C’è del marcio in Danimarca
Una delle cose più irritanti e fastidiose degli ultimi anni è la completa assenza di sinapsi neuronale nel cittadino medio, solo così si può spiegare l’apatia che ci attornia. Non saprei dire se questo difettuccio si sia aggravato con l’avvento di internet e l’assunzione di dispacci Ansa a tutte le ore come se fossero caramelle, senza sentire quasi mai il bisogno di alcuna elaborazione o approfondimento, ma tant’è l’occhio cade proprio dove non dovrebbe, e mi tocca mettere un paio di puntini, nonostante la carenza di tempo degli ultimi giorni non mi aiuti per niente; appropò- piccolo inciso (molto) ad personam (la mia) – non è che sono sparita ma ho avuto un paio di giorni chiusa in cucina tipo conclave (ho mai raccontato del rito di scegliere un menù? É la fase più travagliata ma anche la più emozionante del pranzo. Il resto, la realizzazione intendo è un vortice che risucchia tutte le energie e ogni secondo, tanto che non ho avuto neanche il tempo di fiatare, però ho sentito un sacco di radio ed anche li ce ne sarebbe da parlarne, altroché! Comunque sia la ricetta torna nelle prossime ore, anzi fatemi sapere se per domani volete vedere una ricetta salata o una dolce ed io eseguirò :-P – chiusa parentesi :-))
Torniamo al motivo che mi ha distolto dalle mie robe imponendomi un paio di riflessioni, e a questo proposito invito quelli che si annoiano a leggere i miei schiamazzi di tornare domani, però, fossi in loro, una sbirciata la darei, sissamai.
Dando una veloce occhiata ai quotidiani, oggi, ho letto un nome che non mi giungeva nuovo, della serie ma dove l’ho già visto a questo, poi, d’un tratto, ho avuto come un’illuminazione e mi sono ricordata dove avevo già letto le gesta del signor Mazzella, esimio componente della Corte Costituzionale. Adesso finalmente possiamo farci un’idea un po’ più chiara della contropartita del presunto accordo preliminare, messo a punto con la famosa cena delle beffe. Ricapitoliamo in sintesi: a casa Mazzella lo scorso anno ci fu una cena alquanto discussa, inopportuna nonché segretissima. Tra gli ospiti figuravano, oltre ad altri due giudici della Corte Costituzionale, tali Paolo Maria Napolitano e
Giuseppe Tesauro, il premier Berlusconi, il ministro della Giustizia, Alfano, il sottosegretario Letta, e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Insomma scoprirlo è stato bel alla democrazia e all’indipendenza del terzo potere dello Stato. Un po’ come se avessimo letto di un aperitivo tra Borsellino e Riina, prima del Maxi processo alla mafia (ma quello era un galantuomo, l’esempio non calza, chiedo scusa). L’oggetto di discussione che diede il pretesto alla cena, erano le riforme costituzionali, nonché il Lodo Alfano, che da lì a qualche mese sarebbe stato oggetto d’esame proprio da parte della Corte Costituzionale; sappiamo come andò a finire e ricordiamo pure l’astio del premier contro la Corte e il Presidente Napolitano.
All’epoca della cena, Napolitano, preferì non interferire, ma oggi noialtri, col ritrovamento del nome del giudice Mazzella nell’elenco di Anemone, possiamo spingere la nostra fantasia più sfrenata a far qualunque ipotesi. Non sappiamo ancora quali tipi di prestazioni si nascondano dietro quella lista, i giudici incaricati stanno indagando e spero che riescano a scoprirlo, ma rimane comunque un fatto curioso che il medesimo benefattore anonimo che ha quasi regalato un appartamento all’ex ministro Scajola, abbia nei suoi archivi anche il nome dello stesso giudice compagno di merende del premier.
La cosa divertente è che il giudice si sarà fatto restaurare tutto il restaurabile, inclusa la moglie, senza neanche dare in cambio, la contropartita (promessa?) del Lodo Alfano.
Ma tant’è, ad oggi, non ho ancora capito i motivi per cui Napolitano, dopo l’indecente cena e prima dell’esame del Lodo, non pretese le dimissioni dei giudici coinvolti, sbracciandosi anzi, in traballanti giustificazioni.
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