a malincuore
Tra tante voci, più o meno uniformi, ho scelto quella di Calabresi, direttore de La Stampa, per spiegare, da un’altra prospettiva, lo sciopero delle testate giornalistiche. Forse speravo in una forma di lotta un po’ diversa dallo scorso anno, forse bisognerebbe essere ancora più incisivi.
Come è già successo in precedenza anche i blogger, le testate in rete e i siti in genere aderiranno ma potrà aderire chiunque alla giornata di silenzio del 9 luglio 2010 contro la famigerata ed ignobile legge bavaglio. Quello che avevo da dire contro questa proposta di legge mi pare di averlo detto in questo lungo anno, ribadisco solo un concetto: non è mai esistita nessun tipo di libertà senza la stampa libera, e se qualcuno vuole impedire la libera circolazione delle idee e delle informazioni (o se preferite la cronaca delle offensive risate terremotate, per esempio) bisognerebbe insospettirsi, bisognerebbe farsi delle domande e pretendere delle risposte. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo ai sopravvissuti de L’Aquila, ma non solo.
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