The color Purple [ovvero frattaglie di stagione]
Non è soltanto il ricordo del bel film, anche se di sti tempi, in Italia, dovrebbero renderne la visione obbligatoria anche a parecchi politici, è proprio una questione cromatica. Non ci sta niente da fare, a me la melanzana piace. Mi pace per il colore ancora prima che per il gusto. Mi piace in ogni senso, starei ore ad osservarne le sfumature che cambiano, a mano a mano che i raggi del sole ne lambiscono la delicata superficie. É (proprio) il colore viola che m’incatena lo sguardo, è un colore che mi scalda senza infiammarmi. Mi rendo conto ch’è buffo pensarlo di un colore eppure è vero, in cucina poi lo trovo irresistibile.
Pensate che sono così appassionata di ‘sto colore che in uno dei mille post di Sigrid (va a ricordare quale), intercettai questo libro, che appunto, mi conquistò per la copertina, vabbè si dai, poi ho valutato pure il contenuto, ma indubbiamente la cover è stato il primo passo per sedurmi, un biglietto da visita che prometteva grandi cose. Detto questo, come immaginerete, il post giocoforza sarà un arrivederci alla melanzana, ho trovato le ultime e anche se non erano piccole e belle, le ho prese lo stesso, sennò come avrei fatto a salutarla? :-)
Intendiamoci non ne farò una malattia se per qualche mese sparirà dall’orizzonte, anzi, dopo anni d’imbastardimento pubblicitario, sto imparando il piacere dell’attesa del prodotto di stagione, un po’ un ritorno al desiderio, che credo sia una delle sensazioni in via di estinzione. Non è una critica (ci mancherebbe), parlo per me. Già con mio figlio ho cercato di esaudire desideri che (poverino) manco sapeva di avere, non ha potuto coltivarseli, farsi affascinare dall’immaginazione, dai sogni, no tzac! C’era sempre qualcuno pronto a soddisfarli, e la regola valeva anche per me, ovviamente. Insomma una situazione diseducativa ben diversa da quando ero piccola e sono stata, appunto, educata alla conquista, alla pazienza, al desiderio (anche se poi a quanto pare me ne sono scordata). Ricordo che ho dovuto aspettare la mia prima vera bicicletta, di quelle con 2 sole ruote, da bambini grandi, ben 3 anni. Ci ho fatto almeno 1000 sogni nel frattempo, eppoi è arrivata completamente diversa da quella che mi ero immaginata. Era così grande che neanche toccavo terra, per salire dovevo cercare un muretto o un marciapiede un po’ alto. Il grosso problema era riuscire a scendere senza rovinarmi le ginocchia sulla ghiaietta del vialetto. Insomma mio papà era un previdente e pensando che, da lì a qualche mese, sarei diventata una vatussa, mi comprò una bici adeguata ;-) oppure semplicemente ne trovò una a portata delle sue magre tasche e la prese al volo, per onorare una vecchia promessa, che tanto si sa, i figli crescono :-))) Bè nonostante tutto io di quella bici ne ho un ricordo indelebile, l’ho amata da morire, preferivo rischiare di scorticarmi le ginocchia, nelle mie discese ardite, piuttosto che graffiarla. Me la ricordo perfettamente e credo che nessun’altra (che ho avuto in seguito) mi è mai sembrata così bella, ah per inciso (e per una coincidenza stramba, era di colore viola, peccato non averne una foto!).
Voi ce l’avete un colore che vi attrae più di altri?
Tornando alla ricetta, mi urge dire che nonostante in cucina usi le melanzane con una certa disinvoltura, mi sono fatta ispirare da lei, che a dirlo pare buffo: un’italiana che si fa suggerire la ricetta di un piatto di pasta da una straniera, che ridere. Vabbé, in realtà non ho seguito la ricetta fedelmente, però l’immagine delle melanzane arrostite unite alla pasta mi aveva intrigato un sacco, da lì la caccia all’ultima melanzana è stato tutt’uno. Donna Hay ha usato le melanzane piccole, quelle da inizio raccolta, io quello che ho trovato, insomma le frattaglie di stagione, però ho raggiunto ugualmente l’obiettivo, no?
Orecchiette con le melanzane arrostite
Ingredienti per 4
2 melanzane (se trovate le piccole, tra qualche mese o lontano da qui, fate un 300 g.)
1 scatola di pomodorini
1 cucchiaino di cerfoglio
360 g. di orecchiette (prendetele di buona qualità, sennò si scassano)
150 g. di ricotta (*)
un rametto di salvia fresca
2 spicchi d’aglio lasciati interi
peperoncini frantumati (magari calabresi?)
sale
olio extravergine
Per prima cosa occorre arrostire le melanzane, ho provato ad arrostirle lato buccia (quella che in genere buttavo) cercando di tenere le fette abbastanza sottili e non allontanandomi dalla piastra, il rischio abbrustolimento è altissimo. Dopo questa operazione se, come me avete a che fare con melanzane grosse e non piccine (perchè cambia eh) vi ritroverete con il cuore polposo delle melanzane in avanzo. Don’t worry! Mettete una pentola a cottura dolce sullo spargifiamma (ghisa, pyral, rame), ungerla generosamente con l’olio e unire l’aglio lasciato intero, aggiungere il cuore delle melanzane avanzate, tagliato a dadini (non piccolissimi). Prima di coperchiare unire mezzo bicchiere d’acqua e far cuocere per un 5-10 minuti a fiamma vivace (ogni tanto dateci un occhio e nel caso aggiungere acqua). A questo punto i dadini di melanzana saranno ammorbiditi leggermente, unire i pomodorini in scatola, e tutti i sapori, inclusi il peperoncino e il sale e lasciare cuocere per una decina di minuti (minuto più minuto meno). Scolare e rimettere in pentola. Unire il condimento al sugo a cui avrete aggiunto la ricotta e un po’ di salvia fresca. Impiattare sulle fette di melanzane arrostite. Sicuramente è un piatto molto scenografico che vi permetterà di fare bella figura con gli ospiti.
piesse
Nel caso non avevate tolto l’aglio, in corso d’opera fateci caso mentre impiattate, giusto perché non capiti nel piatto di qualcuno a cui sta antipatico.
(*)
ho provato a farla anche senza ricotta, no, non per farla light, ma solo perchè me l’ero scordata, e devo dire che mi è persino piaciuta di più. Quindi sappiatevi regolare
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