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lunedì 13 dicembre

Rosso come il vino (più o meno)

Piccolo inciso di fatti miei (vabbé si fa per dire :-) come avrete intuito, ero in semi-vacanza, essì pure io delle volte! Ho approfittato di uno degli ultimi ponti per i prossimi dodici mesi e non ditemi che non siete andati a sbirciare il calendario vacanziero del prossimo anno  e che nel facendolo non vi è sfuggito neanche un piccolo gemito notando che il 25 aprile sarà concomitante con Pasquetta (o lunedì dell’Angelo) e che il primo maggio (putacaso) sarà di sabato. Bè se vi ho anticipato delle cattive notizie (che ignoravate) mi dispiace, ma come ha detto Fini oggi (insomma una delle poche volte che ha detto una cosa intelligente) , prima o poi bisogna che ci mettiamo in testa  che Babbo Natale non esiste (a proposito, tenete le creature lontane dal monitor :-P)  Tutto questo per dire che questo ponte, più unico che raro, era davvero difficile da ignorare e difatti noi non lo ignorammo :-D

Ho scorrazzato in lungo e in largo approfittando anche per anticipare gli auguri ad amici e parenti che vedo poco, sono persino riuscita a compare le robe più assurde e un po’ cretine, in piena follia festaiola ora penso che farò un lungo periodo (pre) pre-quaresimale (cercate di capirmi, in fondo sarei pure genovese, ogni euro speso è come fosse un lutto ;-)

Nel nostro girovagare, l’altra sera, quasi per caso, siamo capitati nel bel mezzo di Barolo, il paese intendo, quindi abbiamo deciso di partire alla ricerca di barolo, il vino stavolta. Insomma da ste parti è difficile segnare i confini precisi del gusto, anzi, del buongusto. É una specie di virus che dalle botti si spande per le colline, entra nei locali e ramazza le strade, che difatti sono linde che più pulite non si può. Sulla via del ritorno abbiamo deciso di fermarci in un locale che non conoscevamo, Rossobarolo, ed è stata una piacevole scoperta.

Per le foto tenetevi quelle che ci sono, altrimenti vi sarebbero toccate quelle con l’iphone (e, fosse per me,  le boccerei d’ufficio) non avevo dietro la mia macchina e me ne sono fatta prestare una dal mio accompagnatore ufficiale, che vabbè, tutto sommato considerando che era la prima volta che la tenevo in mano, poteva pure andare molto peggio (anche se riesce difficile a credersi, lo so). Comunque è stato il suo battesimo ufficiale, visto che puzzava ancora di nuovo :-)))

Il locale è carinissimo, gestito dall’affiatatissima coppia, Emanuele Garda e Patrizia  Panetta, lui ai fornelli e lei in sala e bisogna dire che entrambi, nei loro ambiti, se la sono cavata benissimo. Tutto quello ch’è uscito dalla cucina è stato eccellente, purtroppo avevo mangiato risotto a pranzo quindi a cena ho optato per i taglierini, lasciandomi sfuggire il risotto al barolo, ma già quando mi è passato davanti il piatto, destinato al tavolo accanto, ho rimpianto la mia scellerata scelta, ma oramai era andata, vabbè sarà l’occasione per tornare ma non pensate che sia l’unico buon motivo, anzi leggendo capirete che di buoni motivi e di cose in sospeso ne sono rimaste parecchie, qua ho trovato un’idea di menù-tipo.

I tavoli non sono moltissimi (per fortuna), è ancora a dimensione umana, ma non è questo che conquista, c’è il profumo dei tartufi che inebria, ma non è neanche questo che seduce, ci sarebbe la maestria del brasato al barolo (apposta stiamo a Barolo, no?) una roba semplicemente sublime, gliel’ho persino detto e mi hanno guardato come se temessero che li burlassi. Al di là dei piatti, tutti con materie prime di ottima qualità, non c’è manco da dirlo, in questa zona poi, è difficile sbagliare, la cosa che veramente conquista è la simpatia di Emanuele e Patrizia, nonché anche del resto del personale, sono stati gentili, cortesi e a fine cena abbiamo anche avuto il piacere di farci una chiacchierata, nella quale Emanuele ci raccontava dei prossimi bellissimi ed ambiziosi progetti, se siete della zona, tenete sott’occhio il sito del museo dei cavatappi, missà che l’anno nuovo porterà un sacco di belle novità da quelle parti, tanto per dare un’idea si paventa la possibilità di corsi di cucina e, se permettete, farli da quelle parti, significa imparare davvero le basi della buona tavola, quasi quasi mi iscrivo d’ufficio al corso di brasato (cavoli, ci riuscirò a farlo buono, più o meno come Emanuele, pure io, no?). Eppoi, sinceramente, gli unici corsi che mi piacciono sono proprio quelli degli chef.

Siccome oramai è prassi (si fa sempre per dire) ho estorto al gentile Emanuele la ricetta del tortino di Topinambur con la fonduta, perchè secondo me è la perfezione armonica del gusto e meritava, la ricetta me l’ha scritta di pugno Emanuele ed è pure autografata, me la terrò con cura in attesa che diventi famosissimo :-)))

Tortino di Topinambur

1Kg di Topinambur
125 g. di burro
125 g di farina
500 ml di latte
5 uova intere

Infornare i topinambur per 40 minuti a 180°C. Frullarli.
In una pentola fondere il burro, incorporare la farina e aggiungere il latte. Mescolare il tutto, aggiungendo le uova per ultime, continuando a sbattere con la frusta. Aggiustare di sale. Dividere in stampi imburrati e infarinati e infornare 50 minuti a 100°C.

E adesso parliamo dell’enigma della cena, questa qua sotto sarebbe la torta della marchesa, solo che, facendo una rapida ricerca in rete, ho trovato una ricetta di questa torta, perlomeno simile, a nome di un’altra persona, perciò meglio specificare che quella che vedete in foto è di Emanuele, ed è buonissima. La scommessa tra noi, è che sarei riuscita a scovare la ricetta (facendo le dovute prove, le uniche indicazioni sono le 4 uova (intere) e 500g di cioccolato, adesso bisogna trovare il resto, ci lavoro e per scrupolo comincerò proprio da quella attribuita a Ravaioli (messaggio per Emanuele, vedi? te l’avevo detto io ch’era meglio dirmela che qua finisce come con la Sacher!)

RISTORANTE ROSSO BAROLO
di GARDA EMANUELE & C. snc
12060 Barolo (CN) – 16, v. Roma
tel: 0173 56133
info@ristoranterossobarolo.com

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