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    Ce lo hanno spacciato per l’inizio della nuova era del proletariato italiano. Hanno tentato di venderci la favoletta che era la risposta giusta a qualunque nostro male, presente e futuro. E invece a quanto pare non è esattamente così. Mi preme avvisare coloro che hanno lo stomaco debole che questo è il momento giusto per abbandonare la lettura di questo articolo, potrebbero avere come conseguenza il giramento di testa e non solo. Non sarò tenera, del resto perchè mai dovrei: il post è mio e lo gestisco io!

    tfr_repubblica
    Cominciamo dall’inprincipio, questa è  una lunga e dolorosa storia che ha per protagonista una stella, anzi la regina delle stelle. Per comprendere quello che ci sta succedendo occorre andare agli albori del progetto pilota di previdenza complementare chiamato eufemisticamente “Cometa” e per farlo devo attingere unicamente sulla mia memoria, perchè in rete c’è poco o nulla (di concreto), perciò tenterò di farla breve ma sarà dura.
    Un giorno arrivò IL sindacato con la grandiosa idea di  promuovere il Fondo Cometa. Era sicuramente un’idea innovativa e di guadagno certissimo per i lavoratori che avessero  deciso di aderire. Questi erano i dettami dello spot che indicava appunto tutti i vantaggi che si sarebbero ricavati ad aderire a questo Fondo. E pure io inizialmente fui tentata, ci ho pensato su un bel po’, ci avevano consegnato persino una specie di volantino con dei dati che, nelle loro speranze avrebbero dovuto fugare ogni nostro dubbio e convincere anche i più reticenti della bontà dell’operazione, mah. Dopo aver tentato più volte di decifrare i dati di cui sopra ed essermi resa conto ch’erano indecifrabili, come se nelle tabelle ci fossero delle lacune volute, degli omissis funzionali a nascondere un qualcosa che non ero stata in grado di comprendere, e una delle buone regole a cui mi attengo scrupolosamente è di stare a debita distanza da cose (o persone) poco cristalline,  decisi di non farne niente. Del resto a me chemmifregava? L’iscrizione era volontaria: una specie di aggiunta a tutti gli altri attributi pensionistici (tfr e pensione) quindi reputai di poterne fare tranquillamente a meno. Devo aggiungere che per me era una questione così lontana che non mi ci sono sbattuta più di quel tanto, l’ho bollata come ambigua e me ne sono scordata, semplicemente.
    Eppure nonostante tutto, sto popò di porcheria ebbe un certo riscontro tra i metalmeccanici, in parecchi si iscrissero, in parecchi si fidarono del giovane funzionario sindacale che si era inventato questa formula che a suo dire avrebbe dovuto tutelare uno spicchio di pensione dall’erosione causata dall’inflazione.
    Putacaso, quel barlume di successo traghettò, qualche anno dopo, più volente che nolente, il nostro baldo funzionario sindacale verso una poltrona ministeriale. Presumo che i suoi superiori vollero premiare la sua audacia e la sua immensa capacità di venditore di fumo, requisito indispensabile per poter far iscrivere milioni di persone ad un Fondo integrativo del quale si sapeva poco o nulla e che non forniva alcuna informazione sulle modalità in cui venivano investite le risorse. Era proprio la persona giusta al momento giusto per far fare un salto di qualità al vecchio fondo Cometa, nato come scelta e diventato obbligatorio. Nato come supporto ed aiuto (sempre sulla chiacchiera eh) e diventato per legge un cappio al collo impossibile da sciogliere senza strozzarsi. Perciò solo un Damiano avrebbe potuto esportare con disinvoltura una tale bufala anche alle altre categorie di lavoratori. Del resto avendo ancora calda la poltrona da sindacalista poteva vantare una invidiabile squadra di promoter gratis nelle figure dei delegati sindacali. Il suo progetto pilota chiamato entusiasticamente “Cometa” fu clonato per tutte le categore di lavoratori dipendenti e divenne legge. Solo grazie alle resistenze e alle aspre critiche, sopratutto delle associazioni di consumatori, si consentì un’apparente possibilità di scelta tra il vecchio regime (con l’inps) e il nuovo con i fondi pensione, diversi per ciascuna categoria di lavoratori (metalmeccanici, chimici, tessili, etc), ma avendo l’accortezza che ce ne fosse uno e uno solo per categoria, in pratica una sorta di monopolio mascherato.
    La prima furbata del nostro novello ministro fu di convertire, per legge, le vecchie adesioni parziali e volontarie in definitive (globali, esclusive e obbligatorie). Una pericolosa strada senza ritorno, insomma. Questo era il primo dato che avrebbe dovuto far scattare tutti i campanelli d’allarme ai lavoratori eppure non successe nulla. Erano tutti (o quasi) accecati dalla fiducia. Del resto se non si crede nel proprio partito, nel proprio sindacato a chi si dovrebbe credere?

    Danno la linea e la controlinea, protezione, organizzazione e nessun problema. Non si deve manco cambiare vita né farla cambiare. Si prende la tessera e si da il voto, poi ci pensa il macchinone. Dove ti porta vai, e a conti fatti, triste ma vero, ti da sempre un qualcosa in + degli altri.
    Tanto il sindacato non sbaglia, il sindacato ha sempre ragione, il sindacato vede lontano, il sindacato è come dio a questo punto, e siamo punto e a capo.

    Qualcuno osò protestare, intendiamoci, ma la percentuale era così irrilevante da consentire, a chi di dovere, di non tenerne neppure conto. Del resto a chi si poteva chiedere oneste informazioni? Alla camera del lavoro cittadina? Alla sede provinciale del sindacato? Ai delegati? Avevano tutti una sola parola d’ordine: “si deve fare”. Ambè.
    Io non firmai né prima né dopo. Non sopporto fidarmi a forza, non mi piacciono i dogmi, da qualunque parte arrivino.
    In tutto questo intervallo di tempo solo qualche associazione dei consumatori, come ho detto, e la Gabanelli osarono avanzare qualche dubbio, qualche sospetto, che ovviamente non offuscò affatto la nostra splendida Cometa che ha smesso da tempo di brillare di luce propria.

    Fino a oggi pensavo di essere (un pochino) più tutelata rispetto a quei fessacchiotti che aderirono ai vari Fondi pensione e che si sono visti risucchiare spicchi del loro TFR dagli investimenti in borsa operati dai gestori dei Fondi stessi. Tra me e me mi sfregavo le mani dicendomi, “l’avevo detto io, l’avevo detto io”. Oggi ci risiamo. Il signor Tremonti vorrebbe attingere al salvadanaio del mio tfr, situato in inps, per tappare i suoi buchi di bilancio.
    Forse vi aspetterete che io me la prenda con lui e invece no, perchè lui è solo uno dei tanti e da lui e da tutti quelli della sua coalizione non mi aspetto certamente niente perchè nulla hanno mai fatto per le classi meno ricche: gli stipendiati, gli operai, i precari. Io me la piglio con una certa sinistra farlocca, che ha perso di vista da troppo tempo la tutela dei lavoratori. Essi che a me sto Damiano non è che mi convincesse sto granchè, sempre detto io che non c’è da fidarsi dei socialisti, hanno la pessima tendenza di fregarti, è nel loro dna, prima o poi ci provano. Il sindacato ha sbagliato. Il (p)ds (come si chiamava allora) ha sbagliato. Nessuno di questi soggetti sociali, nati e mantenuti per tutelare le classi di lavoratori bistrattati dai Damiano ieri e dai Tremonti oggi ha fatto il loro dovere.
    Dopo il crack della borsa e il conseguente contraccolpo nei bilanci dei fondi mi sarei aspettata un reset dei CdA degli stessi fondi e di tutti i soggetti che ricoprivano ruoli sindacali, visto che si erano resi indegni della benché minima fiducia, e invece niente.

    Il sindacato e l’ingarbugliata matassa di tutti i partiti della sinistra (definiamoli così) non hanno fatto nulla per la tutela del futuro dei lavoratori, anzi a conti fatti hanno predisposto le condizioni favorevoli affinché. in qualunque momento. un signor Tremonti qualunque potesse (oggi) scipparmi i (miei) soldi accantonati in inps, senza che io possa ergere una qualunque difesa.
    Mi piacerebbe che si vergognassero.
    Mi piacerebbe pensare che i miei soldi non servano a mantenere Damiano.
    Sarebbe carino se si pigliasse l’abitudine di fare pubblica ammenda, con tanto di conferenza stampa in pompa magna chiedendo scusa e lasciando il posto a qualcun altro.
    In questo momento non esiste più il motto di cui sopra, bene lo sa Epifani e ancora meglio lo sanno Angeletti e Bonanni che difatti vanno a firmare a nome di tutti robe di cui non ne sa niente nessuno.
    Bisogna stare attenti a non abusare della pazienza dei lavoratori. Quando si esagera in inciviltà e antidemocrazia, prima o poi la gente si stufa e po’ pure essere che si schiodi le chiappe dal divano per mettere a ferro e fuoco le piazze, come fecero i nostri padri prima di noi, chiedete a Mister Tambroni, se non ci credete. La gente è strana, una specie di pentola a pressione.


    qua la seconda parte

    La cosa che più mi rattrista è che la gente ne sa poco o niente di sto tfr, non lo ha mica capito che gli hanno scippato la liquidazione, anzi è lì tutta cretina a reclamare un uomo carismatico che faccia da condottiero a sto popò di popolo della sinistra ed entri nel mito, sconfiggendo misterB.
    ma percaritàdiddio, ne ho 2 scatole così io di tutti sti miti che mirano solo a fregarmi. Ci vorrebbe un uomo, altro che mito.

    piesse – omaggio ad un amico

    «Sono molte le persone della nostra età che mi piacciono quando le
    prendo a una a una» aveva dichiarato, «ma odio e disprezzo la mia
    generazione, Sully. Abbiamo avuto l’occasione di cambiare tutto.
    Un’occasione concreta. Invece ci siamo accontentati di jeans
    firmati, due biglietti per Mariah Carey alla Radio City Musíc Hall,
    sconti delle compagnie aeree per clienti abituali, il Titanic di
    James Cameron e programmi di accantonamento previdenziale. La sola
    generazione che si sia mai avvicinata a noi in pura, egoistica
    autoindulgenza. è la cosiddetta “Generazione Perduta degli anni
    Venti” e almeno la gran parte di loro avevano la decenza di
    restarsene ubriachi , Noi non siamo stati capaci di fare
    nemmeno quello. Dio, se siamo Scarsi”
    ….
    «Saì qual è il prezzo che si paga svendendo il futuro, Sully-John?
    Non poter mai veramente lasciare il passato. Non andare mai oltre.
    La mia tesi è che non sei veramente a New York, sei nel Delta,
    appoggiato a un albero, fatto, a spalmarti dietro il collo creme
    contro gli insetti. Packer è ancora quello giusto perché è ancora il
    1969. Tutto quello che consideri la tua “vita posteriore” è solo una
    grande bolla d’aria con dentro niente. Ed è meglio che sia così. e
    meglio il Vietnam. è per questo che noi ci siamo rimasti. »

    S. King.  Cuori  In atlantide.

    Fonti: la foto (la conservo da anni, un vero emblema), è di bastardidentro.it
    il titolo è un omaggio a Forattini
    l’articolo del riquadro lo trovate qua

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    Tag: cose che fanno male
    Scritto da fiordisale mercoledì, 9 dicembre, 2009
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    2 grani di sale to “Millennium flop (articolo consigliato al solo pubblico adulto)”


      grazie!
      Non mi sento più solo!
      Comunque non illuderti!
      come tutti coloro che raggirano, si avvarrà della facoltà di non rispondere. Così oltre il danno anche le beffe!
      Ad un gruppo di lavoratori è capitato di aver versato per oltre trent’anni contributi aggiuntivi per una pensione integrativa (la COMPLEMENTARE oggi tanto propagandata!-per forza se no non incassano.)ma poi non fu corrisposto assolutamente nulla.
      Vai a vedere http://www.pariastato.it/index.htm
      Con la “facoltà di non rispondere” non viene data risposta a ricorsi, istanze, suppliche ecc… Intanto LORO incassano e si aumentano le prebende!
      IL TFR FATEVELO DARE SUBITO! Male che vada vi fate una pizza….
      Ciao e coraggio!
      paria

      paria, grazie del commento, sei tu che mi hai fatto sentire meno la pesantezza dell’eco del silenzio. Si dovrebbe fare una capagna a tappeto tra i lavoratori per fargli buttare via le tessere sindacali.
      Poi vedresti come i signori Bonanni ed Angeletti rivedrebbero un attimo le loro posizioni antidemocratiche

    Vuoi aggiungere un grano di sale?


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