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martedì 23 marzo

era meglio morire da piccoli…

Probabilmente se non ci si fosse messo Bagnasco coi suoi ridicoli anatemi, neanche lo avrei fatto ‘sto post, a furia di ripetere sempre le stesse cose mi annoio pure. Ma si da il caso che il Papa, per voce di Bagnasco, a meno di una settimana dal voto, abbia deciso di scendere in campo con tanto di artiglieria pesante per dare una mano ai candidati di centro destra, essì che di problemi in campo ne avrebbero parecchi anche al loro interno o, forse, pensano sia sufficiente nascondere la testa sotto la sabbia per eliminarli?

A parte il fatto che ritornare sempre col mantra della 194 ogni 6 mesi o, giust’appunto, ad ogni campagna elettorale è diventato un po’ il termometro delle argomentazioni delle destre, inclusa la Chiesa. Eppure ce ne sarebbero di argomenti più utili per la difesa della cittadinanza, vero? Sarebbe stato particolarmente interessante sapere quali sarebbero i cosiddetti valori cristiani difesi dal centrodestra, proviamo ad elencarli. Uno dei valori potrebbe essere avere rapporti extraconiugali con minorenni. Un altro valore di un certo peso potrebbe essere usare il proprio potere per comprare donne compiacenti. Oppure spalleggiare o invitare a votare coloro che hanno redatto le nuove leggi razziali, delle (attuali) persecuzioni contro gli extracomunitari, della negazione alla scuola ai loro figli, della mancata osservanza dei contratti di lavoro e le misure di sicurezza, dello sfruttamento degli individui. Lo richiedo, sono questi i valori cristiani a cui ci dovremmo aggrappare? In questo discorso voglio tralasciare la stranezza della mancata osservanza dei comandamenti 1; 2; 6, 7; 8; 9; 10, proprio da parte di tutti questi soggetti, concentriamoci su un solo punto, almeno oggi.  

Si bè in effetti non c’è che dire questa classe politica dirigente osserva con una certa perizia i valori del cristianesimo, ma forse anche questo è un capitolo interpretativo, quindi si potrà avere, chessò, un 7° comandamento reinterpretato nella maniera fantasiosa del tipo “non rubare, se puoi”. Si mi pare che il discorso possa andare o comunque giustificare la pasticciata arroganza di questi signori.

Certamente il ciclone che si è abbattuto sulla chiesa negli ultimi tempi, non è il primo di questo tipo, sono decenni che se ne parla, ma nonostante questo nell’intimo del popolino caprone, parrebbe sempre una notizia tanto nuova quanto inverosimile, fino al punto da sorprendere (proprio) tutti. Il Papa parla, abbastanza platealmente, di scuse, di punizioni divine e terrene, poi ci sarebbero altri atti eclatanti quali lettere, dichiarazioni, scuse microfonate e bollenti di sdegno. Non c’è che dire la campagna promozionale del Papa potrebbe anche essere credibile. Peccati che il diavolo faccia (solo) le pentole :-))

Per pura bizzarria, tutta questa campagna promozionale, è prevalentemente rivolta all’estero, come se i problemi della chiesa fossero ubicati in un altrove indefinito e distante da noi. Ma sappiamo o dovremmo sapere, che non è così.
Nel nostro Paese è successa la stessa cosa, e visto che noi (purtroppo) siamo più vicini, almeno geograficamente, al Vaticano, sarebbe il caso che le varie diocesi si sentissero investite dalla responsabilità di cambiare registro nei confronti dei preti pedofili che anche da noi non sono certo mancati, né mancano. Già tempo fa ho accennato alla vicenda del prete di Albenga in carcere perché accusato di  molestie verso una ragazzina di 12 anni, truce vicenda su cui è intervenuta pesantemente la curia di Savona per favorire la  scarcerazione del prelato e a questo punto mi viene da sospettare che la Curia lo volesse fuori dal carcere per nasconderlo. Proprio come fa la mafia coi suoi latitanti. Si perchè qua bisogna smetterla di usare diplomazie ed eufemismi per descrivere la realtà. La vicenda emersa in questi giorni ha del paradossale, si parla di un altro prete latitante nascosto dalla Curia bolognese.

La vicenda risale a qualche tempo fa ed è emersa grazie alla comunità laica del bolognese: nel 2008 il tribunale di Ferrara ha condannato don Andrea Agostini a 6 anni e 10 mesi di reclusione, per aver commesso, in veste di educatore, reiterati atti di pedofilia su numerose piccole alunne. Diverse  testimonianze dirette, durante il processo, hanno dato un quadro a dir poco abominevole di questa persona; l’uomo era stato visto palpeggiare alcune bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi farla leccare. Le vittime avevano tutte tra i 3 e i 6 anni e frequentavano l’asilo in provincia di Ferrara, ma ricadente nella diocesi di Bologna.

Finalmente nel novembre 2004 le educatrici informarono i genitori di quanto stava accadendo nell’asilo e contestualmente avvisarono anche i superiori del prete, sicché la direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si recò a Bologna per incontrare i responsabili della Curia ai primi del 2005 di fronte a monsignor Ernesto Vecchi, numero due della Chiesa bolognese.
Secondo quanto riportato dall’educatrice, Vecchi avrebbe detto: «Quell’uomo è malato e questo incontro non è mai avvenuto».  Apperò!

Purtroppo (per la Chiesa) in questo stato esiste anche una magistratura ordinaria non gestita dai prelati, quindi scattò la denuncia e le indagini di rito e il Monsignore di cui sopra anziché approfondire la vicenda e correre ai ripari per tutelare i bambini, s’infuriò parecchio e licenziò in tronco le maestre ce avevano messo in luce le malefatte di don Andrea Agostini.

Il senso di quanto la chiesa abbia a cuore la questione pedofilia emerge dagli atti ufficiali della sentenza di condanna del prete pedofilo, i giudici Caruso, Oliva e Bighetti, hanno precisato tra l’altro, che «il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto del parroco, e di cui i rappresentanti dei genitori e l’educatrice intendevano discutere, equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili».
Per i giudici ferraresi ci si è trovati di fronte a un «muro di gomma delle autorità ecclesiastiche», che ha influito sulla tempestività delle denunce e quindi direttamente anche sul numero di bambine vittime delle molestie sessuali.
Il portavoce della Rete Laica di Bologna, Maurizio Cecconi, che si è battuto in prima persona per l’accertamento della verità e soprattutto per scoprire il nascondiglio dorato del prete latitante, si è rivolto pubblicamente sulla questione alla Curia, chiedendo di rispondere a una serie di domande davanti all’opinione pubblica. Le domande evidentemente erano spinose ad esempio: 1) quali direttive sono state trasmesse dal Vaticano sul caso delle molestie; 2) dove si trova attualmente il sacerdote condannato e se svolge una professione a contatto con i minori; 3) se «è stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica». Cecconi ha chiesto inoltre di chiarire le ragioni per cui «la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie».

Aggiunge Monica Mischiatti, dell’Associazione radicale anticlericale.net, che «il fatto che la Curia bolognese non intenda rispondere dell’accaduto, anzi neghi che ciò sia avvenuto e protegga un reo di abusi sessuali, è palesemente la dimostrazione che la Chiesa cattolica si pone al di sopra e al di fuori delle leggi dello Stato italiano. Che la Chiesa non sia un’istituzione democratica è evidente a tutti sin dalle sue origini, ma la continua omertà con cui viene gestita ogni situazione scomoda (o da reato penale) è tipica anche di organizzazioni di carattere malavitoso che imperversano in gran parte del nostro paese».

In realtà la Curia non si è limitata a negare l’accaduto o nascondere un latitante ma, paradossalmente Don Andrea Agostini è stato trasferito e promosso a un nuovo incarico presso il Santuario della Beata Vergine di San Luca, luogo simbolo del cattolicesimo bolognese.

La denuncia di Maurizio Cecconi, è esplicita e non lascia spazio ad alcuna interpretazione: «Grazie alle informazioni da noi raccolte e verificate diamo oggi questa notizia, che riteniamo importante e gravissima. Secondo il diritto canonico, un sacerdote che si macchia del peccato d’infrangere la purezza dell’infanzia dovrebbe essere escluso dallo stato clericale, ovvero non essere più prete. Al contrario, don Andrea Agostini, dopo un processo-farsa interno alla Curia che lo ha evidentemente assolto, benché sia stato condannato dalla giustizia civile italiana, è stato promosso: continua a essere un prete, continua a ricevere uno stipendio, continua ad essere a contatto con bambini e bambine, tutti quelli in visita al santuario tanto amato dai bolognesi. Più volte abbiamo chiesto alla Curia e ai suoi vertici, al Cardinale Caffarra e a Monsignor Vecchi, di rispondere alle domande di trasparenza poste dalla cittadinanza e dalle famiglie delle vittime. Risultato: nessuna risposta. Non si può rimanere inermi di fronte al muro di silenzio, omertà e complicità della Chiesa bolognese; per queste ragioni oggi diffondiamo la notizia del luogo in cui è stato trasferito don Agostini. E così faremo ancora per ogni informazione che raccoglieremo e verificheremo. Ci domandiamo: come può la politica (il sostegno pubblico) continuare a difendere un’istituzione che protegge dei criminali? Siamo convinti che la coscienza civica dei cittadini bolognesi ha già pronta la risposta: la politica prenda le distanze e condanni esplicitamente sia i sacerdoti pedofili e sia le complicità interne alla Chiesa».

Sarebbe interessante capire a chi si rivolge il Pontefice quando parla di lotta alla pedofilia come sarebbe interessante capire dove sono finiti quelli che entrarono forzatamente nei locali del Comune all’epoca di Cofferati, com’è che sta gente non va a manifestare il proprio disgusto sotto le finestre della curia? Possibile che fare il quaqquaraqqà professionista dia più soddisfazione?

Un’ultimissima cosa, perfavore andate a leggere questo splendido articolo, merita veramente.

un Paolo Rossi d’annata è quello che ci vuole

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