Una storia senza senso
Ci ho pensato un po’ su se pubblicare questa ricetta che , forse, è tra le più conosciute del web, e alla fine ho deciso che si, ho voglia di farlo e lo faccio. Perchè oggi è un giorno speciale che ho smesso di commemorare quando ha cominciato a farmi troppo male ricordarlo, ma oggi è diverso e questa è un po’ come se fosse una dedica vera per una ricetta finta (o l’inverso, fate voi).
Stamattina riflettevo sull’assurdità del nostro calendario delle festività: è festa il primo novembre, che (a dirla tutta) è una festività prettamente cristiana e si snobba completamente la commemorazione dei morti, che in fin dei conti coinvolge qualunque individuo, a prescindere dalla presenza o meno di fedi religiose. É semplicemente assurdo. Come se trovare il tempo (e il modo) di andare a depositare un fiore sulla tomba dei nostri cari fosse meno importante di una vagonata di Santi. Mah io ste cose non le capisco.
Legato per sempre alla ricetta delle pesche dolci, per me, ci sta il ricordo di due bambine delle elementari, una in prima e l’altra in terza, una sempre un po’ sgarupata e l’altra ordinatina, una coi capelli neri e selvatici e l’altra col capo immancabilmente ordinato dai capelli castani, raccolti a volte con la coda e a volte in crocchia, una cogli occhi verdi e l’altra color nocciola, una mingherlina e minuta che sembrava uno scricciolo e l’altra forte e massiccia che pareva una roccia. Due bambine diverse insomma, eppure erano sorelle. Pare buffo, delle volte se ci penso ancora mi chiedo com’è stato possibile essere così diverse fuori eppure così uguali dentro, perfettamente incastrate una all’altra. Credo non mi sia mai più successo nella vita d’incontrare il pezzo incastrante del mio puzzle: lei, ad esempio, per molti versi, lo era. Una delle cose che ci univano era il senso del gioco, la gioia di cercare il divertimento anche nelle situazioni più inconsuete. Si andava a scuola e in teoria era lei, essendo la più grande, che avrebbe dovuto accompagnare me, invece finiva che per tutto il percorso, neanche troppo lungo, era costretta a corrermi appresso. La mia meta finiva sempre immancabilmente davanti al vecchio forno di quartiere col capriccio e la minaccia che non sarei mai e poi mai andata a scuola senza la mia pesca! Ovviamente la pesca, quella originale, sarebbe stata troppo grande per me, così finiva che la fornaia, per rabbonirci, ce la divideva in due pacchetti distinti, per buona pace di tutti. Proseguendo verso scuola armeggiavo nel mio pacchetto per verificare che non ci fossero imbrogli, che la parte con più crema e (sopratutto) con la ciliegia, fosse proprio la mia e non come successe una sventurata mattina di novembre in cui, a causa di un incidentale scambio di pacchetti successe un vero putiferio.
Ecco, questa ricetta, così semplice e buona, rappresenta tutto questo per me ed è per questo motivo che l’amerò sempre, per sempre. Siccome non ho più da un pezzo la mia metà con cui dividere la mia pesca quotidiana, ho deciso di farla mignon. La mia specialità nella vita, ho scoperto, non è di risolvere i problemi, specie se irrisolvibili, ma semplicemente di aggirarli, e questo mi pare un buon aggiramento, no? Suvvia fare i pedanti, alla lunga, è masochismo allo stato puro (bisognerebbe suggerirlo al papi, giusto per diversificare :-P Giusto per cambiare un po’ stavolta l’ho fatte alla Montersino, un po’ modificate, senza il gelée di pesche perché non mi piace e non ci azzecca col mio ricordo very original
Pesche dolci mignon
Ingredienti:
primo impasto
125 g di farina 00
25 g di burro
30 g di zucchero (preferite il zeffiro)
32 g di tuorli (circa 2 piccoli)
7 g cubetto lievito
42 g di acqua
secondo impasto
125 g di farina 0
25 g di burro
30 g di zucchero (preferite il zeffiro)
30 g di tuorli (circa 2 piccoli)
2,5 g di sale
1 baccello di vaniglia Bourbon
1 scorza di limone grattugiata
40 g di acqua
Impastare gli ingredienti del primo impasto e lasciare lievitare, coperto e in ambiente riparato da correnti d’aria, per 3 ore a 30°C, se si ha una casa freddina come la mia, forse ce ne vorranno anche di più, tanto per regolarsi, il volume dovrebbe raddoppiare, a questo punto riporlo in frigo per 1 ora.
Aggiungere gli ingredienti del secondo impasto al contenitore con dentro il primo impasto e impastare nuovamente il tutto finché il composto non sarà liscio, nel caso aggiunger un po’ d’acqua o farina (dipende dalla stagione).
Fare lievitare nuovamente per 30°C per altre 3 (o più) ore e riponete in frigo ancora per 1 ora.
Formare delle palline, possibilmente di uguali dimensioni, ricordarsi che ogni pallina sarà una mezza pesca (che deve ancora lievitare) quindi bisogna stare attenti a non farsi tentare di farle grosse per finire prima.Disporre le palline su una teglia rivestita da carta forno e farle lievitare fino a quando il loro volume sarà raddoppiato. Cuocere a 190-200°C per 15-20 minuti.
per la bagna all’Alkermes
67 g di zucchero liquido (*)
67 g di acqua
17 g di Alkermes
per la crema chantilly alla vaniglia
a) crema pasticcera
400 g latte intero fresco
100 g panna fresca
150 g di tuorli
150 g di zucchero semolato
20 g di amido di mais
17,5 g di amido di riso
1 baccello di vaniglia Bourbon
portare a bollore il latte con la panna e i semi di vaniglia estratti dal baccello. Nel frattempo montare i tuorli con lo zucchero finchè non saranno belli gonfi e spumosi, incorporare i due amidi. Versare il composto sopra il latte bollente, amalgamare bene il tutto con la frusta. Togliere dal fuoco. Si conserva 3-4 giorni in frigo.
b) crema chantilly alla vaniglia
500 g di panna
250 g di crema pasticcera
20 di gelatina in soluzione
Stemperare la crema pasticcera fredda di frigo con una frusta, fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Prelevarne la metà e scaldarla al microonde, quindi unire la gelatina in soluzione e farla sciogliere. Aggiungere l’altra metà di pasticcera tenuta da parte. Incorporare delicatamente la panna montata con un movimento del cucchiaio dal basso verso l’alto per ottenere la crema chantilly leggera. Coprire con la pellicola trasparente fino all’uso (se ne fate in più ricordate che si conserva 3-4 giorni in frigo)
Io ho usato queste quantità perchè dovevo farcire altri dolci, se dovete fare la crema solo per le pesche diminuite le dosi oppure rassegnatevi ad una tentazione in frigo :-)
per le pesche
80 g di zucchero semolato per la confezione
una confezione di ciliegie candite
A fine cottura fare raffreddare le brioches, poi inzupparle nella bagna di Alkermes calda, quindi rotolatele nello zucchero semolato.
Accoppiare le brioches con la crema chantilly, con la tasca mettere un po’ di crema anche nella parte superiore e terminare con una ciliegina per ciascuna pesca e mettere in frigo fino all’uso. Posso garantire che durano un paio di giorni rimanendo perfette, oltre i due giorni non so che succede , a quel punto le abbiamo già finite :-)
(*)
lo zucchero liquido non è glucosio, quello che vedete anche al supermercato! Si può fare facilmente e si conserva in contenitori coperti e tenuti al chiuso anche a temperatura ambiente, provateci con queste quantità
87 g di sciroppo di glucosio (eccolo è lui quello della coop!)
27 g di destrosio (da noi lo produce l’eridania, ma si trova anche in farmacia)
360 zucchero semolato
194 g di acqua
Fondamentale avere un termometro perchè occorre miscelare tutti gli ingredienti e farli bollire portando la temperatura a 85°C. Conservare in un barattolo chiuso.
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Mi hai emozionato con il ricordo di tua sorella, Gi, e anche divertito, ad immaginarti piccina a reclamare la parte più golosa della pesca. Queste le fa buonissime la mamma di una mia collega, ed io ne sono molto invidiosa :) pur non impazzendo per il genere, devo assolutamente riuscire a farle anche io (uff anche se ho letto come e’ fatto l’alchemers e mi e’ passata la voglia di comprarlo :(( )
Un abbraccio :)
Prima o poi verrò ad assaggiare pure quelle della mamma della tua collega, sono una perfetta assaggiatrice di pesche, però ti avviso la parte con pi crema e con la ciliegia è mia! uh che mi dici, com’è fatto l’Alkermes? Anzi no, non dirmelo, perchè farci del male? :-)
torno a trovarti dopo un sacchissssimo di tempo e trovo il tuo blog ancora più bello!!! Splendide le pesche e le foto che invogliano ;)
Ho delle pirofile di Emile Henry e sono meravigliose, le cotture più soddisfacenti mai avute. E ora voglio anch’io la tajine, che cerco da tanto e ho visto da Ikea, ma EH è una garanzia. Chissà se la trovo dalle mie parti…
Un abbraccio
Paola
Ciao Paola che piacere ritrovarti, pare un secolo, davvero, sono passata spesso da te a cercar conforto (e chi meglio di una cuoca sentimentale, dimmi…!?)Bentornata qua ma sopratutto nel tuo bel blog, mi mancavi molto.
Sulla tajine st’attenta perchè spesso in giro si vedono buone (o cattive) imitazioni ma hanno un sacco di limitazioni e impedimenti, come ad esempio non andare direttamente sul fuoco (come la EH, ad esempio)e poi è una questione di dimensioni, mi pare (non vorrei sbagliare) che la nuova di EH sia l’unica di dimensioni “piccole” (oltre alla classica grande)ed era giust’appunto quello che mi ci voleva.
Un abbraccione più vero che virtuale :-)
un post magnifico e commovente. Mi hai fatto venire i lucciconi..Un abbraccio
grazie Daniela, a me commuovi tu!
che donna che sei.
ti abbraccio forte forte, e ti mando anche una carezza.
Bello questo post… per due motivi… adoro le pesche… mi commuove sentir parlare di sorelle…
Sono in ritardo con i tuoi post… ma ultimamente ho davvero pochissimo tempo… mannaggia!!!
Noto solo oggi la nuova veste del sito! Molto bella… bisogna solo cambiare l’iconcina associata al sito sulla barra di navigazione… un po’ piu’ lilla… o no? ;-)
Ti abbraccio
Miri
Miri, penso che nessuno meglio di te possa capire quando l’assenza fa più male del dolore. Facciamoci coraggio e cerchiamo quei piccoli gesti che leniscono senza manco farsi accorgere.
[...] scoperto questa ricetta da Gi Fiordisale che saluto con affetto e che a sua volta l’ha presa in prestito dal più [...]