Aggrappati ai sogni, perché se muoiono…

Sono un po’ ritardo, ma di questo ne abbiamo già parlato nel post precedente, non obbligatemi a trovare qualche scusa plausibile, va bene così. Il fatto è che a cavallo con Avatar e le imminenti uscite cinematografiche mi sento in dovere di rispondere ad un critico di cui manco ricordo il nome, anzi per l’esattezza, tanto sono disabituata a leggere critiche o recensioni su film, non so nemmeno se il pincopallo in questione fosse uomo, donna o…  ma qualunque cosa fosse di certo non era una persona predisposta al sogno, alla dolcezza, alle storie tenere e semplici, ai film di puro svago, ecco. Mi capitò la recensione di questo signore più o meno nel periodo natalizio e se dovessi dire non ne ha azzeccata una ch’è una, e sto tentando di essere parca nelle mie valutazioni eh, altrimenti lo smonterei come un puzzle. La recensione, che era la somma dei film del periodo, esordiva con un’ode al film Brothers seguito a ruota da Amelia, altro film con Richard Gere.

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Halloween in ritardo o carnevale in anticipo?

Tutto si potrà dire di me, bè oddio con qualche piccolo limite eh, ma non che io sia una persona puntuale. E se qualcuno si azzardasse lo piglierei pure come una specie di insulto, tò! Anzi se proprio volessimo farci uno sprazzo di letteratura potrei dire che i puntuali sono pure un po’ noiosi e abitudinari, aggrappati a delle consuetudini, che pazientemente si costruscono nel tempo,  solo per non scordarsele mica per interesse genuino. Ma guardateli (i puntuali), sempre con la muscolatura facciale contratta dalla tensione, con l’ansia che la spada di Damocle ritardosa si abbatta su di loro. Per carità, mi ci manca pure il rischio della spada.

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