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lunedì 24 maggio

la seconda volta non si scorda mai

Prima di parlare dell’oggetto anzi del soggetto fotografato, vorrei dirvi che sono moderatamente inferocita. Il sole è arrivato davvero, è da febbraio che l’aspettavo, che poi io sarei pure una paziente, ma non si sa come quest’anno siè fatto desiderare un po’ anche in una terra dal clima mite come la mia. E giustamente, per rispettare la legge di Murphy, ha pensato bene di comparire nel suo pieno splendore in un fine settimana in cui ero in pessima forma. Altro che studiarmi il manuale della canon, avevo certi elicotteri nella testa da non credere, tra parentesi sarebbero duecentocinquantadue pagine, non sono troppe? Che’ ci sarebbe un bignami?:) A parte che mi sono fatta una scorpacciata di film e un po’ di arretrati di Senza traccia, non ho fatto altro se non consumare un pacco di fazzolettini da 36, meno che mai mangiare, nel senso compiuto del termine, avevo la gola così in fiamme che gli spaghetti al peperoncino, al confronto sarebbero sembrati acqua fresca, perciò mi sono letteralmente catapultata sul mio unico ananas in frigo, ringraziando la mia buona stella di essermelo scordato li da chissà quando e poi ho riprovato a fare una cosa che è appunto quello che vedete in foto, che alla prima non mi era riuscita.  Ora mi spiego meglio.

Andiamo con ordine facendo un passo indietro. Tempo fa avevo preso questo libro, perchè a furia di leggere in giro le qualità dell’agar agar ero ben intenzionata, del resto nel tempo mi ero fatta una discreta cultura in rete e mi sentivo abbastanza motivata, poi ci furono i post di Dario Bressanini e di Sigrid quasi in simultanea, post che vi invito caldamente a leggere per scoprirne di cotte e di crude su quest’alga dalle proprietà interessanti.

A quel punto non avevo più scuse, dovevo assolutamente provarci, ed io provai, male, ma provai. La regola dice 500 ml per 2 g di agar agar quindi (io che non so’ fessa) decisi di dimezzare le dosi. Non divaghiamo sui motivi che spingono la gente, cioè io, a dover mettere mano ad ogni costo a regolette già collaudate da altri, fatto sta che dovetti buttare i miei 250ml di latte e il grammo di agar agar che erano rimasti inspiegabilmente nello stato liquido. Non so perchè non ha funzionato, ed anzi se c’è qualcuno che me lo spiega, gliene sarei grata, forse che avrei potuto dimezzare il latte ma non l’agar agar?

Ho approfittato dell’alibi della gola malconcia per riprovarci e stavolta ho fatto la brava seguendo  le regole, o quasi, e l’operazione è riuscita alla grande. La seconda volta l’ho fatta con la stampata del post di Sigrid, usando addirittura il cappuccino, e dire che caldo non lo berrei manco morta, poi mi sono esibita col latte aromatizzato alla menta. Siccome a me non piacciono i liquidi dolci e già sto facendo una gran fatica a reggere lo sciroppo, anziché lo zucchero normale ho usato quello di canna liquido, un solo cucchiaio, voi usate quello che vi pare ma non state a dolcificate troppo, da freddo non serve e vi perdereste l’occasione di una golosità a basso contenuto calorico (che a conti fatti, diciamocelo…). La foto era giusto farla al cappucci-no, prima di tutto perchè verdina alla menta non mi piaceva e poi perchè la seconda volta non si scorda mai, no?

La ricetta non esiste o quasi

Usare una brocca graduata e metterci una quantità a piacere di caffè (o altri liquidi che vi piacciono), riempire di latte fino ad arrivare a 500ml totali e portare ad ebollizione. Aggiungere lo zucchero e 2 g di agar-agar, che dovrebbe essere un cucchiaino e mescolare, sempre sul fuoco, per circa un minuto (anche meno), mettere il liquido in bicchierini e lasciarlo solidificare in luogo fresco. Metterlo in frigo per un’oretta se invece lo volete freddo.

Una nota a margine a Genova costa più o meno 20 euro all’etto, anche dalle altre parti è così? Cavoli a sti prezzi conviene di più il caviale!

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