trenta giugno in rivolta
Il 30 Giugno è una data importante, forse non tutti lo sanno, o meglio, forse in pochi sanno cos’è successo veramente quel lontano 30 Giugno 1960. Nell’immaginario di chi non vive a Genova quel giugno del sessanta coincide semplicemente con l’inizio della disgregazione del governo Tambroni, che per inciso fu tra i più brevi della storia italiana visto che stette in carica solo 123 giorni, dal marzo a luglio di quell’anno. Lo strano parallelismo tra quegli anni e quei fatti è una stupefacente fotocopia di quello che stiamo vivendo adesso, come ad esempio il tentativo di incriminare e censurare il cinema. Scese in campo persino il ministro del Turismo e spettacolo, Umberto Tupini, insomma il Bondi d’allora, con una lettera inviata al presidente dell’Associazione industriale cinematografica per informarlo che la censura sarebbe stata estremamente rigida nei confronti dei film con soggetti scandalosi e morbosi, ritenuti deleteri per la formazione della coscienza civile degli italiani (miiiiizzica!).
Praticamente era un modo diplomatico per avvisare i produttori che laddove avessero insistito a finanziare gente come Fellini, con l’incriminatissima dolce vita, una commissione avrebbe impedito la distribuzione, oppure avrebbe operato tanti e tali tagli da rendere qualunque opera irriconoscibile. In questo clima, tutt’altro che pacifico, bisogna inserire anche le intimidazioni rivolte a Pajetta, addirittura durante un pubblico comizio, a Bologna, il glorioso fortino comunista. É spiazzante l’audace arroganza con cui un semplice commissario di Ps, tal Pagliarulo, si sentì in diritto di interrompere il comizio di Giancarlo Pajetta, che riferiva sui fatti dell’aereo-spia americano abbattuto sui cieli dell’Unione sovietica, accusando di complicità il governo italiano. Quel commissario ordinò la carica dei manifestanti, nel corso della quale venne ferito anche il deputato comunista Bottonelli. Dopo l’avvento della repubblica e la fine del fascismo era la prima volta che un deputato veniva aggredito in modi così spudorati per aver osato criticare il governo. Ma neanche quell’episodio, per quanto scioccante, riuscì a far fare un passo indietro al Presidente del consiglio Tambroni. Bisognava aspettare ancora qualche settimana per raggiungere la saturazione e l’esplosione della rivolta, ma oramai il governo aveva il destino segnato, era minato nel profondo, anche se andava ostinatamente incontro alla disfatta convinto di una forza solo apparente. A metà giugno, riferendosi al prossimo congresso del Movimento Sociale Italiano (cioè ai nostalgici fascisti), la Camera del Lavoro di Genova, rivolse un appello alle Autorità competenti perché si evitasse di far tenere il congresso fascista proprio nella città in cui cominciò la liberazione, con la resa nazista, si invitò i governanti a tenere conto dei focolai di protesta che in quei giorni riempivano le vie e le fabbriche della città . Ma ogni appello risultò inutile, l’ostinata volontà di voler affermare l’autorità costituita contro qualunque voce dissonante era più tenace di qualunque protesta. Il popolo genovese, chi lo conosce lo sa bene, non è fatto per le sommosse, specie quelle formali o inutili, è un popolo mite, riflessivo, più incline al mugugno teorico che all’azione, ma forse è proprio questa la sua forza, perchè non manca mai gli appuntamenti davvero importanti, come appunto quel giugno. A nulla valsero le proteste e le minacce di lotta, le autorità competenti rimasero ottusamente insensibili ad ogni forma di dialogo. Anzi proprio nella settimana che precedette il 30 giugno la questura vietò un comizio antifascista indetto dalla Camera del lavoro nella zona del porto e il giorno successivo i portuali entrarono in sciopero e manifestarono per le strade del centro. La polizia caricò i manifestanti procurando la solita scia di contusi e feriti. Il 28 successivo si svolse una grande manifestazione antifascista in piazza della Vittoria organizzata da PCI, PSI, PSDI; PRI, radicali e dalle associazioni partigiane, dove prese la parola il partigiano-deputato Sandro Pertini. La CGIL appoggiò completamente le proteste e proclamò lo sciopero generale in tutta la provincia proprio per il giorno 30. La CISL lasciò i suoi iscritti liberi di aderire, mentre la UIL si schierò decisamente contro lo sciopero, cioè esattamente quello che succede anche oggi. L’adesione allo sciopero generale del 30 giugno fu altissima.
Tutto iniziò a metà pomeriggio, quando una parte del corteo che aveva assistito al comizio tenuto da Sandro Pertini in piazza della Vittoria, affrontò le camionette della «Celere» schierate lungo la via XX Settembre, a protezione dell’Hotel Bristol, dove erano asserragliati i delegati al congresso nazionale del Msi, con Michelini, De Marsanich, Almirante, Servello e tutti gli altri dirigenti di quel partito che per la prima volta dalla sua fondazione giocava un ruolo determinante nella politica nazionale, appoggiando il Governo DC. Durante il comizio, Pertini, parlamentare del Psi e direttore del quotidiano Il Lavoro di Genova, aveva duramente attaccato polizia e carabinieri, accusandoli con la colorita frase di «trescare con i fascisti», e questo indubbiamente contribuì a rinsaldare il legame già forte tra lui e il cuore della città , ma anche ad infiammare gli animi. Il corteo dei camalli della Culmv (Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie), si diresse da Piazza della Vittoria verso piazza De Ferrari e a loro si unirono anche alcune centinaia di ex partigiani dei GAP, per capirci quelli che solo quindici anni prima, avevano cacciato via i nazifascisti per restituirci la libertà . La celere, probabilmente intimorita dall’incandescenza della situazione, si lasciò sfuggire di mano gli eventi, caricando violentemente il corteo, facendo un macello il cui risultato finale fu una lunga lista di fermati. A quel punto la CGIL indisse un nuovo sciopero di protesta per il 2 luglio, contro quegli attacchi e in coincidenza con il giorno d’apertura del congresso del MSI, ma nelle prime ore di quello stesso mattino il prefetto comunicò ai partiti antifascisti, protagonisti della manifestazione del 30 giugno e alla Camera del lavoro che il congresso missino non si sarebbe più tenuto a Genova, avendone ritirato l’autorizzazione, il che fece si che lo sciopero del 2 luglio venisse revocato.
Tutto questo è successo solo 50 anni fa, oggi non ce li abbiamo più i cordoni dei partigiani a nostra difesa, e non c’è più l’illuminata (ed esplicita) dialettica di Pertini ad aprirci gli occhi, ma in compenso l’idiozia dell’autorità non è mutata, visto che solo ieri si è scongiurata la fedele riproduzione di un convegno di fascisti (di forza nuova) all’Hotel Bristol e un corteo antifascista programmato da mesi.
Per fortuna la direzione del Bristol si è tirata indietro, annullando la prenotazione delle sale e disinnescando qualunque forma di provocazione. Forse nessuno ha ancora detto a Roberto Fiore, Segretario Nazionale di Forza Nuova, che Genova è antifascista, oggi come allora, credo che dopo 50 anni abbia il diritto di sapere come stanno le cose, perché mi pare che mica l’ha capito. Tornando a Tambroni, per liberarci di quello sciagurato governo bisognerà aspettare fino a circa metà luglio, dopo la manifestazione di Roma e i morti di Reggio Emilia.
qua c’è un po’ di materiale per chi volesse approfondire :-)
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molto interessante questo post, in effetti non sapevo cosa fosse successo quel 30 giugno, grazie per aver colmato la mia ignoranza e per queste (amare) riflessioni che condivido! Ciao Silvia
SiLviA mica è ignoranza, daiiiiii. Ste cose si sanno abbastanza bene se si frequentano ambienti che conservano i giornali dell’epoca, o appunto avere l’insegnante un po’ partigiana o un amico di famiglia con una buona libreria. Francamente (perlomeno fuori da Genova) mi sarei persino stupita se qualcuno sapesse tutta la vicenda. Grazie di essere passata, sono contenta che sia stato un post utile
Grazie.
Faccio parte di quelli che non sapevano queste cose.Ma grazie a te ora ho un altro tassello di come questa realtà assurda si sia radicata nel nostro paese, come dire, è gia’ successo, puo’ capitare di nuovo. Quando ci si sveglierà ?
Benedetta, dopo aver letto il tuo commento mi sono fatta un paio di domande e, giusto per dimostrarmi che qua nessuno fa lezioncine (o cose simili), ho fatto un paio di domande sul 30 giugno 60 ai miei colleghi, durante la pausa pranzo, oh ce ne fosse stato uno che avesse almeno capito l’argomento. A loro discolpa posso dire che non sono genovesi e che sono molto, molto, molto giovani. Quindi la figura dell’anormale ce la faccio io, che mi sono ritrovata alle medie la figlia (o la nipote) di un partigiano come insegnate di storia. Se già mi piaceva la materia, da allora me ne appassionai ancora di più, eppoi diciamocelo, è l’unica materia che soddisfa un sacco di curiositÃ
Ti ringrazio per aver rispolverato questo importante passo della storia( di cuie ro ignara).Corsi e ricordi storici, peccato che il passato non insegni!Buona giornata
Sara
Saretta a ringraziarti per la visita, in realtà , sono io! Non so se il passato insegni o meno, secondo me è come se rivivessimo all’infinito le stesse cose dei nostri padri, cambia ben poco nello scenario :-)
Che a Genova avessero impedito che si tenesse il congresso del MSI lo sapevo, ma io all’epoca ero già nata, quindi sono abbastanza vecchia per avere ancora un’idea della resistenza e cose simili, i dettagli però non li conoscevo o magari li avevo dimenticati. Quindi grazie per avercelo ricordato. Putroppo però oggi non mi sembra che stiamo come nel 1960 e non vedo chi sia disposto a combattere per cose di questo tipo. Con gli anni sono diventata pessimista.