tutto fumo e niente arrosto
Toh che strano è la seconda volta, nel giro di una settimana che il titolo del post ciazzecca con quello che ci sta dentro. Curioso. Si vabbè ma non stateci a pigliare il vizio ‘che mi divertono i miei titoli surreali :-PP
Il motivo per cui faccio questo post è di dare una risposta alle tante mail che mi arrivano chiedendo suggerimenti per le foto. Oddio, siamo obiettivi, non penso di essere all’altezza per poter dare un qualunque aiuto, e penso che sia una situazione abbastanza generalizzata. O ci si affida a persone di mestiere e, quindi di esperienza, oppure si va incontro a millantatori (spesso poco attendibili). Credo che tra le foodblogger, tranne qualche felice eccezione, putacaso di mestiere anche loro, ci sia una sopravvalutazione dei (propri) mezzi, il che fa sospettare (appunto) una scarsa aderenza alla realtà.
Non è a volte neanche una questione di capacità, non prendetela come odiosa critica, ma più semplicemente è una presa d’atto di un’indisposizione di mezzi: basti pensare a quanto peso ha la questione luce (o zone d’ombra) nelle foto. Io parlo per me e vi assicuro che non ho fari, faretti (a qualche decinaio di centinaia di euro), robe da studio, piani luminosi o chissà quale altra diavoleria, mi arrangio con quello che passa il convento e la mia (massima?) ambizione è di farmelo pure bastare :-)
Perciò le mie foto sono sempre molto frettolose, molto casuali, nel senso che pure quelle che non mi spiacciono, vengono, quando vengono (decenti) per purissimo caso, mettiamola così.
A riprova dei tempi fotografici, eccovi il piatto appena scolato e condito, con la sua bella nuvoletta di fumo. Se notate, la foto è persino fuori centro, perchè è proprio uno scatto casuale. Questo, in genere, è uno scatto di scarto, cerco di evitare il fumo perchè nasconde il contenuto del piatto, ma stavolta è funzionale a cronometrare i tempi, che, secondo me, devono risolversi entro i tre minuti dal momento in cui si scola la pasta, non di più. Ovvero un tempo accettabile per riuscire ad avere ancora un piatto caldo senza ulteriori maneggi. Sono troppo indolente per aggravarmi il lavoro in cucina e troppo golosa per sopportare di rovinare un buon piatto per fare uno scatto.
Ho pure letto, non so dove, di qualcuno che mangia piatti scotti o freddi o rovinati per fare le foto, bè io non sono d’accordo, anzi credo che alla lunga sia uno dei motivi di abbandono dei blog. Ebbene si, anche il masochismo estremo mette in mostra i suoi limiti :-)
Il contorno all’articolo, ovvero il testo e la foto, devono essere visti come complementi al protagonista del pranzo, ch’è appunto la soddisfazione di potersi mangiare un piatto caldo, buono e in santa pace e, quando si ha fortuna, anche in buona compagnia. Senza questa visione abbastanza lungimirante della questione, si rischia di snervarsi (e riparlo per me). Con le foto dei dolci o torte dolci o salate, ci sono meno problemi e si riesce ad organizzare meglio i tempi, ma con le robe da mangiare al momento, primi o secondi che siano, bisogna riuscire a non perdere di vista l’obiettivo, ch’è appunto (lo ripeto) quello di mangiare una buona pietanza. Lo penserei anche nel caso di scatti non propriamente gradevoli (o decenti) perchè la foto è importante ma solo in funzione di un libro o di scatti in studio, non di un blog anzi, spesso incappo in ricette eccellenti, magari dai forum, che hanno foto non altrettanto buone, ma questo non sminuisce la loro bontà.
Sulle quantità di questa ricetta sono abbastanza casuali, sinceramente tanto dipende dai prezzi del mercato del pesce, diciamo che in condizioni ottimali ci vogliono almeno 5-8 scampi a testa, nel caso il mercato non lo consentisse dimezzate il numero e prendete un pezzo di pescatrice per la base, non è la stessa cosa ma vi consentirà di fare una buona presentazione senza dovervi indebitare. Non esagerate coi pomodorini, ne bastano 4-5 per 2 porzioni.
Chitarrine al nero di seppia con ragù di scampi
Mettere sul fuoco gli esoscheletri degli scampi (cioè il rivestimento esterno del corpo) assieme ad uno scalogno, una carota piccola e un sedano con sufficiente acqua per fare il brodo.
Nel frattempo far stufare in una padella un trito con cipolla e carota, coi pomodorini confit, il tutto leggermente aromatizzato col balsamico. Frullare e passare con il colino allungando con il brodo precedentemente ottenuto. Tagliare dei pezzetti dagli scampi ricordando di tenerne interi almeno uno per porzione, scottarli meno di un minuto nello stesso tegame in cui si è fatta la base del ragù e portare tutto in temperatura. Scolare la pasta e condirla col ragù, aggiungendo una presa di pepe rosa tritato al momento e, a piacere, anche una spolverata di prezzemolo sminuzzato a coltello.
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