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mercoledì 4 novembre

Paris, la ville des portes turquoises

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Ve l’avevo detto,  no, che m’è pigliato il trip delle porte? Ecco appunto. Bè no, in realtà di manie, a Parigi, me ne sono venute parecchie, dalle foto a quasi tutti i lampioni che ho incrociato, alle porte (appunto), ad entrare ed assaggiare una qualunque cosa in quasi tutte le pasticcerie su cui ho inciampato, ma questo è un altro capitolo, andiamo con calma.

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Si diceva delle porte e conseguentemente viene comodo riferirsi pure all’architettura, sopratutto quella d’inserimento, ovvero le costruzioni inserite nei corso dei decenni. Proprio quest’ultimo punto direi che la dice lunga sulle differenze tra noi e loro, ad esempio gli inserimenti (o le ricostruzioni) sono perfettamente in armonia col conteso architettonico, non ci sono strane costruzioni futuriste accanto a palazzi risalenti a qualche secolo fa.

Vabbè direte macchissenefrega, ebbè a me frega si, perchè in Italia c’è pieno di queste situazioni e sono orripilanti, ne ho una più o meno vicino casa e ogni volta che la guardo mi ci incavolo e auguro a tutta la filiera [ovvero dal progettista al direttore lavori passando per tutti i relativi livelli amministrativi] delle gran sedute in gabinetto (no, non quello del ministro).

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Invece a Parigi, perlomeno nel (bel) pezzo che ho visto io ho come avuto la sensazione di un’attenzione particolare (anche) ai dettagli, cioè le ricostruzioni hanno ripreso e seguito l’architettura già esistente, etc. La questione delle porte turchesi mi ha colpito quasi subito, quasi, perchè in realtà fino alla decima, o giù di lì, le avevo trovate molto belle, molto ad effetto, ma non avevo ancora realizzato che le porte, i portoncini e quant’altro sono al 99% turchesi come regola, tranne giusto qualche piccola distrazione.
Il verde non esiste proprio e lì mi è venuto in mente che una volta che dovevo riverniciare le tapparelle, mi mandarono in bottega a comprare un barattolo di color verde bandiera, qualcosa doveva pur significare no? Bè ecco ci sono arrivata adesso :-) Quindi se ho capito giusto noi lo spicchio di bandiera ce l’abbiamo nelle persiane, loro nelle porte. uhmmm Le nostre porte in genere sono un bazar di colori disordinato, ed in genere maltenute, le loro persiane sono splendidamente bianche. (ri)uhmmm

Si credo che gli architetti francesi (o i tipi che gestiscono queste decisioni) mi attizzino di più :-)

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Per non parlare dei negozietti, sono così belli e colorati da far venire voglia d’entrare e far una strage di compere (Santa ryanair che m’ha salvato la pelle e le tasche ;-)) Sospetto che siano coperti da qualche vincolo artistico perchè ho visto più di un negozio riconvertito ad altra merce rispetto alle insegne originarie, che conserva ancora le vecchie insegne, appena trovo una foto vi mostro un’antica pasticceria convertita a boutique, l’effetto è carinissimo :-) ) Altro che le vetrine anonime tutto vetro!

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Già che ci siamo vogliamo parlare della disciplina degli automobilisti? In assenza di semaforo si fermavano appena al marciapiede compare un pincopallo intenzionato ad attraversare, lì sono rimasta proprio spiazzata, non ci potevo credere. Mi sono voltata dietro per essere certa che si fosse fermato proprio per far passare me con un filino di timorosa diffidenza, dentro di me mi dicevo, sta a vedere che questi hanno trovato il metodo per far fuori i turisti in esubero. E invece no, sono arrivata baldanzosa all’altro capo della strada, col signore, a cui si erano accodati altri, che non ha neanche minimamente accennato a suonare il clacson. É stato un trauma da cui devo ancora riprendermi. Anzi per dirla tutta ho visto più indisciplina tra i pedoni, che attraversavano anche col rosso, intrufolandosi tra le macchine. Se penso a quanti morti, ogni anno, vengono falciati in Italia (ovviamente sulle strisce) mi viene una rabbia. Eppure non deve essere difficile educare la gente no? Quasi quasi ci converrebbe assumere un loro amministratore.

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Il quartiere di Marais, inclusa la zona ebraica, è in assoluto quello che mi è piaciuto di più, è vivo, colorato, allegro, pieno di fantasia visto che ci si trovano oggetti incredibili. Insomma davvero adorabile, deve essere piaciuto pure alla mia carta di credito, ch’è andata in fibrillazione ;-) E qua ci sarebbe da aprire un ampissimo capitolo tutto al femminile, perché in realtà, a differenza da  zone di shopping italiche di cui sono affezionata frequentatrice, la questione non è basata su una reale convenienza dei prezzi ma sull’enorme varietà di merce. Cioè uno non va a Parigi per comparsi il Coco Chanel allo stesso prezzo italico, per capirci ma, semmai, per far incetta di tutte quelle cosette (pure quelle sceme) che da noi sono introvabili o arriveranno in un futuro più o meno prossimo.

Adesso scarichiamo le altre foto và che sennò andiamo per le lunghe, uff che vita, però a me piacievano un sacco le porte turchesi e ci tenevo a mostrarvele. Ho fatto male?

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un ultimo pensiero per un grande uomo

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