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Siccome non ho moltissimo tempo (sic!), tento di compensare quest’apparente avarizia di parole con l’abbondanza d’immagini, abbiate pazienza. Butto giù un paio di considerazioni attorno alla gastronomia parigina, le mie sono osservazioni da utilizzatrice finale (meglio precisare :-)) e ci aggiungerò qualche avviso in stile Paris pour dummies per affrontare serenamente una vera vacanza low cost.
Attorno alla pasticceria ci sarebbe da riempire un libro, ma come immaginerete io nugnafò, mi ridurrò all’essenziale evitando accuratamente rece o quant’altro.
Partiamo subito con la prima mattina: al risveglio in albergo, ho scelto di non fare colazione in albergo perché hanno dei prezzi assurdi (oscillano dalle 6 alle 15 euro, a seconda dell’albergo) ma nei giorni seguenti ho scoperto che non era l’unico buon motivo, capirete anche voi. Quindi ci avviamo al primo caffè nei paraggi per colazionarci. Ecco, qua mi è caduto un mito, anzi mi si è proprio sfragellato in mille pezzi perché il gentilissimo signore del bar mi ha ficcato in mano un croissant appena scongelato dal fornetto. Devo essere diventata viola perché chi era con me si è pure preoccupato. La verità è che non riuscivo a capacitarmi: ero nella capitale mondiale del croissant e mi rifilavano una schifezza surgelata, roba da pazzi e se qualcuno me l’avesse detto non ci avrei creduto tanto è paradossale. E se pensate ch’è stato un episodio sporadico ma, magari, in altri bar c’è un comportamento diverso vi avviso che siete a rischio illusione. Quella è la norma. Se volete brioche, croissant, e qualunque altra roba dolce andate direttamente in pasticceria, non occorre neanche cercarle più di quel tanto, ce n’è una ogni 10 metri, come le farmacie del resto, anche se ancora non ho capito se c’è un nesso tra le due questioni. A quanto già detto sui croissant schifezzosi ci aggiungo una chicca interessante: nelle varie pasticcerie avevano un costo da 1€ fino ad un massimo di 1 euro e 80 cent. a seconda della lavorazione, invece nei bar il costo era sensibilmente più alto (il mio amico l’ha pagata 2,20€ per dire).
Perciò siete avvisati se volete mangiare il vero croissant cercate una pasticceria, rischiate pure di risparmiare, da Ladurée l’ho pagata 1€ e 50 cent. per esempio e non c’è proprio paragone. Ah un’ultimissima cosa se volete un buon caffé andate nei posti dove c’è scritto (solo) caffè, quindi non bar, e qualunque altra scritta (tipo ristorante – bar etc), non so perché ma lì si bevono i caffè migliori, ristretti al punto giusto, sorvoliamo sulle altre esperienze tragicomiche, và
Il primo vero croissant parigino, la stessa mattina che mi è toccata la ciofeca, l’ho preso da Ladurée, si è vero, visto ch’ero in Rue Bonaparte avrei potuto scegliere Hermé, e invece ho preferito Ladurée perchè volevo togliermi la curiosità. Cominciamo col dire che il gusto del croissant mi ha appagato così tanto da desiderare di posticipare il più possibile il pranzo. Buono al di là di qualunque speranza, e chi mi conosce sa che i croissant sono un po’ la mia fissa, seleziono i luoghi meritevoli con l’asterisco dagli altri normali. Detto questo ho preso anche i macarons, in quel caso la scatoletta era piccina (da 10 mi pare) perché sarebbero stati una specie di merenda lungo il cammino. Facciamo subito la doverosa premessa che, a differenza di altre, non sono un’espertona dei macarons, ma a parte qualche tipologia che in effetti era un po’ troppo colorata, come dice Sigrid, il loro gusto è stato buonissimo. Quello alla liquirizia era una delizia (che ci fa pure rima), vorrei pure tranquillizzare Kja, i commessi non sono stati per nulla scortesi, vabbè apparte quando mi hanno beccato che fotografavo di frodo, ma pure lì la signora mi ha fatto cenno ed io ho smesso. Da Ladurée ci sono tornata spesso, un po’ perché ce l’avevo a 10 minuti dall’albergo e un po’ perché volevo farmi la panoramica di tutte quelle robe irresistibili che aveva esposte, alla fine, quando mi sono resa conto che non ce l’avrei mai fatta, ho pure comprato il libro; e anche qua, a dimostrazione della cortesia dei commessi (e vi assicuro che con quella calca non lo avrei dato per scontato), su mia richiesta mi è stato consentito sfogliarlo prima dell’acquisto, mentre la mia amica si informava su eventuali spedizioni all’estero intanto che recuperava un biglietto da visita. Tenuto conto che la copertina del libro, che nella confezione originaria è in scatola quadrata, è in materiale scamosciato verdino chiaro, direi che sono stati davvero fin troppo gentili, avrei potuto sporcarla come niente eppure si sono fidati (si vede che hanno saputo che non voto papi :-)))
Mi è un po’ difficile fare l’inventario preciso di tutti i dolci che ho mangiato e vi assicuro che ne ho mangiati tanti, ma tanti, ma tanti da far persino lamentare i miei compagni di sventura, visto che mi fermavo ad ogni pasticceria:-D perciò facciamo che ne parleremo in corso d’opera, mano a mano che eseguirò le ricette del libro color pisello (come l’ha subito soprannominato la mia amica :-)))
Chiuso il capitolo pasticceria si apre tutto un altro mondo interessantissimo. Alla partenza ero così in ritardo che mi sono scordata tutte le varie carte che mi ero preparata, inclusi i suggerimenti di Sigrid (mannaggia a me) perciò sono andata d’istinto, un po’ alla speraindio per capirci. I negozi utili alla sopravvivenza sono i fruttivendoli, nel caso non aveste a portata di piedi un supermercatino. Dal fruttivendolo ci si trova di tutto, soprattutto l’acqua e, nel caso, compratela proprio in questi posti (la bottiglia da litro si aggira sui 90 cent e la bottiglia da 1 litro e mezzo l’ho pagata 66 cent). Non sottovalutate quest’informazione perché se vi venisse in mente di comprare l’acqua dove capita, potreste sperperare una discreta fetta del vostro budget. Mi aveva messo sull’avviso un amico tornato da Parigi qualche giorno prima della mia partenza, e anzi mi è parso discretamente traumatizzato dal peso della voce acqua nel bilancio della sua breve vacanza. Nei ristoranti (di ogni ordine e grado) chiedete acqua di rubinetto, risparmierete dalle 3 alle 5 euro. Nei ristoranti etnici non c’è neanche bisogno di chiederla, quando si risponde negativamente alla richiesta di acqua minerale, arrivano con la brocca di acqua di rubinetto rigorosamente aggratisse (se uno proprio volesse spendere, meglio investire sul vino no? ;-)
I negozietti del cibo sono deliziosi, curatissimi. Intendo tutti, a prescindere dalla tipologia di merce, è stata proprio una bella scoperta.
Per sfamarci abbiamo scelto ogni giorno un’avventura diversa e devo dire che ci è andata sempre abbastanza bene. Siamo stati anche nel famigerato Nos Ancetre Les Gaulois e questa è stata l’unica volta che sono rimasta perplessa. Magari viste le caratteristiche del posto è più indicato ai ragazzi che possono sbizzarrirsi col mito di poter mangiare a volontà a me non ha detto più di quel tanto, roba grigliata ne trovo pure qua e comunque non era quello che cercavo. Pensate che, dalle mie parti, su questo ristorante c’è praticamente il passaparola incessante. ‘mbà io non ci tornerò, ho mangiato bene, nulla da dire (anche se il cestone di verdura per la crudité non potevo certo definirlo di robe tenerissime, ‘mazza c’erano carote del diametro del mio polso, alla faccia delle carotine.
Invece, tra i tanti vorrei parlare dei ristoranti giapponesi, per coloro che amano questo tipo di cucina, tenete conto che il prezzo, è meno di un terzo rispetto all’Italia e la qualità mi è sembrata persino superiore. La formula se si desiderasse è a menù completo, oppure alla carta. Se i miei amici non me lo avessero impedito ci avrei fatto l’abbonamento :-)))
I ristoranti tibetani sono stata una scoperta da new entry in piena regola (si dai sorvolo sulle escursioni nei vari ristoranti spagnoli eccetera) li ho adorati, la cucina mi è piaciuta da morire.
Culturalmente la cucina tibetana risente dell’influsso dei territori vicini, cioè India, Pakistan, Cina, e Nepal, però l’ho trovata più essenziale e spartana, più leggera insomma. Spesso si confonde la sobrietà di questa gastronomia con un eccesso di monotonia ma in realtà ha solo conservato l’origine della cultura Yin e Yang che sta alla base della vera cucina orientale (avete presente la macrobiotica? ecco). La dieta è tipicamente montana, basata su cereali, poche verdure e povera di carne. Credo di aver mangiato il miglior spezzatino di tofu della mia vita, per non parlare della zuppa. Devo assolutamente trovare un libro di cucina tibetana perché mi ha davvero colpito, qualcuno ha delle idee?

Se riuscite, evitate accuratamente il classico panino turistico, non ne vale la pena, sia in termini di costi che di gusto.
Puntate invece sulle decine di posti dove possono fare le crepes (le salate sono buonissime) oppure ancora le rosticcerie con le loro specialità vendute in vaschetta, previo riscaldamento, e in genere c’è pure il bancone per consumarle lì. É una buonissima idea per farsi delle specie di mezze porzioni e assaggiare più specialità possibili, cosa abbastanza difficile al ristorante, amenoché non abbiate deciso di tornare a casa cicciottelli ;-)
Evitate per favore ristoranti e trattorie italiani, fa troppa tristezza daiii.

Sulle cioccolaterie ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, sono andata in molti posti, sia nelle vesti di assaggiatrice golosa che per comperare i vari cadeaux. Sono andata all’Etoile d’Or, la proprietaria è veramente uno spettacolo di simpatia. Si è messa lì e mi ha raccontato di tutti i suoi clienti supervip italiani (si vabbè ma io le ho spiegato che sono molto, molto più povera ;-)))
Oltre al cioccolato e ai dolciumi vari, a Parigi, ho fatto incetta di spezie e non ancora soddisfatta dello scandaloso stato della mia valigia sono andata persino al mercato di Montparnasse al sabato mattina. Invece di andare alle Galeries Lafayette preferendo investire un paio d’ore al Magasin BHV (‘mazza quant’è grande!)
Mi ha dato la sensazione di un mercato dal produttore al consumatore, i formaggi costavano pochissimo, devo ancora studiare le modalità, ma io qua ci devo tornare a farmi la spesa prima o poi.
Quando sono tornata a casa ed ho mostrato il mio bottino di guerra (spezie, cioccolato vario, macarons, dolciumi, datteri freschi, formaggi (etc.) e persino il fiordicavolo!) mi hanno preso per matta e mi hanno chiesto chi avevo sedotto per passare il check-in. ‘mbo, giuro io mica ho fatto niente ;-)))
Per ultimo mi sono tenuta la cosa che mi ha letteralmente fatto impazzire di piacere, e devo la sua scoperta alla mia amica. Ahimè abbiamo scoperto sto ristorante solo all’ultimo giorno, abbiamo saputo in seguito che in realtà è una catena, un ristorante per quartiere, noi siamo andate a quello della Bastiglia, per esempio. Dicevo da una parte è stato meglio perché mi ci sarei ancorata e non sarei andata a zonzo a cercare altri gusti, ma dall’altra parte avrei voluto il tempo di tornarci almeno un’altra volta. Un posto FAVOLOSO! Non esagero (stavolta no) è veramente un posto magnifico e nel caso non fatevi impressionare dall’ambiente superchic perché ordinando un Plateau (in due) con magari l’aggiunta di qualche riccio e una manciata di cannolicchi si sta sotto le venti euro a persona (esclusi i vini).
Il plateau in realtà lo danno come porzione, cioè è per una persona, ma vi assicuro che io che sono la più grande mangiatrice di pesce crudo che conosco non ce l’avrei fatta a finirlo. Per 2 due è stato perfetto. Si vabbè voi contesterete che non è mangime parigino ma mica è vero perché i plateau di pesce crudo hanno una lunga storia in Francia e dalle coste del nord si sono spostate tanto da arrivare persino a Santa Margherita, lo ricordate? .

Non so quando riuscirò a tornare, la mia agenda è un caos completo ma prometto solennemente che lì ci tornerò, urca se ci torno, un posto di cui mi sono innamorata ancora prima d’entrare, per dire, mi è bastato far cenno ai ragazzi che preparavano i plateau, per fare qualche scatto e loro si sono persino scostati per timore di infastidirmi. Attenzioni e cortesie a cui non ero preparata ma, devo ammettere non ci sono neanche più abituata :-)
Apro una parentesi (no, non è quella di prima, è un’altra :-P
perché davvero questo è quasi un mistero, noi liguri abbiamo a che fare coi francesi del sud ogni giorno, Ventimiglia è praticamente la loro dependance (difatti nei locali gestiti da italiani si parla solo francese, che ridere) però tutta questa gente, perlomeno quella che in questi anni ho incrociato, ha un nonsoché di cafone, di… come dire quel comportamento che sta appena appena alla soglia della scortesia esplicita, e se si ha la disavventura di andare in cote azur e si chiedesse una qualunque informazione, farebbero finta di non capire, come hanno sempre fatto, magari noialtri si sbaglia un accento nella pronuncia di una strada e ’sti pincopalli fanno come i peggiori inglesi. Ecco a Parigi è cambiato il mondo, ho chiesto qualunque cosa nei peggiori linguaggi possibili ottenendo qualunque tipo di informazione, ho trovato gente cortese, carina che faceva di tutto per metterci a nostro agio. Ricordo che in un’occasione con la mia amica cercavamo una strada che non compariva nelle mappe ed eravamo già state liquidate ed indotte a sbagliare 2 volte, chiedendo informazioni al personale del metrò, finaqquando abbiamo trovato una signora, anche lei personale metrò, davvero cortese che si è presa la briga di andare a prendere lo stradario e a fornirci il percorso corretto per arrivare a destinazione. Bè non si può certo dire che siano stati scortesi o indisponibili.
Ah eccola qua la foto della pasticceria trasformata in boutique! Non è carina?

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Tag: girogirotondo
Scritto da fiordisale venerdì, 6 novembre, 2009
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13 grani di sale to “Paris n’est pas une ville pour vieux”

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12 Marzo 2010 (1)
A mani nude: una meno di cento
molto forte ma incredibilmente meno vicino
The Scarlet Brothers
alzati che si sta alzando la canzone popolare se c’è qualcosa da capire ancora…
piccolo strazio pubblicità
l’indignazione
dipingerei di colori tutti i muri e stelle sul soffitto ti direi le cose che non ho mai detto che pericolo la quotidianità e






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IceRocket
del.icio.us 














venerdì, 6 novembre, 2009 alle 02:12
^_____^ io adoro la FranZa
venerdì, 6 novembre, 2009 alle 04:28
Parigi, il mio sogno ricorrente!
venerdì, 6 novembre, 2009 alle 09:42
mannaggia a te mannaggia, mi hai fatto venire una voglia di tornare che adesso per tutto il giorno mi fara’ cercare date a incastro, voli lowcost e ideacce assurde per riuscire ad andarci prima di fine anno…avevo detto che studiavo stamattina!
(tutto questo per dire che:bellissimo racconto e bellissimissime immagini!)
un abbraccio
venerdì, 6 novembre, 2009 alle 10:38
bello, bello, bellissimo! tutto! quanto mi manca parigi. stai sicura che stavolta non ci torno più in estate :) e le pasticcerie me le girerò tutte. insieme ai negozi di accessori per la casa (leggi cucina):)
venerdì, 6 novembre, 2009 alle 14:16
Peccato che io non sia piu’ a Genova… sono sicura che mi avresti portato qlc. da assaggiare di persona… oltrechè raccontarmi a voce tutto quanto! Che bello rileggerti… tvb
PS: Ieri sera abbiamo aperto ufficialmente la nuova raccolta punti (… di sutura… pero’) di Simone… chissà che premio ci aspetterà a fine raccolta… per ora ne abbiamo solo 2!!! ^__^
venerdì, 6 novembre, 2009 alle 17:46
non devo vedere non devo vedere!!!già sono innamorata di Parigi da sola……sigh
sabato, 7 novembre, 2009 alle 18:35
quando sono andata a Parigi avevo 18 anni, era il mio compleanno e il mio primo vero viaggio con il mio fidanzata…ho amato tutto di quella città, ma il lato gastronomico non è rientrato nel mio tour. DEvo assolutamente tornarci per godere anche di questo aspetto meraviglioso!
Un bacio e grazie per questo splendido post
fra
lunedì, 9 novembre, 2009 alle 15:56
Fra io miei compagni di sventura (divoratori di musei) mi pigliavano in giro, ma a me sta vacanza mi è piaciuta davvero-davvero-davvero e diventerà un appuntamento fisso, adesso che sono riuscita a fregare lo sfigometro.
Guarda per me è stata una vita da tragicomica, quello con Parigi, è un appuntamento a cui mi hanno condannato a mancare (da millenni) per svariati e tragicomici (appunto) motivi e pure stavolta stavo facendo il patatrac da me, non credere, dietro la madaleine ho preso una distorsione pazzesca ma tra antidolorifici, incacchiamento (figurati se gliela davo vinta) e bendaggi sono riuscita a porre rimedio senza rovinarmi la vacanza. La cosa simpatica che il piede ha smesso di farmi male il giorno dopo il rientro, ma sarà sfiga dico io?
lunedì, 9 novembre, 2009 alle 16:31
Dai Giò prossima volta ci andiamo assieme :-)))
lunedì, 9 novembre, 2009 alle 16:34
Albicocca eh eh eh la tua parte di dolcetti se l’è cuccata qualcun altro :-PPP
Ehi Simone il terremoto cos’ha combinato? Tanta bua? Bè speriamo che la raccolta finisca qua così ci risparmiamo il suo musetto furbo
lunedì, 9 novembre, 2009 alle 16:41
Giorgia eh, sapessi quanto manca pure a me. Anzi per dirla tutta non ho capito come ho fatto a vivere fino ad oggi senza esserci andata. I negozi per gli attrezzi casalinghi sono mitici ma va a farti un giro pure da BHV (quell’enorme magazzino che sta un po’ prima del Centre Pompidou) ci troverai ulteriori cosette (sempre cucinesche) a prezzi addirittura migliori
lunedì, 9 novembre, 2009 alle 16:47
Benedetta ok, mi hai convinto, quando partiamo? ;-) Dai questa te la racconto, che merita un sorriso:-) Parlando di Parigi a fine anno mi hai fatto venire in mente che l’ultimo biglietto che comprai per Parigi (prima di stavolta, intendo) lo avevo preso appunto per farci il famoso capodanno in strada (a Parigi dev’essere uno spettacolo straordinario), io e la bestia con cui stavo, cioè praticamente era il mio regalo di Natale, poi, vabbè, casi della vita, Parigi è sempre lì, lui no. Si vede che non gli piaceva far valigie, chettidevodì!? Però a conti fatti sono contenta che stavolta non c’era, quello era un maniaco di musei e mi avrebbe rinchiuso per tutta la settimana nei fondi del Louvre (ma fossi scema!)
lunedì, 9 novembre, 2009 alle 16:49
laFrancese bè certo che si, con un nick come il tuo credo che altrimenti avresti dei conflitti d’interessi ;)