- fiordisale - http://www.fiordisale.it -

Si stava meglio quando si stava peggio

Posted By fiordisale On martedì 2 marzo 2010 @ 13:17 In Genova e roba limitrofa,girovagando,mostre | 9 Comments

Questa, oltre ad essere l’epoca del più grande concentramento d’imbecilli della storia (più o meno nel senso pseudoassoluto del termine) è pure un tempo in cui va di moda l’ignoranza. Anzi poter dimostrare concretamente di essere un emerito ignorante, e di non leggere libri dai tempi della scuola dell’obbligo, è persino un vanto. Bene, siccome io sono da sempre un po’ fuori moda, il mio modo per manifestare la mia piena solidarietà a tutti gli stranieri in Italia è stato di andare a fare un giro nella casa di un vecchio signore che di armonizzazione culturale dei popoli ne sapeva un bel po’. Adesso il Castello d’Albertis è anche la sede del museo Culture del Mondo e mai scelta più appropriata, vi assicuro (all’epoca, mi commossi persino per lo stupore)

Non si può certo dire che il Capitano Enrico Alberto D’Albertis fosse un tipo comune, casa sua è bella ancora prima di arrivarci, percorrendo i vialetti alberati del piccolo parco attorno. La casa appunto, parliamone. Il nostro Capitano la fece costruire a fine ’800 sui resti di fortificazioni cinquecentesche e tardomedievali con la supervisione dell’architetto Alfredo d’Andrade, rispettando più o meno la struttura originaria.

Un po’ alla volta la sua casa divenne un museo frutto delle tante esplorazioni, del resto il nostro Capitano era un viaggiatore impenitente, un costruttore di meridiane, un dilettante archeologo e naturalista oltre che appassionato di armi varie. Ma com’è che da un po’ ci stanno (in fastidiosa e imbarazzata maggioranza) quelli che anziché le Americhe ambiscono esplorare i palcoscenici di robe come Amici? Bisognerebbe spegnere la televisione ai nostri figli, chissà che torni il desiderio per gli orizzonti lontani.

Ma Enrico Alberto D’Albertis era un ecclettico: ottimo fotografo e scrittore, amava documentare accuratamente ogni suo viaggio. In casa ci sono anche parecchi cimeli del cugino Luigi Maria d’Albertis, anche lui noto esploratore e membro della spedizione dei mille.

Gironzolando tra le stanze si ha come la sensazione di respirare un clima tra il neogotico e l’esotico, un po’ come vedere il mondo attraverso lo sguardo curioso del Capitano.

Le collezioni etnografiche ed archeologiche raccolte dal Capitano D’Albertis durante i suoi moltissimi viaggi in America, Africa, Oceania ed Asia, non si limitano solo alle varie armi, (frecce, baionette e balestre, etc.) ma è una vera e propria collezione di svariati manufatti, si va dai reperti archeologici, agli utensili e oggetti rituali, tra l’altro molti ricevuti in dono dalle stesse popolazioni.

Volendo vedere il lato romantico della faccenda è un po’ come se Cristoforo Colombo avesse passato il testimone a Enrico Alberto d’Albertis. Entrambi navigatori, entrambi curiosi. Sono vicende di animi audaci che avevano ben radicato l’istinto della scoperta. Enrico, ripeterà, quattrocento anni dopo, lo stesso tragitto atlantico del conterraneo Cristoforo.

Dopo aver lasciato la Marina Militare, il Capitano, fece parte della Marina Mercantile, e condusse il primo convoglio italiano attraverso il canale di Suez. Nel corso degli anni, il legame che strinse con il mare gli fece sempre più intenso, tanto da essere tra i fondatori, con altri, del Regio Yacht Club Italiano.

Complessivamente compirà tre viaggi intorno al mondo, l’ultimo dei quali nel 1910, ogni viaggio era una scoperta, non tornava mai a mani vuote, il museo lo testimonia. Nel 1932, poco prima della sua morte donò il maestoso edificio assieme al bastione della cinta muraria cinquecentesca contenente i resti basamentali di una torre della precedente cinta medievale, alla sua amata Genova.

Salire in alto nel Castello per provare l’ebbrezza di dominare la città è veramente una senzazione unica.  Vabbè in questo caso il sole me lo sono sognato, un po’ come si fa cogli amori immaginari, difatti le foto avrebbero potuto essere migliori, ma vabbè, diciamo che servivano solo a stimolarvi la curiosità.

Qua sopra potete vedere, tra altro, le palle dei cannoni, debitamente marchiate dagli omaggianti, nel senso che noialtri (banali) ai vari compleanni di amici e conoscenti, ci presentiamo con libri o profumi&balocchi, invece all’epoca si regalavano direttamente le palle da cannone. ‘Spetta fammici pensare: potrebbe essere un’idea :-))

L’ultimissima cosa (o  la penultima, mò vediamo) davanti al museo, nel 2007, hanno aperto una cafetteria e nonostante sia usata anche da Vip per le varie manifestazioni ed eventi ufficiali (il famoso fascino dell’aperitivo dominando il mare :-)), mantiene prezzi parecchio abbordabili. Decisamente più interessante del panino, ecco. Non è una trattoria, quindi non aspettatevi tutto il menù da trattoria, però non è male, con sto freddino ho apprezzato parecchio il piatto caldo, mi dicono che con la bella stagione la cucina diventi etnica, ve lo saprò dire tra qualche mese.

Tenetevi da parte questo ennesimo suggerimento per quando verrete a Genova e, magari, il buon Pluvio sarà inclemente verso il vostro desiderio di mare. Non tornatevene mestamente a casa ma approfittatene per visitare, ogni volta, un nuovo spicchietto della città (apposta lo pubblico, sennò che l’ho fatto a fà?)

Qua trovate tutti i riferimenti per eventuali contatti e informazioni. sopratutto per le aperture straordinarie dei giorni festivi.

Vi chiederete perchè, proprio il giorno dopo lo sciopero dei migranti, abbia scelto di pubblicare un articolo sulle vicende del Capitano D’Albertis. Forse per dimostrare che fino a qualche tempo fa la gente usava i propri denari investendo in cultura (fine a se stessa) forse perchè il Castello D’Albertis non è solo la casa di un genovese, ma potrebbe essere tranquillamente uno stile di vita orientato all’incontro e alle fascinazioni, dominando l’umana paura che si prova ad esplorare l’ignoto. La casa del Capitano D’Albertis è la casa in cui possono incontrarsi tutti i popoli del mondo, sentendosi ciascuno a casa propria, questo è il bello.

Tutte le informazioni per andare al Castello, le trovate qua, voglio solo aggiungere una chicca per chi arrivasse in treno, provate a prendere l’ascensore, subito dietro la stazione di Principe, è veloce, risparmioso  e il panorama è mozzafiato, anzi giusto per esagerare eccoqqua un’altra galleria di belle foto

Related posts:

  1. Sempre meglio che la pattumiera (ovvero quando meno te l’aspetti) Bè oramai lo avete capito, noi liguri non è...
  2. sarà meglio che mi spicci Si diceva appunto del veloce passaggio dalla canotta alla...
  3. Più ce n’è, meglio è! Appena in tempo, credo. Il termine se non sbaglio...
  4. Quando Gigi Riva tornerà L’ultima volta che l’ho visto era mezzogiorno. Eravamo al...
  5. Two è meglio che uan, vero? ;-) Tanto tuonò che piovve, il che significa che una...

Article printed from fiordisale: http://www.fiordisale.it

URL to article: http://www.fiordisale.it/2010/03/02/si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio/

Copyright © 2009 fiordisale. All rights reserved.