in mortem indignationem

Ci mancherà Giuseppe D’Avanzo, mancherà in un modo che non ci si aspettava, come certe assenze improvvise per le quali non c’è stato il tempo a prepararsi. Associare il suo nome all’Articolo 21 della costituzione è tutt’uno, raramente si riesce a trovare un giornalista che ha reso onore alla sua professione. D’Avanzo era un vero giornalista d’inchiesta, non si accontentava di fare supposizioni e facili congetture, è stato uno dei pochi ad essere citato in tutto il mondo con le sue ten questions to Mr. Berlusconi e le sue dieci domande hanno fatto scuola, lo vediamo tutti i giorni. Era un intransigente, un rigoroso, un coraggioso,  le sue inchieste sono state tra le più seguite degli ultimi anni, era un gigante senza mai farlo pesare agli altri  e la cosa che da sempre mi ha colpito di lui è che non amava la sovraesposizione di se stesso, metteva sempre in primo piano il suo lavoro, insomma tutto il contrario rispetto agli affabulatori che affollano le redazioni di questo o quel giornale e che hanno fatto del mestiere una piccola farsa a puntate. Il ricordo di Bolzoni è perfetto per farsi un’idea di D’Avanzo. Da domani il mondo sarà un po’ più miserevole e impoverito e la domanda assurda sugli strambi meccanismi del destino resta là inascoltata come sempre. Ciao Giuseppe, mi mancherai davvero tanto, ci hai insegnato tanto, ci hai mostrato come esprimere il nostro più profondo sdegno, eri tra i più indignati della deriva sconcia in cui siamo finiti.

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