survivor (eh già, io sono ancora qua :-))

Non so nemmeno come arrivino questi momenti di pantano cerebrale, ma tant’è arrivano e prima o poi bisogna farci i conti, si comincia piano, quasi non ci si accorge e poi ci si addentra sempre di più in un pantano comodo, una sorta di scrutatore non votante di bersaniana memoria, ogni giorno ci si dice che quello è l’ultimo, che bisogna pur tornare prima  poi, ma quel giorno non arrivava mai ed è quasi inutile dire che tra scuse, motivi veri e alibi preconfezionati ho messo su un bel campionario. Ma a quanto pare tutte le cose prima o poi finiscono, anche la mia full immersion nel real-time, perciò rieccomi, io sono ancora qua :-))

In questo lungo intervallo ci sono stati un po’ di cambiamenti, tanto per cominciare ho la rete a casa da un paio di giorni, causa lavori di ristrutturazione ero rimasta senza e francamente ero già troppo incasinata di mio per cincischiarmi a far post con l’ipad, perciò abbiate pazienza, consideriamola una vacanza dal virtuale, anche se in realtà non mai smesso di essere presente dai social network. Spero che a gennaio avrò finito questo trambusto e potrò godere di nuovo di una casa funzionale e magari anche tornare a giocare in cucina, per adesso faccio il minimo, zigzando tra la polvere e le macerie, per non parlare di cumuli di mobili, libri e suppellettili (sempre troppi e sempre nei punti sbagliati della casa). Avete mai provato a ristrutturare casa vivendoci dentro? É un’esperienza mistica, dovreste provare, a me quelli dell’Isola mi-fanno-un-baffo-mi-fanno. Dopo una roba del genere uno si sente pronto e tarato per qualunque tipo di esperienza :-)))

I libri, come ho detto, sono quasi tutti impacchettati e una persona normale dovrebbe evitare di metterne tra i piedi altri, ma io, come ho sempre sostenuto, di normale ho ben poco, quindi nonostante tutto, nell’incapacità di concentrarmi troppo su letture impegnative, mi sono dedicata qualche nuova e interessante uscita cucinifera, come Il pranzo della domenica di Gordon Ramsay già sapete quanto mi piace questo signore e quanto apprezzi le sue ricette, i suoi spunti, il suo modo di accendere la mente, ecco. Del resto non vi sarà sicuramnte sfuggito che ho attinto alla sua verve anche qua  dimostrando che è tra quelli che proprio m’attizzano.

Ed è grazie a Gordon e alla curiosità ch’è riuscito a stimolarmi che a sto libro suo mi ci sono proprio aggrappata, giusto per non perdere proprio il vizio al buono, e non solo come evasione dalle pagine di cronaca politica sempre più deprimenti. A proposito di Gordon lo sapevate che  ha una trasmissione tutta sua a RAI5? Non ricordo bene in che giorno della settimana ma basta guardare sul sito, ci sono capitata per caso, nel mentre stavo a trafficare e sono rimasta incantata. In quella puntata ha mostrato la zuppa con le ostriche, ma non è stata tanto la ricetta a colpirmi e inchiodarmi (a grave discapito del lavoro che dovevo fare!) lo spettacolo vero era proprio lui, il suo modo di fare, per cui vi invito davvero-davvero alla visione della sua trasmissione. Qua siamo abituati che qualunque pincopallo si presti al food acquisisca il titolo di chef (granchef eccetera) e da quel momento comincia a pavoneggiarsi e ad assumere atteggiamenti da professore emerito (oddio la parola professore volevo proprio evitarla oggi, scusate). Insomma in tutte le trasmissioni che ho visto (e che mi hanno disgustato) c’è gente ch’è solo fonte di grande imbarazzo. Invece Gordon in una delle sue tante scorribande è andato ad imparare a fare la zuppa da una donna in una specie di palafitta (mi pare in Laos ma non ne sono sicura). La cosa sorprendente (e che mi ha proprio conquistato) è che si è messo a disposizione della signora in questione, facendole da aiuto, cioè nettando e tagliando verdure, preparando il pesto di aromi e robe così. Dite la verità, avete mai visto uno dei nostri chef lasciare lo scettro da protagonista mettendosi a disposizione di una casalinga qualunque? Le espressioni non verbali di Gordon erano un insieme di curiosità, attenzione, sorpresa ed entusiasmo. É stato uno spettacolo che mi ha riappacificato con la gastronomia in televisione, e una sferzata di energia positiva che proprio mi mancava. E adesso sapete perchè subito dopo mi sono fiondata sul suo libro, che mi accompagnerà per questo periodo pre-natalizio assai poco convenzionale.
Dal suo Il pranzo della domenica ho preso e stravolto a modo mio questa ricetta che si prepara in pochissimo tempo. La sfoglia, manco a dirlo, è di quelle pronte, e all’interno c’è il salmone con un ripieno, veloce anche lui, tranquilli. Un paio di considerazioni puramente tecniche (azz, pure questa è una di quelle parole che avrei preferito evitare, ri-scusate :-)) il salmone ha la fastidiosa caratteristica di avere una polpa che tende ad asciugarsi troppo e comunque si cucini non soddisfa mai abbastanza, tant’è che se ci fate caso le ricette in giro sono con salmoni a tranci o addirittura in bricioline, annegati in salse varie o panna. Questa la so perchè i primi tempi di matrimonio in cui la mia specializzazione si limitava ad accendere i fornelli (e li finiva) facevo grandi pastasciutte con svariate verdure e l’aggiunta del salmone in tocchetti, il tutto condito con la panna. Poi si sa com’è, dove non arriva la conoscenza e la forza d’intraprendenza arriva il colesterolo, ed è così che ho cominciato a prendere in considerazione l’ipotesi di imparare a cucinare, appena ho capito come si fa ve lo scrivo :-P

Salmone delizioso quasi come Gordon

Per 4 persone

600 g di salmone (occorre ricavarci 2 fileti spessi, quindi scegliete il pezzo che trovate)
un po’ di 0lio d’oliva
60 g dl burro, a temperatura ambiente
½ cucchiaio di zenzero candito e 1 scalogno
tritati finemente
due manciate di funghi porcini secchi
sale affumicato
pepe cubebe
200 g di spinaci freschi (io ne ho messo più del dovuto, voi potee metterne 100 g)
una confezione di pasta sfoglia (scegliete quella più spessa)
farina, per spolverare
1 tuorlo, sbattuto

Nettare il salmone eliminando la pelle e la lisca centrale, conviene usare un coltello a lama sottile e molto affilato, togliendo la lisca bisogna riuscire a non rovinare troppo la polpa, col coltello giusto diventa facile (ma cercate di non lasciarci le dita, la pietanza è di pesce, non di carne :-))

Per il ripieno, che nel mio caso, come ho detto, ho preferito più spesso del dovuto, mettere in ammollo i funghi, nel frattempo nettare gli spinaci, lavarli e asciugarli il più possibile, io li ho puliti addirittura la sera prima per evitare che avessero troppa acqua, metterli nel tritatutto e ridurli a pezzetti. Sciogliere il burro in una padella, aggiungere lo scalogno e quando sarà leggermente imbiondito, unire lo zenzero candito e i funghi ammollati tagliati in pezzetti irregolari. Far andare in padella per meno di 5 minuti a fuoco dolce e spegnere. Aspettare qualche minuto e mettere in una ciotola spinaci, funghi e zenzero, unire anche sale e pepe macinato al momento e mescolare bene.

Stendete la pasta sfoglia su un piano di lavoro leggermente infarinato o se volete risparmiare tempo, direttamente sulla placca del forno foderata di carta forno, formare un rettangolo, tenendo da parte i ritagli per le decorazioni. Mettere il salmone al centro e posizionare sopra il ripieno e chiudere con l’altro filetto di salmone. Supponendo che il trancio sia una coda, occorre ricordare di equilibrare la larghezza, ad esempio posizionando il sopra e il sotto ruotati di 180° per avere la stessa larghezza da entrambi i lati. Sollevare i bordi della pasta e chiudere il pacchetto usando il tuorlo sbattuto. Quando si avrà un fagotto ordinato rivoltarlo sottosopra affinché la chiusura rimanga verso il basso. Spennellare la pasta con il tuorlo sbattuto e fare delle incisioni leggere in diagonale (o comunque per tutta la lunghezza), sovrapporre i ritagli con le decorazioni, cospargere di sale e pepe e mettere in frigo per 15 minuti. Scaldare il forno a 200°C infornare per 20-25 minuti, in base allo spessore del pesce, per verificare la cottura è sempre valida la regola dello stecchino al centro, se ne esce bollente significa che il pesce è ben cotto.

Da ricordare che gli spinaci rilasciano acqua, quindi appena sfornata la crosta di pesce, posizionarla su una griglia, magari aiutandosi con la stessa carta forno, a questo punto fare dei buchetti per far colare l’eventuale eccesso di acqua.

un paio di note-

Il salmone con questo sistema è rimasto con un grado di umidità interna e una morbidezza ideale, normalmente rimane stopposo e sgradevole, insomma è pesce un po’ difficile, tanto è buono e gustoso da crudo tanto diventa complicato farlo riuscire bene da cotto, però mi pare che stavolta ho raggiunto il giusto equilibrio. Per chi non gradisse gli spinaci usi bietoline!

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