La libertà non è uno stato d’animo
Io a certe non le capisco proprio, dico davvero. Vabbè mettiamoci dentro che al lunedì sono meno propensa all’ironia o alla bieca presa per i fondelli, ma dopo aver letto quest’articolo mi sono un po’ scocciata. Ma quant’anni ha la 194? E dopo tutti questi anni una si fa ancora le seghe mentali di aver timore di essere definita arbortista? Ma che vordì? Ma che significa? A me può definirmi abortista chicchessia, chemmifrega, il tutto senza aver mai usufruito della 194 e spero di non dovervi ricorrere manco per il futuro. Cosa significa questa necessità di fare distinguo dell’autrice dell’articolo? E perchè una donna che sceglie se e quando far figli sarebbe meglio o peggio di un’altra? Ma la signora Gaia Manzini l’avrà capito che essere abortiste (o essere definite tali) non significa necessariamente aver abortito?
Quello che mi infastidito, no anzi irritato, è questa auto-colpevolizzazione della donna, di certe donne, che non hanno ancora capito un paio di cose, la prima è la libertà di scelta, a prescindere dal contesto, e la seconda, direttamente collegata alla prima, è la scelta di fare un figlio. Anche se dare quest’etichetta alla 194 sarebbe assai riduttivo.
Non l’hanno capito. Oppure semplicemente siamo accerchiati da persone che hanno assorbito teoremi e convincimenti altrui come fossero mode, senza troppa ideologia e, come capita sempre più spesso ai seggi, al primo alito di vento, tentennano, o inciampano in matasse di dubbi. Francamente preferisco una trentenne abortista che un’altra che ammazza il figlio perchè le è d’impiccio, e se mai mi venisse in mente di fare un appunto, distogliendomi dai fatti miei, lo farei nei confronti di quest’ultime, che magari i figli li fanno o li hanno fatti solo perchè avevano remore e paure a farsi definire abortiste. Magari nelle loro precarie testoline è meglio un bambino ammazzato che un bambino mai nato, no?
Dove sta finendo la donna? Possibile che il chiacchiericcio predomini e limiti ancora, come due secoli fa, sulla volontà di certe donne?
Non so, per cominciare, fossi in loro, cambierei parrucchiere.
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