Sebben che siamo donne
Lo spunto me l’ha dato Lisbeth o, meglio, il sito messo online a suo nome, ma era già un bel po’ che stavo riflettendo sulla percezione del ruolo della donna. Chissà perché quando a sollevare talune questioni sono libri o film cosiddetti d’evasione, insomma non necessariamente pesanti, si ha la tendenza a non prenderli troppo sul serio. Ci avevate mai pensato? C’è una sezione del sito di Lisbeth che mi è piaciuta molto e, se possibile, mi ha fatto apprezzare e capire ancora meglio il messaggio, non solamente commerciale, dentro la Trilogia.
Non credo che il trillo alla riscossa sia femminismo, o meglio qua si sta leggermente oltre, basta aprire un qualunque giornale: non c’è un santissimo giorno in cui non compare la notizia di una donna vittima di qualche abuso, da qui la vecchia prima pagina de l’Unità risalente a gennaio 2009 con la memorabile risposta del papi all’impazzamento degli stupri. Le donne indicate nel sito sono un po’ i simboli o le punte di iceberg di varie società ma pur essendosi distinte nelle differenze (sociali, civili, professionali, etc) tutte quante sono finite nella stessa identica disgraziata maniera. Tutte quante, putacaso, per mano di uomini.
Questo dovrebbe fare riflettere tutte le società, al di la delle convinzioni politico-ideologiche, perché il problema dei piccoli e grandi abusi sulla pelle delle donne non hanno confini e incredibilmente, per quanto nemici o antagonisti possano essere, tutti i governi del Mondo (almeno nella sostanza) sono coesi nell’esercizio all’emarginazione della figura femminile. Del resto è facile contraddirmi, fatemi la lista di quante donne siedono allle cabine di comando di: Banca d’Italia, Confindustria, CGIL, Ascom, oppure quante donne sono amministratori delegati o quante alla corte costituzionale, alle presidenze di ruoli politici (vedasi Camera, Senato, Pres. del Consiglio o Pres. della Repubblica) sia nelle segreterie dei partiti.Approposito, com’è che alla candidatura del PD non ci sta una donna (esclusa la tipa, lì) ?
Certi rimasugli sono duri a morire a quanto pare. Vi siete mai soffermati sulle percentuali dei ruoli di alto livello occupati dalle donne, per esempio nella direzione di giornali o alle agenzie di stampa? Concita è una felicissima eccezione, una vera mosca bianca. Parlando di mosche per esempio nel mondo della gastronomia le chef donne sono mosche rare, ci avevate fatto caso?
Da questo cosa se ne dovrebbe dedurre che accettiamo i ruoli di escort, veline, marionette, etc., che di volta in volta ci vengono imposti proposti?
A riscontro, come fosse un po’ uno scherzo si ha un chiaro successo delle donne negli studi, difatti sono quelle che in buon margine terminano i loro corsi, hanno voti più alti, disciplina, freschezza mentale, innovazione, eccetera, eppure non sfondano nel mondo del lavoro reale.
Quindi ci deve essere per forza qualcosa che non funziona nel trasbordo dal mondo della scuola al molto produttivo. E se fosse proprio questo il problema principale dei diversi pezzi della società? Pensateci un po’ su, se a diventare primario diventasse un pincopallo in quanto uomo (magari con la spintarella giusta) al posto di una collega certificata (scolasticamente) più brava, non vi insospettireste?
La vera scossa alla generale apatia l’ha data lei, ma non (solo) perché ha risvegliato dal torpore le donne (diciamo) distratte, ma principalmente perché ha fatto emergere la nicchia miserevole in cui era finita la figura della donna che, pur essendo sotto gli occhi di tutti, rimaneva nell’ambigua posizione di tollerata accettazione. La D’Addario ha completato il quadro continuando l’operazione d’implosione di quella specie di castello di carta, un mondo alla millionaire nostrano, insomma. Il periodo di muto annebbiamento che ci ha impedito di vedere la situazione nella sua miserabonda completezza per fortuna è finito, o sta finendo, adesso è il momento di ripigliarci la nostra dignità fin troppo mortificata, è il momento di dimostrare che non si è solo dei parchi giochi personalizzabili.
piesse
pensateci un po’ su la prossima volta che vi verrà offerta una mimosa ipocrita
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