La gallina coccodè spaventata in mezzo all’aia fra le vigne e i cavolfiori mi sfuggiva gaia



Il detto “gallina vecchia fa buon brodo” fa proprio al caso nostro e siccome per questa settimana ho deciso di mettermi in pari con l’abbecedario culinario di Aiuolik eccomi pronta a parlarvi della lettera G, G come Gisella e come Gallina, appunto. Oddio il parallelismo non è dei più felici ma mica posso mettermi a cambiare nome, vi pare? Sto tentando di dominare i miei (ahem) impulsi per la voglia di fare le capriole, diciamo che  stamattina è stata una gran bell’alba :-) Leggi tutto “La gallina coccodè spaventata in mezzo all’aia fra le vigne e i cavolfiori mi sfuggiva gaia”

yakitori a las cinco de la tarde

Il buon Federico García Lorca non se ne avrà a male per  il titolo, ne sono (quasi) certa :-) Dunque andiamo con ordine: siccome sono un’italiana media e, in quanto tale, rivendico il mio sacrosanto diritto alla più bieca ignoranza, avrei catalogato la questione come dei semplici spiedini alla piastra, ecchessaràmai, dico io. Li mangio da prima di imparare ad usare la forchetta, anzi adesso che ci penso è stato il passaggio dalle rozze mani selvatiche alla posateria che ho fatto pure con mio figlio, si vede che lo spiedino è proprio propedeutico all’opera di civilizzazione degli imberbi di ogni epoca :-) Leggi tutto “yakitori a las cinco de la tarde”

lento è bello ma sprint è meglio :-)



Oggi (finalmente) è venerdì e manco a dirlo è la prima mattina di questa settimana che non mi sveglio male. ‘mboh sarà un segno? :-)
Comunque facciamo un passo indietro perchè vi spiego la mia cena del giovedì ch’è stata fantastica, a parte il pezzo di Annozero in cui interveniva un tipo (poi scoperto essere un certo Stracquadanio) che a momenti mi rovinava cena e digestione. Lo so bisognerebbe evitare certe visioni nei momenti topici ma chi si andava ad immaginare di trovarsi di fronte a un tipo del genere?
Comunque, se proprio dovessi trovare un qualche motivo di conforto, posso assicurare che si sopravvive anche alle cattive visioni, apposta sto qua a darne prova :-)
Torniamo alla mia cena che ha più di un motivo per essere meritevole d’attenzione, ad esempio vi siete mai chiesti com’è che le giapponesi siano sempre con una linea invidiabile? Presto detto, tagliano a pezzi piccoli ogni ingrediente, cosicché (traslando a casa nostra) un italico mediamente intelligente ha la pia illusione di riempire il piatto, e difatti visivamente è così, ma in realtà l’insieme che ha nel piatto è una mezza porzione classica. Se non ci credete provateci, chessò con la coscia di pollo o una fetta di pesce, io l’ho fatto sia col pesce che col pollo e sono rimasta stupita dalla mia idiozia (ahem evitiamo battutine che voi invece non ne eravate stupiti per niente :-P) Un altro vantaggio del taglio è che dimezza i tempi di cottura lasciando le carni ad un grado di morbidezza-umidità ottimale. Leggi tutto “lento è bello ma sprint è meglio :-)”

l’oscar della ricetta perfetta

Indubbiamente sono debitrice a Donna Hay del mio ritorno al pollo, dopo averlo lasciato per qualche tempo nel dimenticatoio, come se oramai ne avessi carpito ogni intimo segreto cucineresco, sono tornata lemme lemme alle origini, a quando questa ricetta semplicissima, che più elementare non si può, salvava i miei ritorni a casa ritardatari (bè quelli ci sono tutt’oggi :-)) Intanto ribadisco un paio di cosette sul pollo, per chi se le fosse perse negli svariati post che ho pubblicato: cominciamo col dire che il petto di pollo non è l’unica parte nobile dell’animale e che anzi è persino un po’ più difficile da gestire rispetto alle altre, pena l’eccesso di secchezza della polpa (ho trovato un paio di escamotage, poi vi racconterò :-)
Il libro si chiama giust’appunto “pollo” ce l’ho da  un po’ e le idee di Donna Hay mi piacciono praticamente tutte, sono ricette leggere ed appaganti, è decisamente da considerare a pieno titolo una specie di comfort food e sapore di casa, anche se magari non propriamente nella versione tradizionale, difatti questa ricetta, ch’è la mia prima ricetta da donna adulta post matrimonio, l’ho giustamente aggiornata su ispirazione di Donna :-)  Leggi tutto “l’oscar della ricetta perfetta”

e arrivò finalmente il maiale ingabbiato

Sono certa di non essere l’unica a desiderare di vedere il porco dentro una gabbia, anche se in realtà in molti si accontentano di usare lacci e lacciuoli per illudersi di tenerlo imbrigliato. Ma il porco, si sa, è un maiale mica scemo. Se sceglierete questa strada avrete tutto da perdere, a cominciare dal tempo. Tanto per cominciare occorrerà andare a comprare lo spago da cucina, non sarà politically correct ma servirà a raggiungere lo scopo. Per seconda cosa vorrei suggerire alle signore di evitare le unghie lunghe, non avete idea di quante unghie e piume sono rimaste ingarbugliate nella stessa matassa del maiale, una ci si avvicina ingenuamente, considerandolo uno dei tanti maiali ed invece di trova ingarbugliata nelle stesse vicende del più porco tra i maiali, perciò se proprio non volete tagliarle, stateci attente. A questo punto, dopo aver preparato la carne di porco, filetto o lonza che sia (poco importa) si potrà passare direttamente alla costruzione del fitto reticolo che lo separerà per sempre dalla vita vera, dal mondo reale, dalla libertà, che è appunto l’obiettivo primario della missione. Legare il maiale da parte a parte, per il lato lungo, non sarà difficile perchè si narra che tra tutti i maiali sia il più nano. Leggi tutto “e arrivò finalmente il maiale ingabbiato”