la volpe e l’uva
Le cose belle della vita sono come quelle brutte, cioè non arrivano mai da sole, come minimo in coppia, come i carabinieri, direbbe qualche comico di epoca passata. Ed è proprio grazie a questo principio elementare che l’uva, come le ciliegie abbondano sempre e non si finirebbe mai di mangiarli o infilarli in qualunque ricetta. Ammettiamo pure che, soprattutto gli acini d’uva, proprio grazie alla loro naturale dolcezza, si prestano ad un’infinità di ricette, a proposito, ora che ci penso non vi ho mai mostrato la carne e l’uva, sono un’accoppiata niente male. Magari uno di questi giorni la rifaccio cosi mi farò perdonare la presenza a intermittenza :-)
Per oggi parliamo di questa focaccia, credo di origini toscane, poi via via, rivisitata e riproposta un po’ ovunque. Il fatto è che si ha di fronte uno di quei dolci-non-dolci versatilissimi, cioè quello che piace a me, ci si può fare colazione, sono perfetti per lo spuntino di metà pomeriggio e strepitosi come fine pasto. Non so bene se sarò uccisa da qualche toscano per non aver rispettato in pieno la loro schiacciata, però mettiamola così, questa è una delle ennesime versioni, del resto che ci volete fare, io mica so’ toscana :-))
Un paio di avvertenze e considerazioni postume, secondo me, fidandomi stoltamente di robe lette chissà dove, ho usato il forno un po’ troppo alto (mi pare 200°C ) e questo ha comportato la trasformazione della simil-focaccia in qualcos’altro. Le foto le ho fatte mentre mi sgranocchiavo una fetta (ancora calda) e lì per lì non mi ero manco resa conto del danno causato dal calore di cottura ma, il giorno dopo ho proprio notato l’effetto crosticina, che teoricamente, almeno nelle focacce, non dovrebbe esistere. Nei giorni seguenti ho tagliato via il bordo ed ho scoperto un dolce semplicemente delizioso. Pensavo che anche l’interno si fosse rovinato ed invece, forse grazie all’umidità dell’uva, la pasta è rimasta morbida e piacevole per diversi giorni. Magari quella originale la crosticina ce l’ha davvero ed è solo una questione che a me non mi ci piace, boh Buffo che con tutte le volte che sono stata a Firenze non l’abbia mai assaggiata, però a me la focaccia piace senza la crosta, sennò manco mi pare un dolce.
Non ho voglia di aspettare di rifarla (a temperatura giusta) per passarvi la ricetta, perciò ve la correggo direttamente (vabbè, diciamo che mi faccio un automeme :-))
Focaccia uva&pinoli
Ingredienti
500 g. di farina 00
400 g. di uva nera
220 g. di zucchero
20 g. di lievito di birra
25 g. di pinoli
20cl di passito
olio extravergine (possibilmente del tipo ligure, cioè delicato)
sale
Mettere nel mixer la farina col lievito sciolto in 20cl di passito, 180 g. di zucchero, una presa di sale, e 2 cucchiai d’olio. Quando l’impasto sarà ben bene amalgamato (cioè sarà completamente “avvitato” al gancio!) metterlo in una ciotola al riparo da correnti e tenerlo coperto per almeno un’ora o finché non sarà lievitato per bene.
Nel frattempo staccare gli acini dai grappoli, lavarli e tagliarli a metà (praticamente un piccolo esercizio di pazienza:-))
Riprendere in mano l’impasto e dividerlo in 2 panetti più o meno uguali, mia mamma usava addirittura la bilancia, io faccio ad occhio e chi s’è visto s’è visto.
Stendere il primo disco d’impasto, se l’avete, posizionatelo direttamente in una di quelle teglie tonde da pizza, vi verrà comodissima più tardi per spostare tutto l’ambaradan in forno. Pennellare la focaccia con 3 cucchiai di olio mischiati ad altrettanta acqua e cospargere per bene la superficie con dello zucchero. Distribuire metà degli acini d’uva con la parte tagliata verso l’alto e metà dei pinoli. Stendere l’altra metà impasto e posizionarlo sul precedente, schiacciando leggermente sui bordi. Ripetere la spennellata d’olio e acqua, ridistribuire lo zucchero, i mezzi acini d’uva e i pinoli.
Mettere in forno a 175°C per 30 minuti o finché la vedete cotta.
Ora che ci penso, l’altra volta ho usato la cottura statica, ipotizzando che col lievitato fosse meglio, ma la prossima volta opterò per il ventilato e sono arcisicura che sarà perfetta anche nei bordi.
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