successive ne ho pagato lo scotto oppure ne ho visti i chiari limiti e difetti, sarà che se uno parte rivoluzionario e poi mi finisce ciellino un po’ m’insospettisco della bufala. Tant’è alla mia generazione è toccato l’ingrato compito di fare le analisi e i riscontri tra quello che si diceva e scriveva allora e quello che era (ed è) nella realtà.
      Ci è toccato in sintesi, pagare i conti aperti da quelli che ci hanno preceduto, conti che non hanno mai onorato peraltro.

      Non è neanche una questione politica, basti pensare alla vicenda Togliatti-Jotti, che se affrontata oggi, le menti semplici etichetterebbero come gossip e bon, invocando un parliamo dei problemi del paese. No. Non era gossip negli anni 40 e non lo è oggi, almeno per me.
      credo di non aver mai partecipato a nessuna manifestazione femminista, in nessuna forma, anzi, in tutta sincerità, mi hanno sempre fatto rabbrividire, e da fetente quale sono sempre stata, ho aspettato al varco ciascuna di quelle donne tanto brave nell’affabulazione pubblica raccontandoti la rava e la fava, ma fallimentari nel loro privato, prigioniere, mai liberate, dai loro residuati storici, dalle loro ambizioni stroncate, dai loro rimpianti.
      Sto parlando di coerenza capisci? di cattive maestre, non è il caso di fare la chiamata ad esclusione.
      Sto parlando dell’antico ruolo di svampitona della Lory Del Santo preso a modello culturale, sto parlando della Parietti, icona tipica della donna sinistrorsa (per quanto tempo?) Ecco questi sono solo degli appunti dell’esempio di coerenza che ho ricevuto, dei modelli a cui avrei dovuto affidarmi, fiduciosa tra l’altro. Per fortuna sono nata strana, un po’ cane sciolto ed ho preferito altri lidi, altre letture e le donne che ho amato assomigliavano molto di più alla faccia della Pivano, piuttosto che al (bel) culo della Del Santo.

      Replica
  • Saretta scrive:
    mercoledì 23 settembre 2009 alle 15:57

    Lisbeth mi ha conquistata(la Trilogia l’ho divorata in agosto)…Concita una vera donna con le p…
    Prima o poi si renderanno conto che i mondo è portato avanti dalle donne!
    Bacio

    Replica
  • giovanna scrive:
    giovedì 24 settembre 2009 alle 17:17

    Gì, io non c’entro col ’68 ma col ’77 sì. Ribadisco quello che ti dicevo: ciascuna, nella sua vita, nelle sue scelte, dimostra coi fatti ciò che è o non è. L’ho capito tardi, e ai tempi mi sarebbe parsa una bestemmia. Erano i tempi del personale che è pubblico, hai presente?
    Quello che posso dire è basato sulla mia esperienza e le mie conoscenze. E le persone che mi erano intorno allora, salvo rare eccezioni, hanno conservato integrità e impegno. C’erano anche tanti cialtroni, ma quelli erano cialtroni già allora. “Io gridavo cose giustissime e adesso sono uno splendido quarantenne, ricordi? ;-)
    Citi la battaglia per l’aborto: ecco, quelli erano già tempi miei, anche se ero una ragazzina ho fatto un gran casino.
    Io credo, sinceramente, che di gente affascinata dal ruolo del ribelle o del rivoluzionario pronta a cambiare atteggiamento e natura col cambiare dei tempi ce ne sia sempre stata. Non credo che certe generazioni siano peggiori di altre. Credo che l’opportunismo sia una caratteristica dell’umana natura. Credo che sia nell’umana natura l’arrivismo. E che se qualcuno ritiene più di peso il proprio culo della propria testa, una ragione ci sarà ;-)
    Ma non credo affatto che le spinte ideali e le battaglie si giudichino dagli esiti. No. Sarò un’illusa, ma resto dell’idea che se una causa è buona lo è in se stessa, indipendentemente dal fatto che la lotta per essa fallisca o produca risultati inaspettati.
    E so un’altra cosa: che quando avevo 15 anni litigavo un giorno sì e un altro pure con qualche asino che diceva che la donna doveva stare in casa a fare la maglia. Oggi sono sicura che, avessi ancora 15 anni, nessuno si permetterebbe di dirmelo. E non certo per incoraggiarmi a fare la velina. E molti dicevano che da una donna chirurgo non si sarebbero fatti tagliare nemmeno un’unghia. Chi lo direbbe, oggi, se non qualche buzzurro ignorante e senza vergogna? Erano gli anni ’70, non la preistoria. Le donne sono state ammesse in magistratura nel ’63, non due secoli fa.
    Sembrano sciocchezze. A chi è più giovane sembra tutto ovvio e naturale. A me no. Perché mi ricordo la fatica di essere una ragazza quando tutti pretendevano di dirti come vivere e cosa essere. E quella di prendere un mezzo pubblico quando tutti si sentivano autorizzati a metterti le mani addosso. E quella di far rispettare le cose che pensi e che dici.
    Se qualcuna oggi sceglie di vendersi, a peso d’oro o a buon mercato, non me ne sento diminuita. Rispondo di me, non di altre.
    Altro discorso è quello dei ruoli dirigenziali. Delle posizioni che contano. Ma al riguardo non dispero.
    La violenza, quella è un’altra storia, e mi scuso se ho deviato dall’argomento.

    Replica
  • Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le donne 2010 @ fiordisale scrive:
    giovedì 25 novembre 2010 alle 15:11

    [...] tra i due eventi mi ha messo in difficoltà, poi (chissà come) ho scelto l’argomento più ostico, quello su cui nessuno avrebbe voglia di scrivere, né tantomeno leggere, esattamente come ho già [...]

    Replica
 

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