In netto anticipo (più o meno)
stavolta frego il mio perenne ritardo su tutto e pubblico in anticipo :-)) Vabbè, diciamola tutta non è una cosa voluta è successo che nel mentre ero a trafficare con la pitta ‘nchiusa mi sono cimentata con le Nepitelle, alzi la mano chi non sa cosa sono, del resto avevo giust’appunto tutti gli ingredienti sottomano, come avrei potuto resistere? D’accordo è vero, in genere si preparano per Pasqua, anche se al momento mi sfugge il motivo, visto che gli ingredienti mipare che siano più invernali che primaverili, ma tant’è così recita la tradizione. Sono dolcetti nello stile scacciapensieri anche se non so se esista sto stile, nel caso me lo creo immanenteménte, hanno un unico difetto quando si comincia a mangiarli non si smetterebbe più, ed essendo ipercalorici forse non è bene.
Le nepitelle sono dolci tradizionali della provincia di Catanzaro, quella appunto di cui parlavo ieri, il nome, che qua è riportato italianizzato, deriva dal termine latino nepitedum, dialettale nepitedu, che significherebbe palpebre degli occhi, difatti se ci fate caso ricordano quella di un palpebra socchiusa.
In famiglia in genere le faceva zia Annina per tutti, era una donnina magra e piccolina con attorno la bellezza di 14 figli, tranne due erano tutti più grandi di me e nonostante sto popò di lavoro domestico, ogni anno si sobbarcava la produzione di questi dolcetti, che confezionava in vari modi distribuendoli nelle case dei parenti più prossimi. Visto l’affollamento che aveva in casa, la sua cucina assomigliava più ad una mensa che un focolare domestico, si cucinava a tutte le ore, che io mi ricordi aveva sempre qualche pignatta sul fuoco o sulla stufa, perciò la produzione delle sue Nepitelle passava da Natale a Pasqua senza una vera pausa di continuità, il che mi ha dato l’alibi di farle pure io, e nel contempo, facendo finta di niente, ho fatto fuori un po’ di frutta secca che se ne stava placida a intasarmi la dispensa!
Le Nepitelle di Soverato
Ingredienti:
500 g. di farina,
100 g. di strutto
150 g. di zucchero,
1 bustina di lievito.
per il ripieno:
500 g. di vincotto ridotto a 1/3 (o marmellata di uva),
100 gr. di fichi secchi,
150 gr. di mandorle,
50 gr. di uva sultanina,
20 gr. di cannella,
200 gr. di zucchero,
200 gr. di cacao,
150 gr. di gherigli di noci.
Mescolare la farina con lo strutto, aggiungere un bicchiere d’acqua e il lievito e lavorare il composto fino ad ottenere un impasto sodo e farlo riposare in frigo per una trentina di minuti. Nel mentre che la pasta riposa, mettere il vino cotto (o la marmellata) in una ciotola, unire le mandorle e le noci tritate grossolanamente, la cannella, l’uva sultanina fatta rinvenire precedentemente, il cacao, i fichi secchi tritati. Lavorare bene per amalgamare tutti gli ingredienti. A questo punto riprendere la pasta dal frigo e spianarla in una o più sfoglie in uno spessore di più o meno tre millimetri. La dimensione è a scelta ma non vi consiglio di farle troppo grosse, diciamo che un tagliapasta rotondo sugli 8 (max 10) cm è la dimensione ideale al caso nostro. Ritagliare i dischetti dalla sfoglia e mettete al centro di ciascuno un cucchiaio di ripieno, stando attenti a non esagerare altrimenti si potrebbe rischiare che si aprano in cottura. Ripiegare la pasta in modo da formare una mezzaluna e premere bene i bordi, per evitare che il ripieno fuoriesca durante la cottura, per decorare il bordo fare quest’operazione con una forchetta. Mettere le nepitelle nella placca appena infarinata, fare lievitare per circa un’ora e infornare a 160°C. per 40 minuti o fino a quando non cominciano a scurirsi. Una volta fredde si può scegliere se spolverizzarle con zucchero (o cacao) oppure lucidarle con acqua e zucchero.
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alzo la mano!!!
decisamente perfetti per il periodo invernale, sono un concentrato energetico mica da ridere!
Grazie per i commenti ragazze! Maddai non pensavo che fossero dolci così sconosciuti, l’avessi sospettato mi sarei dilungata nelle (poche) informazioni storiche che ho. Comunque si, sono dolcetti ad alto rischio ingrassante, apposta mi sono raccomandata di non farli grandi, però questa potrebbe essere un’ottima idea, con le opportune variabili, per far fuori i rimasugli di frutta secca che a volte rimangono in dispensa. Anche se pare assurdo a me è capitato più volte di dover buttare via noci, pistacchi e mandorle perchè lasciate li troppo a lungo (o semplicemente ne avevo comprate troppe per riuscire a smerciarle), buffo che sia l’attimo di calma a far trovare gli spunti giusti proprio da quei cibi che esistono da secoli (o giù di lì)
Alzo la mano anch’io..per chiederne una per merenda!!!Hai capito le origini…;)
Che belal ricetta regionale!
mi ispirano un sacco, sia la pasta con strutto che il ripieno!