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venerdì 27 novembre

“macaia, scimmia di luce e di follia, Africa, sonno, nausea, fantasia.”

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Non so voi, ma a me sto tempo balzano comincia a starmi sui nervi! No, dico, almeno ci fosse un po’ di vento, un po’ di freddo. E invece no, si sta appollaiati sui 20 gradi (più o meno fissi) e con la macaia appiccicata addosso. Non serve assolutamente raccontarsi  che comunque la macaia ha un’antica storia con questa città, tant’è che qualcuno l’ha pure infilata dentro a qualche canzone (la citazione più famosa sta nel titolo) il fatto sta che a me la macaia non piace. Rende l’aria pesante, appiccicosa, umida, ti penetra nei pensieri, innervosisce il risveglio. Anzi tutto è umido, persino dentro casa. Quindi l’unica era accendere il forno e scacciarla via, almeno dalla cucina. Detto fatto. L’idea me l’ha data l’ultimo nato in casa Reynaud, si quello di quell’altro memorabile libro, anche se in realtà ho un po’ stravolto il tutto. Però tant’è la curiosità me l’aveva proprio messa, tanto da farmi venire voglia di accendere il forno [...].

Prima di passare alla ricetta vorrei ricordarvi che domani, 28 novembre, è la giornata della colletta alimentare, scoprite il supermercato più vicino a voi dove ci sono i volontari predisposti alla raccolta merci. Non siate scortesi con loro, io ho fatto la volontaria e ogni tanto capitava chi se la pigliava con noi per le porcherie dei politici (…).

Fate un piccolo sforzo, stando attenti a consegnare solo prodotti idonei, cioè non deperibili. Quelli più utili sono: olio, pasta, scatolame di tonno, carne, pelati, legumi e altri prodotti in scatola (preferite le latte al vetro), omogeneizzati, biscotti, e tutti prodotti per i bambini. Al supermercato, di sabato, io non ci vado praticamente mai, lo odio proprio, è da stress. Ma credo che domani ci andrò, ci devo andare per forza. Ieri sera, mentre stavo guardando Annozero e nel mentre stavo scrivendo questo articolo, mi si è stretto il cuore, ho dovuto interrompere la scrittura, anche se non ho cambiato né il titolo, che oramai trovo persino inadeguato e neanche le prime righe. Fate conto di leggere il merge di 2 articoli. Ieri sera lo schermo rimandava a vite di gente fino a ieri l’altro normalissima, la cui serenità è stata bruscamente interrotta, e non c’è molto altro da dire, ognuno è convinto che a lui non potrà mai capitare, qualcuno li definisce pelandroni, altri si rinchiudono nell’indifferenza. bè a me non riesce. Stanotte ho dormito malissimo. Perchè un conto è leggere i giornali o cercare inutilmente tracce e/o conferme nei tiggì, troppo impegnati a parlare dell’abito da sposa di Penelope Cruz anzichè occuparsi del sociale, quello vero, altro conto è guardare ed ascoltare la realtà dalla viva voce di quegli estranei, sconvolti dagli eventi. Il groppo in gola, che gli impediva di spiegare i loro disagi  mi ha impressionato non poco. Gente normale che fino a ieri progettava magari l’acquisto di una casa o una vacanza spensierata, chissà. Siamo stati Sono stata abituata a considerare povera solo una determinata categoria di nullatenenti, quelli che oggi è di moda indicare come borderline,  oggi scopro che non è vero, non è più così, indigente può esserlo o diventarlo chiunque (non possegga televisioni o non abbia conti esteri cifrati). Qualunque persona adesso può essere risucchiata da questo vortice ritrovandosi povera da un momento all’altro. Queste collette servono proprio a loro: agli anziani, alle giovani coppie di precari che fanno una gran fatica a comprare omogeneizzati e pannolini per pargoli. Sapete che qua a Genova, tempo fa, è stato scoperto una specie di mercato parallelo in nero? In pratica qualcuno andava a rubare i prodotti nei supermercati e li rivendeva a basso costo agli anziani che stavano in attesa ai giardini. Gente che dopo 40 di lavoro non riesce a mettere insieme pranzo e cena e si è vista costretta ad inventarsi un ruolo di ricettatore per sopravvivere. Lo stesso capo della mobile, nelle sue dichiarazioni era perplesso sulla eventuale incriminzione, avendo verificato che si trattava di persone perbene. Sto parlando di persone normali, ex artigiani, ex operai, etc. nulla a che fare con delinquenti abituati alle schedature segnaletiche. Questo dovrebbe far riflettere i politici (e chi li elegge), la chiesa la sua già l’ha detta (in ritardo, ma si è svegliata). Quindi domani fate conto di avere un paio di commensali in più, anche un solo pacco di pasta può essere d’aiuto.

Vabbè, scusate il lungo inciso che non c’entra niente con questa bella ricetta e di fatto ha stravolto il contenuto del post che avrebbe potuto essere, ma va bene anche così  :-))

Agnello arrosto in agrodolce

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Ingredienti

1 kg di agnello (potete scegliere se spalla o coscia o mischiarli)
2 barbabietole rosse cotte
3 cipolle rosse (volendo potete aumentare la quantità!)
100 ml di crema balsamica
50 ml gin
150 ml di vino bianco
100 g. di burro
sale e pepe

Pelare le cipolle, senza starci a piangere troppo sopra, e se ci riuscite sceglietele tutte più o meno grandi uguali, tagliarle a metà o a quarti, a secoonda della grandezza. Pelare le barbabietole e tagliarle a bastoncini sottili. In una cocotte rosolare l’agnello in 50 g. di burro, girandolo di quando in quando e unire le cipolle. Infornare a 200°C. per una  decina di minuti ma tenete presente che i tempi variano a seconda della grandezza dei pezzi di carne, più grossi sono e più ci vuole, quindi regolatevi di conseguenza. Tirare fuori la carne dal forno e spostarla su un piatto (o un contenitore) posizionandolo nel forno con lo sportello aperto. Deglassare la cocotte con il vino bianco e il gin. Staccare bene i pezzetti con la spatola (ed eliminarli) unire la barbabietola, la crema balsamica il sale e il pepe. Lasciare ridurre la salsa finché non apparirà sciropposa. Aggiungere i 50 g. di burro rimasti e mescolare con la forchetta. Si serve su piatto con la carne coperta dalla salsa alle barbabietole aromatizzata alla crema balsamica, volendo ci potete aggiungere un cucchiaino di prezzemolo tritato (come potete vedere, io non ce l’avevo :-).

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