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giovedì 3 dicembre

Città vuota [ovvero com'è bella la città]

locandina_miracolo_a_milano

Vabbè, devo farlo e lo faccio. Non mi si venga a dire che sono razzista o altro, che magari in questo caso potrebbe pure essere vero, ma non è questo il punto. In tutta onestà non mi ci sento, semplicemente non reggo più un piccolo e limitato spicchio d’Italia. Bella la vecchia locandina di “Miracolo a Milano” vero? Secondo me è proprio il punto giusto per cacciare fuori il rospo che mi rode, perché è appunto di un (altro) miracolo ciò di cui avremmo tutti quanti bisogno, non solo i milanesi.

Non si risentano i lumbard (in genere) per le mie opinioni, ma mai come negli ultimi anni ho provato sincera gioia di essere nata e cresciuta in un altrove, lontano da lì. Il disagio è vecchio e non necessariamente riferito alle ultime ignobili imprese della signora sindaco e del suo staff. Anche quando tento di non aggiornarmi sulle loro gesta ci pensa report a r-e-portarmi alla realtà.
Milano un tempo era l’orgoglio d’Italia, era il nostro biglietto da visita più credibile verso i paesi confinanti e non solo. Se non ricordo male era l’unico spicchio d’Italia che poteva vantare un certo credito nei paesi del nord Europa, persino i tedeschi la guardavano con stima e rispetto, anche ai tempi in cui emarginavano i nostri meridionali, intendo. É che purtroppo qua in Italia c’è il vizio della memoria corta, disgraziati noi. Milano era espressione di classe, equilibrio, solidarietà, ricchezza. Era il sogno e la meta dei giovani meridionali (ma non solo) in cerca di fortuna, era la culla degli extra comunitari, era accoglienza e dialogo. Era il palcoscenico a cui ambivano i giovani artisti del resto d’Italia. Era cultura e innovazione. Era il futuro che verrà. Milano era.

Forse avrei dovuto titolare La felicità di essere nati altrove [ovvero Milano brucia] questo sprazzo d’amarezza verso una città (e/o una regione) che non smettono di farmi vergognare di avere (mio malgrado) qualcosa in comune con loro. Forse dovrei smettere questa spirale chiedendo asilo politico in qualche altro paese, forse dovrei rinnegare la mia cittadinanza per stroncare le cose che a loro mi accomunano. Forse. Ma anche no.
Probabilmente neanche questo servirebbe a farmi stare meglio.

Mi sorprendo a notare che non c’è giorno, in cui questa città (e/o questa regione) fa qualcosa di cui non essere fieri. Immagino anche il disagio delle persone perbene che hanno avuto l’avventura di nascerci, assisto impotente alle crociate degli altri.

Eppure Milano è stata sul serio il turbo culturale di un’intera nazione, molto più di qualunque altra città. Ci si potrebbe riempire un’enciclopedia solo con le canzoni che le sue guglie hanno ispirato. Com’è potuto succedere che si scendesse così in basso? Quello di cui parlerò non è l’episodio più rappresentativo del disagio che (mi) provoca questa città, purtroppo aggiungo, è solo quello che ancora deve succedere, ma è già lì sulla soglia.

Tra qualche giorno, in occasione di S. Ambrogio, saranno consegnati come ogni anno gli Ambrogini d’oro, e come tradizione degli ultimi anni le polemiche stanno riempiendo le pagine dei giornali e del web. L’Ambrogino è l’onorificenza più importante e rappresentativa della città di Milano, è conferita dall’Ufficio di presidenza del consiglio comunale di Milano e per la quale il sindaco ha diritto di veto.

Quest’anno la Commissione per la concessione delle Civiche Benemerenze è riuscita a fare peggio dello scorso anno, quando formalmente onorava Enzo Biagi ma nella sostanza il PDL pose il veto sulla candidatura del giornalista, negandogli di fatto l’onorificenza. Qualche settimana fa la commissione, presieduta dal sindaco, ha deciso i nomi che saranno insigniti del riconoscimento nella solenne cerimonia di Sant’Ambrogio di lunedì prossimo, 7 dicembre. Occorre precisare che le decisioni non sono state frutto di unanimità, anzi nel corso della seduta parecchi consiglieri si sono visti costretti a protestare abbandonando la sala.

Ma eccole elencate, le medaglie d’oro di quest’anno, in tutto il loro fulgido splendore, mi soffermerò solo sulle più, come dire, curiose? Si può dire curiose?

Ada Burrone, fondatrice e presidente dell’associazione Attivecomeprima per donne mastectomizzate;
Alberto Pilotti, grafico fondatore della Tecno Digit S.r.l;
Andre’e Ruth Shammah, regista teatrale, fondatrice del Franco Parenti;

Camillo De Milato, comandante regionale esercito Lombardia, ha proposto la squadra della polizia locale alla caccia di extracomunitari irregolari sui mezzi pubblici con le grate, candidatura appoggiata dalla Lega Nord. Una domanda, che lustro ha dato alla città un essere del genere?

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food; concordo anche se non ho chiaro che ci azzecca con Milano.
Davide Rampello, presidente della triennale;
Dolce e Gabbana, stilisti;
Enrica Bona Orlando Borromeo, presidente Airc Lombardia;
Enrico Molinari, presidente dell’ordine degli psicologi della Lombardia;
Fabrizio Villani, medico chirurgo;
Giovanni Puglisi, rettore dello Iulm;
Giuseppe Bergomi, calciatore;
Ilaria Guaraldi Vinassa de Regny, presidente dell’associazione didattica museale;
Italo Brambilla, primario all’Ospedale Niguarda;

Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. E daje e daje qualcuno di decente lo hanno trovato;
Luigi Pestalozza, critico musicale;
Mahmoud Asfa, Imam di via Padova, scelto per compensare il comandante dei vigili? che pagliacciata;
Maria Berrini, architetto;
Marina Berlusconi, siamo in attesa di scoprire quali altri meriti, oltre ad essere figlia di papi e pupilla di sindaco, abbia questa signora;
Mario Calabresi, direttore del quotidiano La Stampa;
Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano Libero. Quindi in sostanza Biagi, che era stimato e rispettato dai capi di stato di mezzo mondo (che tra l’altro ambivano ad essere intervistati da lui), non era degno di questa onorificenza e invece questo sgrammaticato si? Complimenti;
Monsignor Franco Buzzi, prefetto della veneranda biblioteca ambrosiana;
Natalina Invernizzi Campi, gestore dell’omonima Cascina;
Nico Colonna, direttore di Smemoranda;
Paolo Giuggioli, presidente dell’ordine degli avvocati;
Paolo Maldini, calciatore;
Peter Bayuku Konteh, progetto Microcammino 2000;
Stefano Boeri, urbanista (è una compensazione alla dimenticanza, con conseguenti polemiche, dello scorso anno);
Stefano Dambruoso, magistrato esperto di terrorismo islamico e forse prossimo candidato Pdl (maddai, ma che malizia!);
Stella Vecchio, politica e sindacalista;

La Moratti dopo le aspre critiche del vice presidente del consiglio comunale Davide Corritore (Pd), che abbandonò la seduta in segno di protesta, è corsa a riparare al danno, assegnando un Ambrogino extra a Massimo Capuano per i 200 anni di Borsa Italiana. La decisione è stata presa in extremis e fuori tempo massimo, e comunicata allo stesso amministratore delegato di Piazza Affari, che verrà premiato in occasione di una cerimonia ad hoc che si terrà, secondo fonti informate, entro la fine di dicembre. Un Ambrogino senza S. Ambrogio, insomma.

La notte in cui sono stati assegnati i riconoscimenti simboleggia perfettamente un metodo vecchio, trito e ritrito, da manuale Cencelli, di spartizioni politiche, che andrebbe rivisto. La critica è secca e precisa: la logica di spartizione politica delle benemerenze ha portato lontanissimo dallo spirito primario del premio.

Niente Ambrogino d’oro per gli operai della Innse, la storica azienda metalmeccanica della Lambretta, i cui lavoratori la scorsa estate, dopo una drammatica protesta,  sono riusciti a vincere la battaglia per il salvataggio dell’azienda. In sede di voto per l’assegnazione della benemerenza alla Innse, proposta dalla sinistra, ci fu un aspro confronto con la destra che non aveva gradito e fu caratterizzata da pugni sul tavolo, proclami, tensione, schiamazzi e parecchi fuori onda, fino a paralizzare i  lavori della commissione. Riuscì a sbloccare la situazione, senza via d’uscita, solo una telefonata degli stessi  lavoratori che avvisarono che in caso di assegnazione avrebbero rifiutato l’onorificenza. In fondo come dargli torto? Il comune certamente non si schierò al loro fianco durante le concitate ore di lotta. Qualcuno (oltre Fo e altri) ogni tanto riesce ad essere coerente, grazieaddio. E poi basta vedere la fine che hanno fatto gli altri, prima di loro.

Niente Ambrogino per Roberto Saviano, la cui candidatura fu già stroncata dalla destra lo scorso anno. Però su Saviano si tenta di fare un lavoro di markeing mica da ridere, in fondo il giovanotto pubblica con Mondadori ed è (anche) grazie al suo Gomorra che la Pupilla del sindaco ha potuto confezionare la sua bella fidejussione. Fossi in Roberto, prima di esporsi, ci farei su una piccola riflessione, a conti fatti, meglio Scampia, molto meglio essere cittadini onorari di luoghi per i quali si ha l’onore di essere cittadini.

Delle volte mi chiedo cosa direbbe oggi il Signor G. Cosa direbbe il Cerruti Gino? Forse nulla, perchè niente c’è da aggiungere a quello che ci raccontava già 15 anni fa. Del resto lui era lungimirante, guardava oltre, più lontano degli altri e già non si sentiva italiano molto prima dei bambini rom cacciati dai campi nomadi, prima delle ronde, prima degli autobus cacciatori di teste, prima di questo limbo di ignoranza in cui è sprofondata la città, prima del White Christmas. In un’era precedente, prima di tutto questo, lui aveva già visto tutto quanto. Noi altri avevamo ancora l’illusione di poter porre rimedio all’ineluttabile, pensavamo di poter riuscire ad arrestare la parabola di squallore in cui Milano è sprofondata e sta trascinando anche il resto del paese e lui s’arrischiò ad avvisarci. Il testamento di Gaber è caratterizzato dall’apodittico “la mia generazione ha perso”, all’epoca lo trovai un po’ forte e inappellabile ma oggi devo ammettere che aveva ragione ma non è solo una questione generazionale. Penso che hanno perso i milanesi, di fatto o d’adozione, che non sono andati oltre alle luci a S. Siro. Nessuna città poteva vantare una presenza così massiccia della migliore intellighenzia italica e quindi mi venne il sospetto che sta classe intelligens tanto intelligente non fosse oppure semplicemente lorsignori hanno orientato tutti gli sforzi per propri fini personali, scordandosi che l’arte e la cultura sono la benzina per l’evoluzione dei popoli e non metadone individuale per digerire tutti i Grandi Fratelli che una mente perversa ha opportunamente preparato.

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