I pedalini di Mameli
Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Collettivi dei Popoli (CONSEU – Barcellona, 27 maggio 1990 ), si afferma:
“Ogni collettività umana avente un riferimento comune ad una propria cultura e una propria tradizione storica, sviluppate su un territorio geograficamente determinato (…) costituisce un popolo.
Ogni popolo ha il diritto di identificarsi in quanto tale.
Ogni popolo ha il diritto ad affermarsi come nazione.”
Che, detto in soldoni, significherebbe che abbiamo i pedalini uguali.
Ammetto che la prima volta che l’ho sentita ero distratta e fuori stanza. L’eco dell’inno modificato mi è arrivata mentre ero sulla scala per tirar giù la valigia, quella grossa da viaggi lunghi (ma questa è un’altra storia), sono scesa quasi all’istante e mi sono affacciata, mettendomi di fronte al monitor. Li per li non sono mica riuscita a capire, anzi nei primi trenta secondi ho pure pensato “ma sta roba qua chi l’ha fatta?” Poi è stato tutto più chiaro: ci stanno mettendo in mutade, una specie d’Italia tra i polpacci e le chiappe, bella roba.
E bella roba pure chi vota a quei signori lì che, da tempo immemore, denigrano la nostra bandiera e il nostro inno, la nostra costituzione, la nostra sanità pubblica, come pure la scuola pubblica e quant’altro.
Mameli, come sapete, aveva a che fare con la liguria, essendo genovese, perciò da ‘ste parti si è un po’ sensibili.
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