sia fatta la tua impunità

Non c’è proprio da stare allegri, non fosse bastato lo scassamento dei lavori in corso, a rovinarmi definitivamente l’estate ci si è messo pure il ritorno del mal di spalla, ragion per cui sono a girare come una trottola da un ambulatorio all’altro e credo di essere oramai al capolinea operatorio (mi dicono a giorni, mah). Ma nonostante abbia davvero tutt’altro per la testa ci tenevo tantissimo a fare un paio di flash su questa giornata, a dieci anni esatti da quei maledetti fatti genovesi. Giuro che non l’avrei manco fatto questo post, ho bisogno delle mie energie e sottolineare le mille ipocrisie di Stato mi deprime ancora di più, non avrei scritto niente sul G8, come non ho scritto niente neanche ieri, per il triste anniversario di Borsellino, anche se penso spesso a lui e Falcone ma al momento non riesco a digerire qualunque cosa anche lontanamente in odore di retorica, mi si scuserà la franchezza, spero. Ma sentire Fini ieri mi avrebbe fatto lo stesso effetto della carta vetro sulla pelle, come se lui e il suo gruppo non fossero responsabili della delinquenza dentro i palazzi, come se la gente si fosse scordata la sua voce (assieme a quella di Scajola) quel luglio di 10 anni fa che dalla centrale operativa incitava gli agenti alle cariche, noi li sentivamo dagli auricolari delle radio, a quel tempo i due politici erano ministri del governo Berlusconi. Perciò non mi sento di appoggiare lupi per il solo fatto che hanno addosso un travestimento d’agnello (il tutto per la precisione).
La molla che mi ha fatto scattare la rabbia interiore, spingendomi a parlare di nuovo (e di nuovo e di nuovo) del G8 è stato l’ennesimo strafalcione degli esponenti PD al consiglio regionale, supportati (volendo) dal silenzio complice (?) dei massimi vertici regionali e provinciali del partito. Dubito che ci sia qualcuno che ignori che nel luglio 2001 fu il momento in cui in Italia scomparvero i diritti civili per un intero popolo inerme, ma siccome questa gente qualcuno ha continuato a votarla presumo che non tutti siano coscienti di cosa successe – e per inciso ringrazio infinitamente tutti i quotidiani che si sono spesi ed hanno investito forze e denari per pubblicare articoli e speciali sugli accadimenti del 2001. Oggi non saprei dire se è stata la superficiale distrazione o il semplice senso di impunità che ha determinato la scelta con cui la Asl3 genovese ha voluto premiare uno dei medici accusati di tortura (o qualcosa del genere) nella caserma bolzaneto. E francamente a me interessa poco se questa persona ha scansato condanne per cavilli o prescrizioni con cui in genere si copre ogni misfatto. Dopo i fatti del G8, dopo il massacro della scuola Diaz, dopo le torture alla caserma di Bolzaneto avremmo avuto il diritto di una sorta di processo di Norimberga (altro che prescrizioni, altro che promozioni, altro che premi!). Avremo avuto diritto, anche, ad una commissione parlamentare, che accertasse le responsabilità politiche di quanto avvenne. L’IDV di Di Pietro, dall’alto della sua infinita superficialità, assieme a Fini e i suoi votarono contro l’istituzione di una commissione d’inchiesta sul G8 e fu così che non si accertarono mai le posizioni degli Scajola, dei Fini e quant’altri, e questo, chi vota deve saperlo

A scatenare il putiferio in commissione Affari costituzionali sono stati il dipietrista Carlo Costantini che ha detto ‘no’ insieme all’unico deputato dell’Udeur, mentre l’altro esponente dell’Idv, il capogruppo alla Camera Massimo Donadi, non si è presentato. I due esponenti della Rosa nel Pugno, Cinzia Dato e Angelo Piazza, non hanno preso parte alle votazioni.

Ma torniamo al nostro premiato, se non ricordo male la ASL3, come tutte le ASL, fa riferimento al relativo consiglio regionale, e precisamente all’assessore regionale della sanità, che in questo caso, per comodità chiameremo Montaldo, fin qui ci siamo? Quindi questo sta a significare che il mio assessore regionale alla sanità, e il di lui Presidente della Regione, tal Claudio Burlando, che sono incidentalmente (e immeritatamente) depositari del mio consenso alle ultime elezioni regionali,  esattamente un’ora dopo la firma della legge sulla manovra hanno messo ticket sanitari (persino sul pronto soccorso) e contestualmente hanno reputato opportuno premiare il medico in questione.
Pensavo che il tempo mi avesse calmato le ondate di nausea rabbiosa, pensavo che fosse svanita la collera impotente e invece scoprire di aver riposto fiducia verso amministratori che non rispettano i sentimenti miei e di tutti i genovesi (per non dire italiani) mi ha fatto veramente incavolare. Francamente ho sperato che tutti i dipendenti pubblici che dieci anni fa si sono macchiati di atti violenti contro cittadini indifesi, venissero licenziati, anzi a dir la verità era una pretesa, non più una speranza. Parliamoci chiaro, chi fa il medico fa un giuramento e i medici in servizio a Bolzaneto in quei giorni disgraziati lo hanno tradito, ergo non avrebbero meritato di continuare ad esercitare la loro professione a prescindere, figuriamoci in un servizio pubblico!!! Si sono comportati tali e quali i medici dei campi di concentramento, perchè erano complici e carnefici esattamente come gli aguzzini in divisa, perché in quella caserma, usata come carcere, abusarono intenzionalmente della loro autorità per esercitare atti di tortura, come ad esempio strappare brutalmente gli orecchini e piercing ai ragazzi, incuranti se a strapparsi erano pure i lobi delle orecchie, per estorcere confessioni di crimini mai fatti, qualcuno ricorderà la barzelletta delle molotov inventate, no? Questi sono fatti non barzellette. Spero che l’assessore Montaldo e il Presidente Burlando abbiano il buongusto di ritirare questo presunto premio, che chiedano scusa per tanta leggerezza e che si piglino un periodo di ferie, lontani da noi concittadini, al momento non gradirei incontrarli per strada e sarà mia cura ricordarmi e ricordare ad altri questo discutibile atteggiamento nelle sedi cittadine del PD e in eventuali campagne elettorali future. Loro, forse, non lo sanno, ma il cittadino medio, senza di loro, è ancora qualcosa, loro senza di noi non sono niente. Nient’altro che queste fastidiose gocce di memoria.
Genova, per fortuna non è fatta solo di cattivi esempi, vedasi l’istituzione della settimana dei diritti che ogni anno sviluppa discussioni attraverso i mille incontri e seminari, un piccolo tributo per non dimenticare che in questa città si sono violati i diritti più elementari, come ad esempio l’assistenza medica e legale. C’è un bel pezzo della città, rappresentata degnamente dal sindaco Vincenzi che ci onora e che aiuta ad aggrapparci alla sostanza delle cose, a prescindere intendo. Valutando, ad esempio, con estrema attenzione il peso specifico che le scelte dell’amministrazione avranno nei nostri cuori. La migliore risposta al premio del medico del G8, il controcanto alla superficialità del governatore della regione, lo ha dato la giunta del Comune di Genova, offrendo a Mark Covell, la cittadinanza onoraria. All’epoca Mark aveva 33 anni e la sua unica colpa fu di fare informazione giornalistica come inviato di Indimedia. Fu massacrato nell’irruzione alla scuola Diaz, nel mentre che stava li davanti, in quello che fu definito il sabato cileno. Gli hanno bucato un polmone, frantumato qualche costola, si è ritrovato un paio di denti in meno, si è dovuto fingere morto, mentre i poliziotti continuavano a malmenarlo. Lo incarcerarono e non fu sufficiente la prova che Mark a Genova non partecipò a nessuna manifestazione, ebbe 4 giorni senza assistenza medico-legale e fu privato di tutti i diritti fondamentali solo perchè stava facendo il suo lavoro. Ed ora sapete perchè per me la libertà di stampa ha un valore assoluto. Oggi è un uomo di 43 anni e non vede con simpatia le divise della polizia, come dargli torto? Il G8 ci ha insegnato sopratutto a non fidarci più delle divise e della politica in generale, di valutare la sostanza, facendo i dovuti distinguo, perchè s’è vero che il vento è cambiato, come recitano i manifesti del PD in città, significa che il nostro voto se lo devono meritare ogni giorno (anche loro), coi fatti, non più con vuote parole. Cerchiamo di non dimenticarlo mai.

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